Letto spesso nelle charts di fine anno, che, mi hanno ricordato che è uscito questo bel dischetto dei Wednesday.

Quindi altro bel colpo di Alberto e Dna concerti che li portano al Bellezza, collettivo praticamente invisibile dalle nostre parti. Non so se sia la prima volta in assoluto, ma è comunque merce rara.

Non dei fuoriclasse della scrittura, ma degli ottimi musicisti che, come direbbe qualcuno, “di riff o di raff”, in qualche modo, la portano a casa, con un sound da revival consolidato, rimescolato e proposto con connotati personali

Tra l’altro in una carriera, non certo avara di pubblicazioni, dato che il succitato e non ancora menzionato “Bleeds” è il sesto album in sette anni e, come il precedente, licenziato per Dead Oceans.

Indie-rock sparato al massimo del wall of sound con la magica voce di Karly Hartzman, a fare da padrona di casa, timbro che cattura immediatamente e sposta gli equilibri del gradimento, a testimoniare, ancora una volta, che il colore sonoro più in superficie rimane, banale dirlo, tremendamente importante, tradotto, la storia è piena di brani pure belli, ma non valorizzati dal racconto vocale, qui siamo, appunto, all’opposto.

Aprono la serata un’altra ottimo collettivo, i Bleary Eyed, in giro per presentare il loro terzo album, “Easy”, non sempre capita, ma in questo caso, mi sento di poter dire, che già loro, valgano il prezzo del biglietto, nonostante l’anonimato ai più, sono un progetto molto interessante, capaci sapientemente di mescolare, shoegaze, indie-rock, psichedelia e via dicendo, il trittico “Ride-MBV-Slowdive” tra le reference tributate, ma una rilettura, comunque personale e contestualizzata, la si evince eccome.

Suonano una mezz’ora o giù di li; nella dimensione live risultano più grezzi, diretti, senza fronzoli e orpelli vari, e forse più indie-rock che shoegaze stesso, comunque chitarroni a profusuone, voci sbilenche e un pizzico di sana riot giornalistica. Almeno un paio di pezzi da taccuino, sicuramente la superlativa title track “Easy” e l’ipnotica “Pennies”.

Tempo di un rapido cambio, e Wedensday sul palco per un set di un’ora e qualcosa, tutto d’un fiato, senza bis, di grande spessore e qualità, confermando le attese di rito, rincarando la dose su quanto Karly Hartzman faccia davvero la differenza, sia per una vocalità colorata e talentosa, quanto per il carisma, nella sua affabilità tra momenti dolci a tinte pastello, quanto urla titaniche da veterana di un certo punk hardcore. E come detto sopra, ci sono anche le agognate canzoni, soprattutto l’ultimo album in prospettiva, dall’ouverture di “Reality TV Argument Bleeds”, a una bellissima “Elderberry Wine”, ma senza fare la lista della spesa, i Wednesday confermano che si possa unire un’attitudine da revival consolidato ad un songwriting fresco e odierno. Risvoltando come un calzino un genere che sembrava aver detto tutto.