Inaugurato dal nostalgico singolo “Lights Of New York City”, che narra il rimpianto per la giovinezza perduta, il disco d’esordio di Tom Smith ci regala una sequenza di dieci episodi che si adagiano su un pattern acustico e sussurrato.

Credit: Edith Smith 

L’opener del debutto “Deep Dive” si amalgama perfettamente con l’impronta data dal cantante e chitarrista di Northampton ovvero quella di avvolgerci nel suo mondo di semplicità creato ad hoc per questo album.

Le canzoni si susseguono con la stessa originalità con la quale sono state scritte e concepite come la successiva “How Many Times”, una sorta di ninna nanna pacificatoria che precede la melanconica “Endings Are Breaking My Heart” fino all’inno di “Life Is For Living”, una delle migliori del full-length.

Dopo un primo approccio solista stato affrontato con l’amico Andy Burrows e una carriera ventennale con la band madre, oggi Tom ha deciso di concretizzare questo viaggio introverso e meditativo in solitario, attraverso episodi acustici e minimalisti.

L’impianto lo-fi è stato coadiuvato con collaborazione del cantautore irlandese Iain Archer, che ha certamente impresso quegli arrangiamenti folk che scorrono durante le melodie dell’album.

Le bellissime e intimiste “Northern Line” e “Leave” – altro singolo estratto accompagnato da un video girato da James Lockey e girato nei boschi che circondano la dimora storica di Wentworth Woodhouse nel South Yorkshire – conducono alla conclusiva “Saturday”.

Allontanatosi solo per il momento dal mood synth pop degli Editors, Tom Smith riesce senza dubbio alcuno a convincere con le melodie acustiche di questo  “There Is Nothing in the Dark That Isn’t There in the Light”.