
Ritorno piacevole quello dei Broken Social Scene, collettivo canadese che dopo quasi dieci anni pubblicherà a maggio un nuovo disco dal titolo “Remember The Humans”. Chissà se sarà davvero la riscoperta delle radici per loro che d’altronde hanno fatto spesso passare molto tempo tra un album e l’altro rivendicando un’identità artistica all’insegna del cambiamento e della libertà creativa. Riavvolgiamo il nastro dunque e nell’attesa facciamo un viaggio nel passato.
10. – Backyards 2004, da “Bee Hives”Le raccolte di B- side e inediti sono merce rara, non tutti le apprezzano, i Broken Social Scene nel corso dei decenni ne hanno pubblicate diverse. “Bee Hives” è la prima, uscita dopo “You Forgot It In People” e “Backyards” ben rappresenta il periodo d’oro dell’indie in otto minuti di evoluzioni sonore tra dolci melodie e un sound mai banale.
Primo disco a firma Broken Social Scene registrato in realtà dai soli Kevin Drew e Brendan Canning, “Feel Good Lost” si concentrava su sonorità vicine a post rock e math rock lasciando intravedere spesso quel talento melodico che sarebbe stato poi sviluppato in seguito. “Guilty Cubicles” sempre evocativa ha avuto molte vite, suonata anche al piano simboleggia la crescita del collettivo canadese.
“Hug Of Thunder” era un album che sapeva unire presente e passato, il lato melodico e quello più sperimentale dei Broken Social Scene che in brani sorprendenti come “Mouth Guards of the Apocalypse” tornavano alle sonorità post e math rock di molti anni prima rilette con una maturità melodica incredibile e decisamente affascinante.
Se parliamo di rarità questo EP uscito in digitale e inviato a chi pre -ordinava “Forgiveness Rock Record” e in alcuni negozi americani e canadesi ne contiene diverse e rappresenta il lato più artistico e nascosto dei Broken Social Scene che in brani come “Professor Sambo” riscrivono la forma canzone con rigore e passione.
L’album omonimo dei Broken Social Scene avrebbe dovuto originariamente chiamarsi “Windsurfing Nation” e questo brano dalle centomila anime continua a rappresentare l’immediatezza e la freschezza di quei sessanta tre minuti di musica eclettica capaci di riscrivere le ferree regole indie rock dell’epoca senza porsi limiti.
Una delle performance più cool di Feist alla corte dei Broken Social Scene, iconico il video, il balletto scatenato, il sassofono in un brano dove la produzione di David Newfeld fa emergere la verve e la brillantezza che caratterizzavano “You Forgot It In People”.
I Broken Social Scene più rumorosi e rock in un brano che ha finito per definire la scena di Montreal d’inizio millennio immortalata dalla scrittrice Ibi Kaslik, tratto dal ben noto album omonimo in cui anche grazie alla partecipazione di k-os, Jason Tait (The Weakerthans) e Murray Lightburn (The Dears) esploravano nuove strade.
Il ritorno di Feist, per molto tempo una delle anime dei Broken Social Scene, poi approdata a una solida carriera solista che nella title track di “Hug Of Thunder” da lei stessa pensata e ideata presta voce e carisma a un brano creativo e delizioso che celebra la pura e mai semplice delicatezza indie pop.
Altro album in cui il collettivo si apre a nuove collaborazioni (Scott Kannberg dei Pavement, Sebastien Grainger dei Death from Above 1979, Sam Prekop dei The Sea and Cake) prodotto da John McEntire dei Tortoise che esalta il lato strumentale, eclettico, dei Broken Social Scene andando alla ricerca di ritmi e melodie inusuali come ben dimostra l’uso delle chitarre, della voce e della batteria in “Romance to the Grave”.
Un brano simbolo dei Broken Social Scene, che racchiude tutta la malinconia e l’empatia dei canadesi in un caldo crescendo melodico ed emotivo che è diventato uno dei loro punti di forza, con un arrangiamento suadente e vario dove ogni strumento ha il suo momento e lo interpreta alla perfezione, al centro la voce di un Kevin Drew riflessivo e nostalgico.













