Sono tanti anni che gli Sleaford Mods sono presenti sulla scena musicale, una lunga storia che li rende una specie di istituzione antagonista capace di analizzare in maniera caustica, mordace e sarcastica la società, la politica e i media, andando dritti e incisivi senza per questo stancare o essere ripetitivi.

Credit: Nick Waplington

Un’attitudine che non ha cali nel tempo e si mostra ancora oggi in ogni loro brano, nessuna esitazione e tanta intensità che ormai e’ diventato elemento che li contraddistingue e diventa una forma di estetica personale che, nella sua ostinazione critica, rifiuta essa stessa l’estetica.

Le loro basi elettroniche e i loro loop, anche quando ridotte al minimo, trovano elementi caratterizzanti soprattutto quando lo spoken-word teatralmente rabbioso di Jason Williamson diventa espressione assolutamente punk in un panorama musicale che spesso ha difficoltà a esprimere in maniera efficace le difficoltà, le contraddizioni e la vigliaccheria di una società decadente come la nostra.

Mentre il mondo piomba in una realtà orwelliana nel quale le superpotenze vogliono spartirsi il mondo ( faremo parte dell’Eurasia, dell’Estasia o dell’Oceania?), sembra che la musica debba ancora risvegliarsi, anch’essa figlia di quell’edonismo che resta una delle ideologie inconsapevoli che oggi, come tanti anni fa, guida le scelte e le menti delle persone.

Sleaford Mods sono una voce alternativa e costante, una voce che manca per esempio da tanti anni nel panorama musicale italiano , bisogna tornare al primo rap degli anni 90 degli Assalti Frontali e dei i 99 Posse o a band come Offlaga Disco Pax per ritrovare qualcuno che, con una combinazione di qualità e contenuti politici e sociali, ha saputo imporsi, avere un seguito e una certa coerenza.

Con questo “The Demise of Planet X” gli Sleaford Mods riescono a mantenere alto il loro livello riuscendo a offrirci un album molto bello, per certi versi anche diverso in alcuni brani sia per la scelta di linee melodiche centrali riuscite sia per la partecipazione di ospiti che danno decisamente un contributo interessante ad ogni brano.

Si parte con “The Good Life” che vede la partecipazione di Gwendoline Christie ( oh amata Brienne di Tarth) che intensifica la seconda parte del brano aggiungendo ancora più teatralità al sentimento di frustrazione che pervade il brano, e soprattutto anche la partecipazione dei loro figliocci Big Special che con la vocalità importante di Joe Hicklin dona un ritornello davvero intrigante, giustamente scelto come singolo.

Se “Double Diamond” e “Megaton” (altro singolo) restano tipicamente Sleaford Mods e quindi catturano subito, ci sono altri brani interessanti che prepotentemente aggiungono grandi pezzi alla loro produzione, come “Elitest G.O.A.T.” che vede la partecipazione incisiva di Aldous Harding che bilancia vocalmente il rap aggressivo su una base ritmica incessante, grande pezzo uno dei migliori.

Stesso discorso possiamo farlo anche per “No Touch” con Sue Tompkins (Life Without Buildings) nel quale la voce di Sue dona un tono drammatico e weird al brano, ma altri brani molto belli non mancano come la title track “The Demise Of Planet X” con una base elettronica riuscita mentre ci prepariamo inesorabilmente alla fine del pianeta, insomma una serie di brani riusciti fino alla conclusiva “The Unwrap” che chiude un album decisamente ben fatto.

Sleaford Mods colpiscono ancora, granitici nella loro perseveranza e assolutamente centrati in questo disturbante periodo storico riescono ad essere ancora unici e assolutamente indispensabili.