I celeberrimi Mumford & Sons giungono in febbraio 2026 alla loro sesta fatica discografica e lo fanno in grande stile, come solo loro sanno fare.

Credit: Conor Cunningham

Correva il lontano anno 2009 quando i Mumford & Sons provenienti da quel della Terra di Albione e più precisamente da Londinium lanciavano un fulmine perentorio e deflagrante all’interno della discografia mondiale con il loro album di esordio denominato molto candidamente “Sigh No More”. Un lavoro assurdo, allucinante, spiazzante e per certi versi anche coraggioso, che certamente poneva le basi ed i cardini per l’affermazione a livello globale di un genere piuttosto di nicchia e sottovalutato fino a quel momento.

Di acqua sotto i ponti nel frattempo ne è passata e di sicuro i musici londinesi hanno saputo affinare i loro virtuosismi e le loro doti musicali e canore, ritagliandosi a pieno merito un ruolo fondamentale ed imprescindibile nel panorama indie folk contemporaneo.

E così giungiamo ai giorni nostri, con la pubblicazione avvenuta il 20 febbraio 2026 del loro sesto disco di inediti chiamato energicamente “Prizefighter”.

L’album si apre alla grande con la magnifica “Here”, frutto di una collaborazione proficua nella quale figura come loro perfetto sparring partner il famoso artista country rock Chris Stapleton. Il discorso delle collaborations prosegue a spron battuto e gagliardo con la seguente “Rubber Band Man” dove spadroneggia un fantastico team di musicanti che si avvale della preziosa figura del mitico cantautore Hozier, e che stato scelto come singolo di presentazione del CD. Un brano che parte quasi in sordina ma che poi esplode in tutta la sua coralità ritmica e vocale e che onestamente mi ha fatto tanto volare.

E poi praticamente l’album prosegue piuttosto con lo stesso ritmo sopracitato, alternando momenti intensi ed a tratti intimisti come ad esempio nella stupenda track “Run Together” a discorsi diretti con la propria prole come per esempio in “Conversation With My Son”.

E cosa poter dire anche della fantastica title track che origina il nome del disco? “Prizefighter” è un perfetto esempio di maestria non banale che ben si commistiona con tratti vocali che accentuano la sofferenza provata del genere umano che necessita e pretende un riscatto individuale personale. Ed il testo del brano ne è la chiara dimostrazione!

Praticamente le collaborazioni presente nell’album risaltano in maniera particolare e danno un tocco in più che ben si addice alla struttura intera e complessiva generale. Sono degli episodi davvero fortunati e che fanno evidenziare dei Mumford & Sons davvero in forma e per nulla scontati e banali.

Il disco trova la sua ideale condensazione finale con “Clover”. E non potremmo chiedere di meglio.

Bentornati Mumford & Sons, ci siete mancati davvero tanto !!!