Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore ?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

PUSCIFER – “Normal Isn’t”
[Puscifer Entertainment/Alchemy Recordings/BMG]
indie-rock

Il disco canalizza le influenze post-punk che hanno plasmato le prime esperienze musicali dei membri della band, spingendosi però verso territori più oscuri e dominati dalla chitarra. “Ci stiamo decisamente avvicinando alle nostre prime influenze“, racconta Keenan.È il punto d’incontro tra il goth e il punk. È da lì che provengo“. “Normal Isn’t” fonde l’elettronica dark e l’umorismo tagliente per cui i Puscifer sono noti con un processo creativo più spontaneo. “Fin dall’inizio abbiamo discusso dell’elemento di crudezza e grinta che la chitarra apporta“, racconta Mitchell, co-produttore dell’album. “Ci siamo liberati delle barriere e abbiamo reso la musica più aggressiva“.

RATBOYS – “Singin’ To An Empty Chair”
[New West Records]
indie-rock

Il disco è da intendere come l’inizio di un importante dialogo con una persona cara da cui la cantante e chitarrista Julia Steiner si è allontanata. La musica del sesto album in studio della band, il primo per la New West Records, riempie lo spazio lasciato da quella persona con 11 canzoni che mettono in mostra il sound effervescente dei Ratboys, più sicuro che mai e più emotivamente interrogativo che mai. “L’obiettivo è quello di aggiornare questa persona su ciò che è successo nella mia vita e cercare di superare l’impasse e tendere una mano nel vuoto“. “Singin’ to an Empty Chair” è il primo album dei Ratboys scritto da quando Steiner ha iniziato la terapia. Il titolo fa riferimento a un esercizio terapeutico chiamato “tecnica della sedia vuota”, durante il quale una persona cerca di avere una conversazione difficile con qualcuno che non è fisicamente presente, parlando ad alta voce a una sedia vuota e immaginando che quella persona sia davvero lì.

SILVERSUN PICKUPS – “Tenterhooks”
[New Machine Recordings]
alt-rock

Una raccolta di dieci brani ansiosi, carichi di emozioni e senza compromessi, adatti ai tempi che corrono, ma allo stesso tempo intramontabili come tutto ciò che hanno fatto finora. “Volevamo realizzare un disco compatto che potesse stare su un vinile con cinque canzoni per lato“, dice Aubert. Per me è un album impaziente, apprensivo e più aggressivo. Abbiamo iniziato a registrare quando il mondo stava cambiando di nuovo. È inevitabile chiedersi: ‘Verso dove stiamo andando?’, anche se non si scrive necessariamente di questo“.

DAPHNI – “Butterfly”
[Jialong]
dance, elettronica, house

Quarto album per Dan Snaith (meglio noto come Caribou) con il moniker Daphni. In queste 16 tracce, “Butterfly” si muove tra pezzi clubbing più incisivi ad intermezzi quasi meditativi, consegnandoci la figura del DJ, spesso relegata a ruolo di semplice mestierante, in una vesta più umanizzata, istintiva, sperimentale.

TIROMANCINO – “Quando meno me lo aspetto”
[EMI Records Italy/Universal Music Italia]
indie-pop

L’album racchiude undici brani inediti che uniscono profondità testuale e incursioni nei diversi generi musicali: dal blues al rock, dal country all’elettronica, dal reggae alle sonorità tipiche della canzone d’autore degli anni ‘70. Ogni brano è parte di un racconto che tiene insieme l’intimità, le paure, la rinascita, la nostalgia di fine estate e la denuncia di un mondo sempre più concentrato sull’apparire che lascia poco spazio alle passioni e ai sentimenti reali- una società che si fa male costruendo un’altra nuova star che puoi bruciare – un sistema rispetto al quale Zampaglione, frontman dei Tiromancino, si sente “alieno” e ricerca un anelito di libertà nella dimensione artistica, sognando di scomparire nel blues. Nei testi dei brani “Una Vita” e “Gli alieni siamo noi” si rinnova la collaborazione tra Federico Zampaglione e il padre Domenico.

