Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

KIM GORDON – “Play Me”
[Matador]
indie-rock

La visione dell’arte e del rumore di Kim Gordon è diventata più nitida proprio mentre cambiava: un paradigma di possibilità che, a distanza di quattro decenni, sembra ancora una sfida. L’avventura continua nel terzo album solista dell’artista, “Play Me”, pubblicato dalla Matador Records. “Play Me” è essenziale e immediato, ampliando la tavolozza sonora di Gordon per includere ritmi più melodici e il drive motorik del krautrock. “Volevamo che le canzoni fossero brevi“, dice Gordon della sua continua collaborazione con il produttore di Los Angeles Justin Raisen (Charli XCX, Sky Ferreira, Yves Tumor). “Volevamo farlo molto velocemente. È più concentrato e forse più sicuro di sé. Lavoro sempre sui ritmi e sapevo che volevo che fosse ancora più orientato al beat rispetto al precedente. Justin capisce davvero la mia voce e i miei testi e capisce come lavoro, cosa che è emersa ancora di più in questo disco“.

JAMES BLAKE – “Trying Times”
[Good Boy Records]
elettronica

“Trying Times” è un disco che parla dell’essere innamorati mentre si combatte contro i limiti di sé stessi in un contesto di incertezza globale. James Blake esplora la tensione tra intimità e isolamento, la pressione di dover curare e recitare anche quando tutto, dentro e fuori, sembra fragile e precario. I temi della riflessione, sia letterale che metaforica, attraversano la presentazione visiva dell’album, mentre Blake tiene uno specchio davanti alle contraddizioni delle relazioni moderne: come vediamo noi stessi, come siamo visti dagli altri e cosa si perde nel mezzo. Si tratta del circolo vizioso disorientante della gioia e della paura: sentirsi al sicuro nell’amore, ma sapendo che la bolla potrebbe scoppiare da un momento all’altro; lottare per rimanere presenti mentre l’ansia globale e i dubbi privati ti tirano in direzioni diverse. Una meditazione sull’amore, l’identità e la fragilità in un’epoca in cui il mondo sembra in bilico su un filo.

BRIGITTE CALLS ME BABY – “Irreversible”
[ATO]
indie-rock

Il secondo album dei Brigitte Calls Me Baby, “Irreversible”, cattura perfettamente la loro energia dal vivo e il loro acclamato songwriting. Prodotto da Yves e Lawrence Rothman (Blondshell, Yves Tumor), l’album ha preso vita durante un tour senza sosta che ha incluso festival (Lollapalooza) e concerti con Morrissey, Muse e Last Dinner Party, oltre a concerti da headliner sold-out negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa. Il risultato: una maestosa suite di canzoni che brillano, colpiscono forte e celebrano il dramma dell’essere vivi.

THE BLACK CROWES – “A Pound Of Feathers”
[Silver Arrow Records]
rock

Sulla scia del successo di “Happiness Bastards” (2024), candidato ai Grammy, Chris e Rich Robinson non hanno perso tempo e si sono rimessi subito al lavoro. All’inizio del 2025, i fratelli sono tornati a Nashville per riunirsi con il produttore Jay Joyce e ritrovare la scintilla che ha alimentato il loro ultimo disco. Questo è il risultato. Riflettendo il loro stato d’animo e la loro espressività, i Black Crowes hanno creato un album rock rilassato e funky, cupo e pesante, sensuale e frastagliato, carne e ossa…un chilo di piume o un chilo di piombo. Guardate in basso e fate attenzione alla testa.

SOFT MACHINE – “Thirteen”
[Dyad]
prog

“Thirteen” è il tredicesimo album in studio della classica band prog britannica Soft Machine. L’album, ricco di nuovi brani superlativi, segna un nuovo capitolo nella storia sessantennale del gruppo. L’album è incredibilmente ampio nella sua portata e nel suo respiro. I brani includono “Open Road”, un brano rock in cui la band vola a tutta velocità con assoli infuocati sia di Etheridge che di Travis; la ballata “Disappear”, che inizia con eterei loop di flauto e si sviluppa in una bellissima miniatura guidata dal pianoforte e senza batteria. “Turmoil”, scritta dal bassista Fred Thelonious Baker, trabocca di bassi distorti, assoli frenetici e un clamore quasi delirante. I Soft Machine, ci dicono le note stampa, non sono mai stati così avventurosi.

