Riparte da se stessa Jana Horn in questo terzo e omonimo album definendo con ancora maggior precisione i confini di un alt – folk notturno e delicato in cui convivono metropoli (New York dove è stato scritto) e i grandi spazi del deserto texano dove è stato registrato.

Credit: Ebru Yildiz

Una conferma dopo “Optimism” (2022) e “The Window Is The Dream” (2023). Un trio di musicisti, oltre a Horn i fidi Adam Jones a basso e batteria e Jade Guterman a basso chitarra e piano, che si amplia accogliendo i contributi di Adelyn Strei a flauto e clarinetto, Miles Hewitt al piano e Paul Miller al sintetizzatore.

Aggiunte che non modificano l’impianto sonoro sostanzialmente minimale di “Jana Horn” caratterizzato da testi evocativi con il ritmo riflessivo di “Go On, Move Your Body” e “Don’t Think” che diventa intenso e rarefatto in “All In Bet”. Ogni strumento ha il suo momento, il suo spazio in arrangiamenti spesso essenziali dove i silenzi contano quanto le parole.

Crescendo leggeri, “Come On” e la succinta “Love”, la nostalgica “It’s Alright” e i caldi arpeggi di “Unused” affiancano degnamente brani dall’indole malinconica come “Designer”. Una Jana Horn sempre elegante e più introspettiva, dolente in “Without” e “Untitled (Cig)” che fa emergere ogni sfumatura di una musica senza tempo.