BIANCO – “Camaleonte”
[Garrincha 373]
cantautorato

Bianco, con “Camaleonte”, firma il suo disco più sincero: un viaggio nel cambiamento, quello rivelatorio, che costringe a guardarsi dentro per davvero. 11 tracce stampate su vinile bianco, che spogliano la scrittura del cantautore torinese da ogni sovrastruttura e riportano tutto all’essenza della musica, tra cantautorato, intimità analogica e una poesia che abbraccia caos, leggerezza e malinconia. Le registrazioni sono state fulminee per catturare l’anima di ogni brano nella sua dimensione più autentica. Tutto prende forma in una sola settimana a Torri in Sabina, insieme a Roberto Angelini e Andrea “Fish” Pesce. Così nasce “Camaleonte”, dal respiro rarefatto di un arpeggio nato a 2300 metri in Val di Susa a confessioni appena sussurrate, tutto ripreso su un Tascam a quattro piste: musica nuda e autentica, imperfetta, che ricorda alcune produzioni di Elliott Smith o John Frusciante, come se le canzoni arrivassero direttamente da un’altra epoca o, forse, più semplicemente, dalle memorie di Bianco. Dentro “Camaleonte” ci sono canzoni e momenti strumentali per lasciare spazio anche al silenzio, al respiro, ai luoghi in cui la musica si forma prima ancora di diventare melodia. È un disco che si muove tra ironia e poesia, tra la durezza della vita e la sua bellezza nascosta, tra memoria e trasformazione.

DREAM NAILS – “You Wish”
[Marshall]
alt-rock

“You Wish” segna il terzo capitolo audace dei Dream Nails, che evolvono il loro sound punk in qualcosa di più introspettivo, spiritualmente curioso ed emotivamente coinvolgente. Allontanandosi dalle loro origini politicamente impegnate, la band si immerge in se stessa per creare un album intimo, sperimentale e sonicamente coeso. Prodotto in collaborazione con l’acclamato produttore Ali Chant (Dry Cleaning, Katy J Pearson, Sorry, Yard Act), “You Wish” vede i Dream Nailsdiventare strani” nel senso migliore del termine, offrendo il loro lavoro più vulnerabile, meta e astratto mai realizzato. Perfetto per gli appassionati di emozioni crude, songwriting incisivo e punk che non ha paura di trasformarsi.

IST IST – “Dagger”
[Kind Violence]
post-punk

Gli Ist Ist di Manchester tornano con il loro quinto album in studio “Dagger”, il seguito di “Light A Bigger Fire” del 2024, che ha raggiunto la posizione numero 25 nella classifica britannica, consentendo loro di entrare per la prima volta nella Top 40. Collaborando ancora una volta con il produttore Joseph Cross (Hurts, Lana Del Rey, Courteeners), il disco vede la band tornare alle sue radici post-punk influenzate dall’elettronica, dopo aver fatto un salto verso sensibilità più mainstream nell’ultimo lavoro.

ITCHY AND THE NITS – “Greetings From…”
[Total Punk / Anti Fade Records]
punk-rock

Itchy & The Nits potrebbero benissimo vantare, secondo la nota stampa, il primato di essere la band più affascinante del mondo. Possiedono un carisma e un’amicizia che si potrebbero immaginare solo nelle sitcom adolescenziali degli anni ’60 e ’70 e nei cartoni animati del sabato mattina. Il mondo potrebbe crollare domani (sembra probabile) e mentre noi correremmo istericamente in giro con le mani alzate al cielo, i Nits sarebbero riuniti in qualche caverna a battere sulle rocce e a farsi morire dal ridere. Sono i veri Monkees del XXI secolo. Non sentiamo un assolo di chitarra fino alla chiusura dell’album “City Line”, la maggior parte delle canzoni sono composte da due o tre accordi e i ritornelli sono generalmente un coro di gruppo che ti rimane in testa e ti fa divertire

RAILCARD – “Railcard”
[Skep Wax]
indie-pop

I Railcard si sono formati nel 2025 quando Rachel Love (Dolly Mixture), Ian Button (Papernut Cambridge, The Penrose Web) e Peter Momtchiloff (Heavenly, Would-be-goods) hanno scoperto di essere nati tutti a poche settimane di distanza l’uno dall’altro. Sembrava un ottimo motivo per formare una nuova band, così Love e Button hanno iniziato a scrivere canzoni insieme e sono nati i Railcard. Dopo due EP in edizione limitata disponibili solo per il download Skep Wax e Slumberland sono orgogliosi di pubblicare questa raccolta di dieci canzoni in un album CD. Nelle dieci canzoni, il basso di Peter Momtchiloff e le percussioni di Ian Button introducono di nascosto lo swing della Motown, la propulsione degli Stereolab o il rumore allegro di France Gall.

