“See You When I Get Back” è il primo disco su Nettwerk per gli Inner Wave, energico gruppo indie rock che ne ha fatta di strada dai tempi in cui suonavano nelle case e andavano in skateboard a Gardena (California) guadagnandosi un solido seguito con album come “Sun Transmissions”, “III”, “Underwater Pipe Dreams” e “Apoptosis” che ha segnato la fine di un periodo e l’inizio del percorso che ha portato a questo nuovo album.

Credit: Bandcamp

“See You When I Get Back” sintetizza fin dal titolo la vita degli Inner Wave negli ultimi anni: lunghi tour, quella frase ripetuta a amici e parenti, poi il ritrovarsi in studio (il loro si chiama The Swamp) per iniziare a lavorare a nuova musica. Tredici brani questi che sono nati con una particolare attenzione ai dettagli sonori, cercando modi di registrare diversi dal recente passato. Il talento melodico degli Inner Wave resta inalterato, con una nuova voglia di sperimentare.

“Madre” è un buon viatico per come fonde indie rock e elettronica, i The Strokes, il tono degli ultimi Tama Impala e Neon Indian, più lineari invece “Sweet” e “Child” indie pop- rock che trae vantaggio dall’orecchio del tastierista e co – produttore  Jose Cruz, autore di alcune delle decisioni più innovative (mettere più microfoni per registrare la batteria ad esempio).

Psichedelia californiana quella di “Push” e “Pull” che culmina in “Big Foot” e “Far Away” sperimentale la prima decisamente pop e solare  la seconda,  mentre “If You Like” alza il ritmo con buona energia e un bel basso. L’atmosfera diventa distorta, cupa e noir in “Only For Your Eyes”, si torna all’indie rock in “Wolfie” e “Same Is The Change” mentre spetta alla riflessiva “Highways” e alla distorta, minimale “All Of The Things” chiudere un disco imprevedibile e pieno di easter eggs sonori.