Foetus è uno di quegli artisti che si sporcano sempre la mani con i propri inferni, con gli orrori. Per questo lo amo. Dà parola e suono a tutto ciò che altrimenti sarebbe indicibile e insuonabile. Anche stavolta, l’australiano James George Thirlwell, alias Foetus, non si risparmia e soprattutto non ci risparmia. Dopo dodici anni dall’ultima sua opera, esce con questo manifesto del baroque industrial, o industrial orchestrale. Un album feroce, inquietante, magistrale nella sua potenza.

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Il brano d’apertura, “Succulence” è subito da annoverare tra i suoi pezzi migliori. Voce che biascica, declama, accompagnata da archi doloranti e malati. Già un must. Abbiamo il noise noir di “Rabbit Hole” e “Harpoon”, il rock cibernetico di “Die Alone”. Splendide ballate antiche non mancano: “Scurvy” e “Warships”. Ci sono pezzi che sarebbero da annoverare nelle migliori colonne sonore se qualcuno fosse così matto da commissionarne una a Foetus:“World is Broken” “Dead To Me” e “Polar Vortex”. Il capolavoro arriva con “Crater”, un pezzo da girone dantesco. Sopraffino e geniale nella sua malvagità.

Come sempre riesce ad elevare il degrado a Arte, il pandemonio diventa musica classica. “Halt” è uno di quei dischi che non cercano di piacere, cercano di dominare. E, in larga parte, ci riescono. Un album che non chiede di essere amato. Chiede di obbedire. È un album dove industrial e musica orchestrale vengono costretti a convivere sotto minaccia.
Il titolo è già un comando. L’intero disco funziona come una sequenza di ordini impartiti con voce cavernosa e autoritaria. Thirlwell costruisce un universo sonoro che fonde: industrial martellante, orchestrazioni quasi hollywoodiane, swing deformato e cabaret decadente.
C’è una dimensione performativa e grottesca che rende Foetus diverso da molta musica industrial contemporanea. Thirlwell, infatti, mette in scena una dittatura musicale caricaturale e sadica. Una delle qualità più interessanti del disco è l’ironia. Un’ironia crudele, sadica. Thirlwell si conferma il Bertold Brecht della musica industriale.
“Halt” è sicuramente una delle vette di Foetus, uno dei lavori più compiuti.