MANDY, INDIANA – “URGH”
[Sacred Bones Records]
alt-rock, elettronica

Per Mandy, Indiana, la verità è l’unica via d’uscita. Nel loro nuovo album “URGH”, pubblicato dalla Sacred Bones, i quattro membri della band sono una forza di natura straordinaria, che ha dato vita a un disco che è tanto un invito all’azione quanto un viaggio verso l’oblio e la trascendenza. Nei dieci brani, la band inserisce il proprio linguaggio non convenzionale in un mantra di autodeterminazione e resilienza, creando un modello per un futuro più luminoso prima che tutto svanisca nel buio. Gran parte dell’album è stato scritto durante una residenza in uno studio inquietante alla periferia di Leeds, poi registrato tra Berlino e Greater Manchester. È stato un ambiente intenso, in parte a causa dei problemi di salute affrontati da Caulfield e Macdougall durante il processo di scrittura e registrazione. Sebbene profondamente personale, “URGH” riflette lo stato violento e frammentato del mondo in generale. I testi di Caulfield affrontano l’aggressione, l’indifferenza sistemica e l’onnipresenza del dolore, insistendo però anche sui momenti di bellezza e solidarietà.

CANDRA – “Splendida in croce”
[autoproduzione]
cantautorato

Un disco che nasce dalla necessità di tornare sui propri passi per capire cosa resta dopo essere partiti, dopo essere stati a lungo assenti – dai luoghi, dalle persone, da una parte di sé. Non come esercizio nostalgico, ma come tentativo di ricostruzione, anche parziale, anche imperfetta. “Splendida in croce” è un lavoro che si colloca in continuità diretta con “Bonola Boy”, di cui riprende temi, immagini e tensioni emotive, provando però a osservarle da una distanza diversa. Se il disco d’esordio era attraversato da una spinta costante alla fuga, qui il movimento è opposto: le canzoni si fermano, restano dentro le cose, cercano di guardarle con maggiore lucidità e spirito critico, senza la pretesa di risolverle. È un disco che prova a mettere un punto a questioni rimaste aperte, sapendo che quel punto non sarà mai definitivo.

JULIAN NEVER – “Everyday is Purgation”
[Mt.St.Mtn]
indie-pop-folk

Julian Elorduy fa musica da quando aveva quindici anni, passando dal caos intriso di rumore dei Mayyors all’indie-pop dei Fine Steps e, più tardi, alle riflessioni più solitarie dei Pious Fiction come Julian Never. Il suo nuovo album, “Everyday is Purgation” si spoglia di narrazioni confortanti per vedere ciò che rimane con uno sguardo più chiaro e ascetico. È Julian nella sua versione più esposta, plasmato in egual misura dall’underground che lo ha cresciuto e dal pop melodico che continua a perseguitarlo.

BELLBIRD – “The Call”
[Costellation]
jazz

Prendendo il nome e l’ispirazione sonora dall’uccello responsabile di uno dei richiami più forti e distintivi del regno animale, i Bellbird esplorano i temi dell’interconnessione tra musicisti, generi e mondo naturale. Il loro secondo album “The Call”, attinge direttamente dal bellbird bianco stesso, il cui richiamo estremo e distintivo è stato analizzato e intrecciato direttamente nella traccia omonima dell’album, di una bellezza esplosiva. Il quartetto di Montréa ha iniziato a suonare insieme durante le jam session nei parchi durante la pandemia, ispirato dalla scena jazz e di improvvisazione libera che si era formata intorno al Café Résonance. Il quartetto va oltre il loro acclamato album di debutto “Root in Tandem”, pubblicato autonomamente nel 2023, abbracciando un processo compositivo profondamente collaborativo. Dopo aver precedentemente diviso i compiti compositivi, le otto canzoni di “The Call” sono nate da workshop musicali e giochi di improvvisazione, attingendo a poesie e conversazioni scambiate durante le residenze fuori città. Il risultato è una dichiarazione potente e coesa che fonde la loro strumentazione incentrata sul jazz con influenze rock, fusion e folk. Una caratteristica fondamentale del loro sound è il modo in cui sovvertono i ruoli abituali dei loro strumenti, con i fiati che dispiegano pattern ritmici e texture di supporto, mentre il basso acustico e la batteria determinano la forma. Questo approccio è un microcosmo dell’etica egualitaria della band: operano come un vero collettivo senza sacrificare le loro voci individuali.

