“Cold 2 The Touch” è il sesto album degli Angel Du$t, band di rilievo nella nutrita nuova scena hardcore statunitense. Come i “cugini” Turnstile dell’ex chitarrista Pat McCrory, anche il quintetto guidato dal cantante Justice Tripp predilige spaziare fra sonorità e atmosfere diverse, senza restare ancorato agli stilemi tipici del genere di riferimento. Gli Angel Du$t sono punk, ma a modo loro: rifuggono le etichette e si prendono i loro bei rischi.

Credit: Bandcamp

Un disco come “Cold 2 The Touch”, pur nella sua estrema brevità (siamo sotto i trenta minuti), sembra costruito proprio sul pericolo. È il gusto dell’azzardo a guidare la mano della band di Baltimora che, senza mai rinunciare al suo riottoso spirito hardcore punk, si diverte a giocare con soluzioni sempre sorprendenti, fondendole in tracce caratterizzate da continui mutamenti di umore. L’hardcore degli Angel Du$t è come una trottola: un sound impazzito, potente come da tradizione, che fa dell’evoluzione il suo punto di forza e trait d’union.

Si tratta di un lavoro organico ma ricco di contrasti, capace di alternare momenti di estrema violenza a parentesi pop, acustiche e psichedeliche. Tutto questo senza creare confini netti fra le due anime in questione; in pezzi come “DU$T” e “The Beat”, tanto per fare un paio di esempi, il punk più viscerale dialoga armoniosamente con elementi assai diversi, direi persino discordanti.

Questo talento nel diversificare la proposta, puntando su contaminazione e sorpresa, è il fulcro di un’opera tanto originale e dinamica. “Cold 2 The Touch” è un disco leggero, perché scorre con estrema fluidità, e al tempo stesso complesso, perché interpretato con l’inventiva di chi sa dire molto senza perdersi nei rivoli dell’autocompiacimento.