TENDERNESS – “TRUE”
[Amorphous Sounds]
cantautorale

Tenderness – il progetto solista di Katy Beth Young (Peggy Sue, Deep Throat Choir) – annuncia il suo album di debutto. Una passeggiata attraverso le saline. Una luna pixelata su un touchscreen. Una canzone ambientata nell’ultimo giorno sulla terra. Una canzone che non puoi inviare a qualcuno, perché quella persona non c’è più. “True” ti accompagna per mano attraverso scene come queste, con canzoni apparentemente semplici, vicine al country, che brillano di chitarre elettriche, droni e riff di pedal steel. Canzoni che guardano di traverso al romanticismo, al dolore e alla tecnologia. Canzoni che spezzano il cuore con la loro bellezza precisa e riflessiva, oltre che con la loro tristezza. Canzoni che sono, a turno, tenere come un tocco, tenere come un livido. Un album che sembra allo stesso tempo profondamente personale e silenziosamente espansivo – una raccolta di canzoni nate dalla solitudine ma plasmate dalla comunità, radicate nel dolore ma protese verso qualcosa di speranzoso.

THE ORIELLES – “Only You Left”
[Heavenly]
alt-rock

Attraverso un processo di rinnovamento creativo, il trio di Manchester – completato dalla batterista Sidonie Hand-Halford – è riuscito a superare una pandemia, a sfidare la volubilità di un’industria musicale guidata dalle tendenze e a riemergere, come una fenice, con qualcosa di familiare agli Orielles, ma allo stesso tempo completamente diverso. Registrato in due località – Hydra e Amburgo – durante l’estate del 2024, le 11 tracce di “Only You Left” vedono la band consolidare la sperimentazione audace del loro precedente LP, “Tableau” (2022), con un ritorno all’approccio più essenziale e incentrato sulle canzoni delle loro origini. Esplorando binari e contrasti, gli Orielles trovano forme nel caos e nella confusione del mondo che ci circonda: un’impresa che beneficia di oltre 15 anni di stretta collaborazione, guidata dall’amicizia e dalla compulsione artistica di trovare un significato nella musica.

CACAO MENTAL – “Evolucion”
[La Tempesta]
cumbia, psichedelia, elettronica


Musicalmente l’album segna un punto di svolta. La cumbia, colonna portante del progetto, si espande verso territori psichedelici, elettronici e rituali. I groove tropicali convivono con texture lisergiche, delay liquidi e atmosfere che evocano giungla, cosmo e sogno. C’è una chiara intenzione di rompere i confini senza perdere identità: il popolare dialoga con lo sperimentale, l’ancestrale con il futuristico. I Cacao Mental sono un progetto musicale unico nel panorama italiano, nato dall’incontro tra ritmi ancestrali latino-americani e fascino elettronico contemporaneo. Il loro sound fonde cumbia, psichedelia, elettronica urbana e suggestioni tribali, dando vita a un immaginario sonoro che oscilla costantemente tra selva e metropoli.

SO VIXEN – “Hell Loomed Out”
[autoprodizione]
indie-rock

I So Vixen sono un trio di Verona, attivo dal 2023. Il loro genere è definito da loro stessi come “drycore” per via dei suoni molto secchi e graffianti. Con una formazione essenziale (batteria, basso, chitarra), le canzoni sono melodiche ma decisamente anche ruvide e taglienti. Il canto e i testi sono intimi ed emozionanti. L’idea concettuale dell’album è l’inferno interiore, concepito non come un luogo statico di annientamento, ma come un’entità che emerge attraverso una trama caratterizzata da strati sfumati di emozioni. Questo concetto è espresso in modo dinamico attraverso il contrasto tra suoni secchi, acidi e dissonanti, mescolati a voci a volte melodiche, a volte parlate e nervose.

LAUREL HALO – “Midnight Zone (Original Soundtrack to the Film by Julian Charrière)”
[Awe]
colonna sonora

La colonna sonora di Halo evoca la vita che esiste oltre la nostra capacità fisica di respirare aria. Il materiale presenta lunghi e sottili passaggi di musica elettroacustica ambientale, drone e sound design, che scorrono lentamente e si dispiegano con ricchi dettagli. La musica, composta in gran parte su un sintetizzatore Montage 8 e un pianoforte Yamaha TransAcoustic negli studi Yamaha di New York City, possiede una qualità sorprendente: quella delle forme d’onda sintetiche amplificate e cantate attraverso la tavola armonica del corpo fisico del pianoforte TransAcoustic. In combinazione con violini e viole da gamba, la musica di “Midnight Zone” possiede tracce di un tocco umano in un paesaggio altrimenti sommerso. Paziente, sommerso e vivo. L’album sarà il terzo pubblicato dall’etichetta Halo, Awe.