ARYA – “Pronto”
[Sghetto Records / The Orchard]
neo-soul/R&B

«Uno dei primi esercizi che ho fatto con la mia psicologa è stato disegnare una mappa concettuale di me stessa. Ho scritto Arya al centro del foglio e da lì ho fatto partire tante linee, ognuna diretta verso una parte diversa di me: alcune che mostravo al mondo, altre che custodivo gelosamente. Il mio blocco emotivo nasceva dal voler essere una sola Arya alla volta. Oggi guardo quel foglio e vedo un caleidoscopio di colori, tutti degni di attenzione e cura». Da questa consapevolezza prende forma anche l’architettura narrativa dell’albumdi ARYA. “Pronto” è immaginato come un viaggio verticale in ascensore, in cui ogni brano rappresenta un piano diverso della storia e dell’identità dell’artista. Un percorso che attraversa blocchi, arresti e ripartenze, permettendo di osservare le proprie parti senza giudicarle. Dal punto di vista musicale, il disco si muove tra nu-soul e R&B contemporaneo, privilegiando l’organicità dei suoni, la centralità della voce e una scrittura essenziale, capace di sostenere temi profondamente personali senza sovrastrutture. Le sfumature latine, legate alle origini italo-venezuelane dell’artista, emergono in modo naturale all’interno di una tracklist multilingue che alterna italiano, inglese e spagnolo. Nel corso di questo viaggio, ci si muove al fianco di Arya cercando di affrontare la paura di essere dimenticati, la precarietà del percorso artistico, il conflitto tra ideale e realtà, il rapporto con l’eredità familiare, la violenza subita e interiorizzata, fino al bisogno di rallentare e ritrovare una forma di calma.

JAY BUCHANAN – “Weapons of Beauty”
[Sacred Tongue]
country, Americana

Album solista di debutto del frontman dei Rival Sons, band rock nominata ai Grammy, Jay Buchanan, scritto nel deserto del Mojave e prodotto da Dave Cobb. Con “Weapons of Beauty”, Buchanan, il frontman dagli occhi severi e dalla voce da predicatore dei Rival Sons, entra nel proprio mondo. Un album solista che scambia il fragore del palcoscenico con qualcosa di più lento e cinematografico: la canzone alta e solitaria del deserto di un uomo instabile sotto il peso del proprio passato, che lo porta come un pesante sacco d’oro nel proprio futuro.

SARAH NIXEY – “Sea Fever”
[Black Lead]
cantautorale

Precedentemente membro del trio Black Box Recorder, insieme a Luke Haines degli Auteurs e al chitarrista dei Jesus and Mary Chain John Moore, la cantautrice britannica Sarah Nixey ha ottenuto un successo crescente come artista solista, grazie al suo pop sofisticato, elegante e raffinato. Con una voce elegante e distaccata su brani opulenti, l’apparente nonchalance della voce raffinata e cristallina di Nixey nasconde la sua empatia, dove il commento sociale funge da protesta, sia esplicita che implicita. Più che un semplice disco politico, Nixey è stata attratta dagli elementi poetici della vita, raccontando storie di vita e morte, amore e perdita, conflitti e simmetria, in modo intimo e ravvicinato, come se sussurrasse segreti ai suoi ascoltatori. “Sea Fever esplora la bellezza agrodolce della vita umana in un mondo instabile, caratterizzato dal mutare delle stagioni e da elementi brutali“, afferma Nixey. “Sono canzoni di profondo dolore, ricordo, nascita e cambiamento, sullo sfondo di un mondo naturale sensuale“.

