
I Fringuello nascono all’inizio del decennio in corso dall’incontro di quattro ragazzi umbri che, nonostante solide capacità tecniche, scelgono di muoversi sul terreno più essenziale di un folk rock dall’animo gentile e dal cuore lo-fi, attraversato da venature psichedeliche e ipnagogiche. Un suono che guarda tanto alla rivoluzione colorata degli anni ’60 quanto alle malinconie indie/slacker dei ’90, evitando derive muscolari o inutili virtuosismi.
“Déjàvu”, il loro nuovo album pubblicato da Fringuello Dischi e MiaCameretta Records, è la piena conferma di questa attitudine dichiaratamente lo-fi/DIY. Registrato interamente su nastro tra il 2024 e il 2025, con strumentazione rigorosamente analogica e senza interventi digitali, il disco privilegia il lato spontaneo dell’indie rock. Nessuna spacconata, nessun effetto speciale: i Fringuello scelgono piuttosto di cullare l’ascoltatore con un suono carezzevole e luminoso dove le chitarre, costantemente riverberate, costruiscono un paesaggio sonoro intimo e accogliente.
La voce sognante e quasi rarefatta di Lorenzo Fringuello, talvolta filtrata e stravolta dagli effetti, richiama inevitabilmente il minimalismo emotivo del primo Calcutta, pur mantenendo una propria identità. Le atmosfere – rassicuranti e solari, ma talvolta attraversate da un filo di tristezza – evocano suggestioni indie à la Belle & Sebastian ed Elliott Smith, seppur non manchino rimandi a realtà più recenti (Mac DeMarco e Beach Fossils su tutti).
È vero: un sound di questo tipo lo avrete ascoltato centinaia di volte. Ma i Fringuello sono bravi, sanno scrivere canzoni dall’animo squisitamente pop – nel senso più nobile e “antico” del termine – e dimostrano di saper maneggiare con naturalezza il delicato equilibrio tra malinconia, leggerezza e spontaneità. Le dodici tracce di “Déjàvu” non rappresentano nulla di nuovo, ma lasciano intravedere margini di crescita evidenti e una maturità in divenire che rende il progetto tutt’altro che trascurabile.













