Il nuovo album segna, almeno nelle intenzioni, il ritorno del dandy francese alle sue atmosfere privilegiate, in un tentativo, forse fuori tempo massimo, di riavvolgere il nastro dei fasti degli esordi e dei tempi degli esordi.
La ricerca musicale di Sebastien Tellier combacia con l’immagine buffa della copertina, che riflette uno specchio catapultato degli anni Ottanta ma anche di un certo mood easy parigino che sa di glamour e ostentazione: questo “Kiss the beast” risulta pertanto una sorta di innocuo compromesso di rinnovamento dell’estetica dell’autore d’oltralpe attraverso uno sguardo aristocratico verso il presente, in cui le canzoni scorrono serene, senza picchi nè clamorosi cali di tensione, con dei tocchi di french touch, qualche chansons, l’immancabile e necessario riferimento ai Daft Punk, insomma un elettronica raffinata e ben prodotta ma poco graffiante.

Non si può neanche dire che non ci abbia provato, il buon Tellier, qui si fa contornare da un discreto stuolo di amici che si rimboccano le maniche (c’è pure Nile Rodgers in una comparsata) ma è come se non si volesse ferire: le canzoni di questo “Kiss the beast” sembrano appartenere solamente all’universo attuale del suo autore, staccato dalla realtà, da tutto quello che è passato negli ultimi trent’anni e da tutto quello che si potrebbe aspettare da un produttore di tale fama che insomma un po’ di stile l’ha sempre esibito.
Passa poi questa idea di una sbrigativa riproposta di un facile minimalismo electro, quando appunto i cari amici conterranei e coetanei degli anni 90 sorpresero il genere con l’efficacia vincente di nuove sonorità, rinnovando la dance , ma questa forma di modernariato fine 70-80 sembra oggi non avere più senso e appare priva di una modalità, slacciata da un tempo in cui forse sono apprezzate altre cose.
Ci si ritrova quindi con questa “bestia da baciare” con gli angoli smussati, un disco che solletica appunto ma che non appartiene più nè alla la sua copertina né tantomeno al popolo che ha anche vissuto e amato questa musica elettronica piacevole, rotonda, morbida, con bassi sfocati, questo andamento un po’ post Moroder, che illude ma che non decolla.