MAYHEM – “Liturgy Of Death”
[Century Media]
metal

I Mayhem tornano con “Liturgy of Death”, il settimo album in studio che riflette su quattro decenni di innovazione black metal dalla formazione della band a Oslo nel 1984. In oltre 45 minuti, il gruppo continua a spingersi in un territorio freddo e senza compromessi, tracciando una linea chiara dalle loro prime fondamenta al loro lavoro attuale. Questo disco funge sia da dichiarazione d’intenti che da riflessione sull’anniversario, rafforzando il loro status di forza determinante nella musica estrema. “Liturgy of Death” non cerca la nostalgia, ma rappresenta piuttosto la continuazione dell’instancabile impulso creativo che ha plasmato i Mayhem fin dall’inizio. Sottolinea il loro posto nella storia, non come un pezzo da museo, ma come una band che continua a plasmare il linguaggio del black metal.

YES – “Tales from Topographic Oceans (Super Deluxe Edition)”
[Rhino]
progressive

“Tales from Topographic Oceans (Super Deluxe Edition)” è la versione definitiva dell’ambizioso sesto album degli Yes, uno dei lavori più vasti e complessi dell’era del rock progressivo. Questa versione estesa dell’album include dodici CD, due LP e un disco Blu-Ray. Una versione dell’album originale rimasterizzata da Bernie Grundman per vinile e CD. I nuovi remix di Steven Wilson del 2026 dell’album principale, comprese le versioni strumentali, insieme a un tesoro di rarità pubblicate in precedenza. Questa collezione è ulteriormente arricchita da parti di due performance live inedite del leggendario tour “Tales”.

BIG BIG TRAIN – “Woodcut”
[Inside Out Music]
prog

I Big Big Train, pluripremiata band progressive rock, pubblicano il loro sedicesimo album in studio. “Woodcut” è una pietra miliare per il gruppo internazionale, la cui formazione riunisce membri provenienti da Inghilterra, Scozia, Italia, Stati Uniti, Svezia e Norvegia, in quanto segna il loro primo lavoro concettuale completo. “La storia non è ambientata in un periodo storico specifico, ma parla di un artista che sta lottando con la vita“, spiega Gregory Spawton, membro fondatore della band. “Durante una passeggiata, trova un pezzo di legno di cuore e crea qualcosa che considera bello e diverso. Forse è un sogno o forse è la vita reale, ma si ritrova ad entrare in questo mondo intagliato nel legno in stile Narnia“. Con 16 brani per una durata complessiva di 66 minuti, “Woodcut” è un album epico senza risultare eccessivo.

ALICE COSTELLOE – “Move On With The Year”
[Moshi Moshi Records]
art-pop

Il primo album di Alice Costelloe è un disco innovativo, con 10 tracce di affascinante art-pop basate sulla fiducia in se stessi, sull’istinto e su un necessario processo di districamento creativo. Prodotto da Mike Lindsay (LUMP, Laura Marling, Tunng) nel suo Margatestudio, l’album rifiuta la tradizione indie-rock da cui Alice proviene, sostituendo gli assoli di chitarra con mellotron, taishogoto e flauti registrati durante le lezioni, affidandosi all’imperfezione come forma di espressione più autentica. Dietro quel suono si nasconde una storia più difficile: il peso di un rapporto complicato con i genitori e quel tipo di dolore che non si risolve facilmente. In sostanza, questo è un album che accompagna il processo di ricrescita, non incentrato su una singola delusione amorosa, ma sul rimodellamento dell’intero quadro emotivo e dell’identità per poter entrare nel prossimo capitolo della vita.

KENI TITUS – “AngelPink”
[BannerYeer Recordings]
alt-pop

Dopo il successo dei suoi EP Keni entra pienamente in scena con il suo album di debutto “AngelPink”. Prodotto da Jacob Weinberg e Hudson Pollock, l’album è un tuffo sognante ma concreto nella femminilità, nella vulnerabilità e nella consapevolezza di sé. Come dice Keni, è “una ragazza con i capelli puliti e un succo verde che fuma una sigaretta“.

VEGAS WATER TAXI – “Long Time Caller, First Time Listener”
[PNKSLM Recordings]
indie-alt-country

“Long Time Caller, First Time Listener” è il seguito del cult album di debutto della band indie/alt country londinese Vegas Water Taxi, “things are gonna be alright”, pubblicato nel 2023. Combinando il loro acclamato EP “Long Time Caller” con il suo seguito “First Time Listener”, l’album mette in mostra il talento del leader dei VWT Ben Hambro nel scrivere canzoni esilaranti che non rifuggono dalla tristezza fin troppo reale che ne costituisce il nucleo. Catturando perfettamente lo spirito del tempo, i VWT rifrangono il fascino spavaldo dell’Americana attraverso un prisma distintamente britannico, sostituendo i road trip americani, i camion e il whisky dei bar malfamati con viaggi notturni in metropolitana, pettegolezzi dei direttori creativi di Dalston e patatine fritte allo Spurstowe Arms.

