Rhodri Davies, Dawn Bothwell, Sally Pilkington e Richard Dawson sono di nuovo alle prese con il loro art-pop multicolore. Il loro è un atto di liberazione dalla banalità e dalla prevedibilità. “Discombobulated” è un insieme di caleidoscopiche meraviglie sonore. Come moderni Don Chisciotte, inseguono l’esistenza di un’etica artistica e creativa anche nel tumultuoso mondo contemporaneo. Una celebrazione della collettività e della resistenza. L’album riporta alla mente alcune suggestioni dei Genesis, del sound di Canterbury, e degli Animal Collective. L’atmosfera è irreale e stimolante. Ci troviamo ad assaporare un senso di libertà che capita raramente di sentire e che appartiene perlopiù alla musica di fine anni sessanta, con qualche eccezione come, appunto, gli Animal Collective.

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Gli Hen Ogledd hanno sembrano aver trovato la perfetta formula alchemica per un imprevedibile art-pop.
Con “Discombobulated”, ci consegnano un’opera tanto ambiziosa quanto imprevedibile. Un viaggio sonoro che riflette la frattura del nostro presente e la necessità di raccogliere le forze per immaginare qualcosa di nuovo.
La musica oscilla tra folk sperimentale, art-pop, improvvisazione e rock alternativo, intrecciando strumenti tradizionali, spoken word, field recordings e contributi esterni che includono persino voci di bambini e suoni naturali.
Il titolo stesso (scombussolato) non è solo un aggettivo, è un manifesto. L’album sembra voler abbracciare quella disordinata confusione che caratterizza i nostri tempi, trasformando tumulto e incertezza in impulso creativo.
“Scales Will Fall” emerge come un inno di resistenza: una traccia di oltre otto minuti che miscela poesia parlata, cori e una carica militante che parla di ribellione contro l’ingiustizia.
“Dead in a Post-Truth World” mette insieme Genesis e filastrocche canterburiane. “Clara” è dolce e bucolica. “End of the rhythm” è l’anima “rock and soul” che vive dentro un corpo cosmico. La lunga suite “Clear Pools” è un esperimento ipnotico di quasi venti minuti: drum rolls vorticosi e improvvisazioni che sembrano riflettere la circolarità della vita.
La natura di questo disco è irriverente e ricca di meandri. L’ascolto richiede apertura e pazienza più che immediate gratificazioni.
Naturalmente, non si tratta di un album semplice da incasellare. È un rito sonoro collettivo, un invito a lasciarsi attraversare dalle contraddizioni del tempo presente e a trovare, nel disordine e nella pluralità delle voci, nuove forme di bellezza.