“McArthur” nasce dalla collaborazione tra la compositrice e cantante Franziska Aigner, alias Frankie, e il dj-producer Kelman Duran. Questa è musica che arriva dalle pieghe del cielo. Suoni che escono dai sette mari. Canti angelici, distillati con sublimi campionamenti. Gli strumenti acustici come il piano, il sassofono e gli archi si fondono alla perfezione con un’elettronica da club destrutturata e resa dolce ma in qualche modo inquietante al tempo stesso. Musica dissonante e statica.

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Sì, perché “McArthur” è un album con diverse sfumature di angoscia ma il tutto è sorretto da una grazia eterea che ti rapisce.
“GRAYT” apre subito il disco come una sintesi di ciò che troveremo, cielo e inferi. “Bitch I’m Scared” calca la mano sull’inquietudine. “SLINKY”, vola tra voci, piano, tromba e ti tiene incollato. “BWV 639” è una rielaborazione di una cantata di Bach, intonata in modo “ossuto” e oscuro. “Techno 127 BPM” regala dei beat belli carnosi ma che si sentono lontani per fare da giusto contraltare ai bellissimi archi.

Lungo tutte le tracce si vive una danza surreale tra brama e anelito, quella devozione selvaggia e malinconica verso un oggetto lontano. La distanza romanticizza e amplifica. Proprio ciò che avviene con la produzione di questo gioiello di album. Beat in lontananza che rendono drammatico il suono degli archi, cori campionati e riverberati che si perdono nello spazio. L’elettronica di Kelman Duran crea un’atmosfera perfetta per Frankie. C’è qualcosa di distorto nell’aria, sporco e al tempo stesso elegante. L’intero album ammalia. Non è per nulla innocuo, anzi, si avverte una pericolosità di fondo in questa musica. La produzione, i suoni, rendono “McArthur” uno dei momenti più interessanti di questo inizio 2026.