BEVERLY GLENN COPELAND – “Laughter In Summer”
[Transgressive]
jazz

Il leggendario cantante, compositore e attivista transgender Beverly Glenn-Copeland annuncia oggi il suo nuovo album in studio, “Laughter In Summer”. Un lavoro collaborativo nato dalla storia d’amore tra lui e la poetessa ecologista, attivista e produttrice Elizabeth Glenn-Copeland. Dal momento in cui nasciamo, iniziamo il lungo cammino verso casa. Elizabeth e Beverly Glenn-Copeland hanno intrapreso questo percorso insieme quasi mezzo secolo fa e da allora lo hanno seguito, mano nella mano e canzone dopo canzone. Insieme, hanno costruito una vita condividendo i loro cuori altruisti, troppo grandi per la configurazione terrena, attraverso l’arte e la comunità, incoraggiando tutti noi a intraprendere il nostro viaggio con amore e grazia elementari. “Laughter In Summer” è un album che la coppia ha realizzato insieme, rendendosi conto ben presto che era una lettera d’amore l’uno per l’altra: un tenero registro di ricordi, devozione condivisa, dolore e gioia.

MICHELE BITOSSI – “Tutte Difese”
[Blackcandy Produzioni]
indie-pop

“Tutte Difese” sancisce la collaborazione del cantautore, scrittore e podcaster genovese con la storica etichetta toscana che curerà anche la parte live e il management, nasce da un’urgenza precisa: raccontare la complessità delle relazioni, dell’identità e del tempo presente senza scorciatoie narrative né accomodamenti. Le “difese” del titolo non sono maschere, ma strategie di sopravvivenza emotiva: piccoli argini costruiti per non cedere al rumore costante che attraversa le vite contemporanee. “Tutte difese” è, prima di tutto, il risultato di un percorso condiviso. Una parte centrale del disco nasce infatti dal lavoro di scrittura tra Michele Bitossi e Kaballà, fondato su una lunga stima reciproca, su un’amicizia artistica coltivata nel tempo e su una profonda affinità di sguardo. Più che una collaborazione formale, un dialogo continuo fatto di ascolto, confronto e fiducia, con un’idea comune di canzone come spazio di verità: mai addomesticata, mai urlata.

GEORGIA, GEORGIA – “Looking for affection”
[Factory Flaws]
indie-pop

“Looking for affection” è il debut album della cantautrice georgia, georgia via Factory Flaws. Le dodici tracce sono una sorta di diario degli ultimi anni della vita dell’artista, la mappa di un periodo di cambiamento e di profonda crescita scritto attraversando relazioni complicate e commettendo errori che sembravano ripetersi in continuazione. georgia, georgia spiega così l’idea dell’album “Looking for affection”:” “È nato da una ricerca ostinata di affetto che cercavo nelle persone sbagliate, in momenti sbagliati, mettendo troppo in discussione me stessa e troppo poco gli altri. Ho voluto raccontare di errori, di difficoltà nel comunicare e del bisogno di sentirsi scelti e amati. Queste canzoni raccolgono i miei fallimenti in amore e nella vita, parlano per riempire i miei silenzi e per raccontare ciò che ho imparato: che non vale la pena correre, competere o snaturarsi per essere amati, che tutto ha il suo tempo e non serve avere fretta; che anche le cadute, se viste da un’altra prospettiva possono essere utili. Perché, dopo tutto, anche cercare affetto nella direzione sbagliata può insegnare dove non tornare più“.

SVEGLIAGINEVRA – “La Fine Della Guerra”
[Columbia Records/Sony Music Italy]
indie-pop

“La fine della guerra” è un disco sincero, al punto da spingere svegliaginevra ad accettare che alcune canzoni debbano ancora essere comprese fino in fondo anche da lei stessa. Le tracce attraversano il mistero della vita e dell’esperienza umana: la lotta interiore tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, la libertà, la solitudine, il lutto, la perdita e la rinascita, l’amore, il coraggio di lasciarsi andare all’imprevisto, nei luoghi nuovi come in quelli che chiamiamo casa, e l’amara consapevolezza che il mondo di oggi non è sempre giusto con chi ama solo per amare.