THE NOTWIST – “News from Planet Zombie”
[Morr]
elettronica-folk-rock

Con “News from Planet Zombie”, i Notwist tornano alla ribalta dopo anni di esplorazioni e sperimentazioni con un album ricco di malinconia e positività, delineato attraverso una serie di brani pop emozionanti e intensamente coinvolgenti. È un album che riflette un mondo caotico, ma risponde con calore e generosità, per raggiungere un consolidamento creativo e spirituale. Registrato nella loro città natale, Monaco di Baviera, l’album si ricollega alla sicurezza del locale per esplorare i problemi del globale: un impulso guida che permea le undici canzoni dell’album. È anche il primo album in studio dal 1995, “12″, che l’intera band ha registrato insieme in studio nella sua formazione live ampliata. “News from Planet Zombie” riconosce l’angoscia dell’attuale impasse geopolitica, ricordandoci al contempo che esistono vie d’uscita collettive.

CUT WORMS – “Transmitter”
[Jagjaguwar]
indie-rock

“Transmitter” è il quarto album completo di Max Clarke come Cut Worms. Prodotto da Jeff Tweedy presso lo studio Wilco’s Loft, “Transmitter” segna un approfondimento delle capacità di Clarke e la convergenza di due artisti il cui lavoro ricerca la grazia in mezzo allo sradicamento. Si tratta di luoghi plasmati dal mito dell’autosufficienza, dove le persone che hanno venduto l’idea della connessione attraverso la tecnologia sono state ridotte a silenziosi trasmettitori: punti dati acquistati e venduti, manipolati e misurati, le cui vite sono state distorte proprio dalle reti che avrebbero dovuto unirle. Se le precedenti pubblicazioni dei Cut Worms erano intrise della decadenza del Brill Building e della folle Americana, il suono di “Transmitter” sembra più cupo, più ricco, più saturo dell’ansia della vita contemporanea.

LAMB OF GOD – “Into Oblivion”
[Century Media]
metal

Il decimo album dei Lamb Of God, “Into Oblivion”, li vede abbracciare la loro posizione di veterani della musica; senza dover rendere conto a nessuno, senza nulla da dimostrare. Attingendo dalla natura tumultuosa del panorama politico e culturale americano, la band esplora nuovi territori sonori, facendo riferimento alle proprie radici e raddoppiando il proprio groove caratteristico. “Into Oblivion” è una manifestazione folgorante di decenni di esplorazione, perfezionamento e pionierismo nel metal del XXI secolo.

ANJIMILE – “You’re Free To Go”
[4AD]
indie-pop

In contrasto con la complessità e l’intricatezza di “The King”, “You’re Free to Go” si sviluppa in modo organico sotto la direzione intuitiva del produttore Brad Cook (Waxahatchee, Hurray for the Riff Raff, Mavis Staples). Le canzoni dell’album sbocciano in modo naturale, basate su calde chitarre acustiche, sottili texture di synth, ricchi arrangiamenti di archi e delicati strati ritmici. La collaborazione con i musicisti Nathan Stocker (Hippo Campus), Matt McCaughan (Bon Iver) e il cantante ospite Sam Beam (Iron and Wine) – un eroe personale di Anjimile la cui musica ha profondamente influenzato l’album anche prima del suo coinvolgimento – crea un’atmosfera esplorativa ma intima, perfettamente in linea con la narrazione ricca di sfumature di Anjimile. Realizzato in anni segnati dalla trasformazione, l’album traccia vividamente le profonde complessità del cambiamento: dalle rotture ai nuovi amori, dal dolore profondo e dalla perdita al rinnovamento e alla riscoperta. “Gli ultimi due anni sono stati un momento di profonda transizione nella mia vita“, spiega Anjimile. In “You’re Free to Go”, impara a fidarsi di nuovo della vita.