SANTAVIOLA & CALASINA – “Teche di Cristallo”
[Elastico Records]
synth, elettro-funk, pop

SANTAVIOLA & CALASINA è la sintesi dinamica di resistenza punk, intelligenza emotiva e un pizzico di cultura pop. La sua natura è un ponte multicolore che attraversa un universo retrò-futuristico di suoni elettrofunk, disco e synth/vaporwave fondendosi con performance live coinvolgenti. ll loro incontro fortuito ad una festa in Etruria settentrionale è diventato in breve tempo un’irresistibile alchimia sonora culminata con il singolo d’esordio “Umberto”, che li ha lanciati sulla scena live con immediato successo. Il palco è esperienza totalmente immersiva: live set potenti includono visual e video sincronizzati trasmessi su televisori vintage, creando quel tipo di sogno astratto che ricorderai dopo la sveglia. Il disco esplora una condizione umana compressa, sospesa tra identità privata, dinamiche sociali e tensioni politiche. Simboli apparentemente distanti si richiamano lungo il percorso e trovano il loro significato in angoli remoti della mente.

YAMILA – “Noor”
[Umor Rex]
sperimentale

In questo nuovo lavoro, la violoncellista, cantante e produttrice spagnola intreccia archi ed elettronica per scolpire paesaggi in cui l’ascolto si espande verso territori di oscura bellezza. L’album è nato sotto la protezione di una comunità ecologica segreta. Lì, tra prati umidi e il canto di un merlo, Yamila sente un antico impulso: cantare alle api. Ispirata dai rituali ancestrali in cui il suono fungeva da ponte tra le specie – per richiamare le mandrie o calmare il cielo tremante – l’artista ascolta il vento e reimmagina quella pratica perduta attraverso un linguaggio contemporaneo: armonie titaniche che si dissolvono in fragili microtoni, ritmi che pulsano non solo come misura, ma come respiro che muove il corpo. “Noor” – che significa “luce” in arabo – irradia una tranquilla devozione alla cura, alla fragilità e al rinnovamento. “C’è così tanto desiderio di cullare e materniare il mondo“, dice. “È un album che parla di cura, dell’importanza di prendersi cura e di quanto poco apprezziamo coloro che si prendono cura degli altri“.

PUMA BLUE – “Croak Dream”
[PIAS]
alt-rock
, soul, trip-hop

Con il suo nuovo album “Croak Dream”, Puma Blue (vero nome Jacob Allen) torna all’intimità spettrale che gli ha fatto conquistare un seguito di fan cult, ora reinterpretata con l’energia grezza e istintiva della sua band dal vivo. L’album fonde ballate jazz lo-fi con break jungle, texture krautrock e atmosfere trip-hop, richiamando alla mente Portishead, Jeff Buckley e D’Angelo. Scritto in solitudine e realizzato in collaborazione, “Croak Dream” è stato creato durante sessioni di tape loop presso i Real World Studios di Peter Gabriel, coprodotto e registrato da Sam Petts-Davies (The Smile, Frank Ocean), dove la band ha improvvisato su frammenti di canzoni di Allen che non avevano mai ascoltato per intero. Il risultato è un collage onirico di ballate intrise di sassofono baritono e groove irrequieti: teneri, febbrili e vivaci. Questo disco segna un’audace evoluzione per Puma Blue, in equilibrio tra audaci sperimentazioni sonore e una cruda chiarezza emotiva, fatta su misura per il palcoscenico.

ULRIKA SPACEK – “Expo”
[Full Time Hobby]
psych-rock

Se l’arte deve essere esposta, Ulrika Spacek farà in modo che sia collettiva; che anche se il mondo diventa inospitale per la comunità, le loro intenzioni siano un atto di resistenza. In un mondo iperindividualista, il quarto album della band offre un antidoto. È lì, nella logica onirica condivisa della musica: le melodie sbilanciate, le chitarre frastagliate e le atmosfere cirrosiche. È lì, in tutte le cose dette e non dette tra loro; è lì nei processi di scrittura, produzione e missaggio che condividono. E anche se ciascuna delle loro parti si muove verso una visione unificata, non si percepisce mai in modo più intenso che nel quadro più ampio a cui appartiene Ulrika Spacek.

MIDDING – “.44” EP
[Tough Love]
psych-rock, shoegaze

A quasi un anno esatto dall’uscita del loro EP di debutto, il quintetto di Cardiff dei Midding torna con una nuova raccolta di cinque brani intitolata “.44”, un riferimento indiretto al serial killer David Berkowitz. Come Throbbing Gristle, Psychic TV e Skinny Puppy prima di loro, i Midding comprendono che il loro lato oscuro esercita un fascino pari a quello del loro lato luminoso. Queste nuove canzoni rappresentano la prima volta che hanno registrato la batteria dal vivo. I risultati sono evidenti, passando dal ritmo lineare del primo EP a qualcosa di più dinamico e agile. Un progetto nato in camera da letto è ora diventato un gruppo a tutti gli effetti.

HANDLOGIC – “Chi Ti Guarderà?” EP
[DocMusic]
alt-rock


“Chi ti guarderà?” è primo tassello di un nuovo progetto discografico degli handlogic. Un progetto che ribalta alcune cifre stilistiche
della band: la scrittura si fa più ritmica ed energica, il mondo sonoro più asciutto e tagliente, mentre la voce prende nuovo spazio con un fraseggio più denso ed espressivo. Il risultato punta ad una raccolta concentrata e ipercinetica, flussi di dialogo in tensione tra voce solitaria e coro, tra il vedere e l’essere visti. “Questo EP segna per noi l’inizio di un nuovo ciclo. Abbiamo scelto di lavorare dentro limiti creativi molto precisi: brani più brevi e veloci, un’energia più ritmica e tesa, una voce più densa e articolata che si muove più coraggiosamente in mezzo alle parole.

KAVARI – “Plague Music” EP
[XL Recordings]
eletronica

L’artista elettronica Kavari, nata a Liverpool e residente a Glasgow pubblica il suo EP di debutto per XL Recordings. Dopo essersi guadagnata il sostegno precoce e duraturo di Aphex Twin, Ethel Cain, Ninajirachi, Flume e Yeule, l’EP segna il lavoro più mirato e senza compromessi di Kavari fino ad oggi; una release che affina la sua firma sonora, approfondisce la sua costruzione del mondo e segnala il suo arrivo alla XL con chiarezza e determinazione.

CARTE GOLD – “Vespro” EP
[autoproduzione]
elettronica

Intorno all’ora del tramonto, che sia quello della giornata o quello della realtà come eravamo abituati a intenderla, non resta altro che mettersi a ballare. Ed è quello che fa Bruno Dorella con il suo nuovo progetto Carte Gold, al debutto con “Vespro” EP. Carte Gold è eclettico come da tradizione dorelliana, ma sta comunque all’interno di qualcosa che si può definire dance. Carte Gold nasce dall’esperienza del mondo clubbing maturata negli ultimi anni da Bruno Dorella come DJ, nonché dall’esigenza di produrre materiale proprio da suonare alle serate. Dorella, da molti anni, ha un programma fisso su Radio Raheem (“Sequenza Missata”) e collabora saltuariamente con Radio Kiosk a Bruxelles, dove risiede, ma soprattutto ha intrapreso appunto una vita parallela come DJ, in particolare nell’ambito di Armonika, format milanese definito “rituale traumagico” ora esportato anche in altre città.

BANDCAMP

THE SYLVIA PLATTERS – “Will Tomorrow Be Enough” EP
[Dutch Customer]
indie-pop

Un gusto quasi classick ma con un groove sempre coinvolgente e un profumo garage rock che colpisce nel segno: voci melodiose e carica energetica.

CHARLOTTE DAY WILSON – “Patchwork” EP
[XL Recordings]
jazz, R&B

Nota per la sua miscela di R&B contemporaneo, jazz e voce profondamente espressiva, Wilson entra in una nuova fase creativa con “Patchwork”, un progetto plasmato dall’imperfezione, dall’istinto e dall’onestà emotiva. Concepite originariamente come demo in un momento di insicurezza, le canzoni si sono rivelate complete nella loro crudezza, abbracciando la vulnerabilità piuttosto che la raffinatezza sia come filosofia che come sound.