TINARIWEN – “Hoggar”
[Wedge]
etno

I Tinariwen si evolvono ancora una volta nel loro nuovissimo album, collaborando con una generazione più giovane di musicisti tuareg per produrre un album vibrante dai ritmi ondulati radicati nella loro comunità nomade. Con la partecipazione speciale di José González e Sulafa Elyas. Mentre i precedenti album, come “Amatssou” del 2023, hanno visto il gruppo collaborare con Daniel Lanois, produttore di Bob Dylan e Willie Nelson, in “Hoggar” la band guarda più vicino a casa e rivendica il proprio ruolo di anziani di questa tradizione musicale tuareg. Tornando ai primi anni di composizione con chitarre acustiche e canti collettivi attorno al fuoco nel deserto, passa il testimone a una generazione più giovane di musicisti che possono continuare a mantenere viva la fiamma della ribellione e della sfida.

ERIC CANTONA – “Perfect Imperfection”
[Universal]
pop

Eric Cantona ha sempre amato la musica. Per lui è un’estensione del suo lavoro complessivo, un’estensione del suo bisogno assoluto di esprimersi, proprio come il teatro, il cinema, la pittura, la poesia e la fotografia. Undici brani scritti e composti da Eric (ad eccezione di “Avoir le choix” e “Perfect imperfection”, scritti in collaborazione con Johan Dalgaard, e “Droigts”, composto da Gaëtan Roussel).

ORA COGAN – “Hard Hearted Woman”
[Sacred Bones]
folk
, sperimentale

Un album che fonde folk inquietante, rock psichedelico e country oscuro in un sound intimo e catartico. Scritto a Nanaimo, nella Columbia Britannica, e registrato con collaboratori provenienti dalla scena country e sperimentale, l’album riflette la resilienza e la tenerezza in un mondo sempre più duro. Ispirato dalla natura, dalla comunità e dalle riflessioni notturne, esplora temi quali la sopravvivenza, il mistero e la connessione. Brani come “Honey”, “The Smoke” e “Division” affrontano questioni sociali e profondità emotiva, creando un’opera scintillante e dai toni gioiello dedicata a rimanere aperti e umani in tempi frammentati.

ALEXIS TAYLOR – “Paris In The Spring”
[Night Time Soties]
alternative, elettronica

Alexis Taylor è uno dei cantautori più caratteristici del Regno Unito. Con la sua voce singolare, ha costruito nel corso degli anni una notevole produzione da solista. “Paris In The Spring” è il suo album più rivelatore, che mette a nudo sentimenti sia specifici che universali. I temi trattati non evitano argomenti scottanti, ma musicalmente è spensierato, luminoso e contemporaneo, attingendo all’elegante disco-house, alle voluttuose linee di basso e ai paesaggi sonori ispirati a Vangelis. Il titolo fa riferimento a un test psicologico in cui le cose non sono come sembrano. “Bisogna cercare quei doppi significati, o ciò che si nasconde sotto la superficie“. In definitiva, questo è un album sulla libertà dai vincoli, dai preconcetti, dai generi. Taylor sperimenta tutti i diversi stili musicali – country, folk, disco – e li ha intrecciati insieme in qualcosa di unico.

THE MONOCHROME SET – “Lotus Bridge”
[Tapete]
new wave, post-punk

I sofisticati The Monochrome Set dopo aver accumulato un formidabile catalogo di pubblicazioni in cinque decenni, sono pronti a pubblicare la loro nuova opera “Lotus Bridge” con la Tapete Records, casa discografica della band negli ultimi dodici anni e sei album in studio. Il loro sound immediatamente riconoscibile e i testi dall’umorismo nero li hanno sempre contraddistinti. L’arguzia intellettuale e i toni disinvolti di Bid, uniti a melodie contagiose e a un’abile composizione di canzoni di qualità cinematografica e letteraria, hanno influenzato silenziosamente una serie di artisti diversi sin dai loro esordi e durante le diverse fasi della loro carriera. La band è, in sostanza, un tesoro nazionale. “Lotus Bridge” ha un’atmosfera sottile ma piuttosto diversa dai precedenti album dei TMS: l’uso principale del pianoforte elettrico e della chitarra acustica, le chitarre elettriche spesso utilizzate in ampio stereo e, nel complesso, un’atmosfera molto concentrata e quasi orchestrale. Ci sono anche suoni ambientali tra molte delle canzoni, in modo che l’intero album sembri un insieme coerente.

CRACK CLOUD – “Peace and Purpose”
[Meat Machine]
alt-rock, punk

Non puoi superarlo. Non puoi passarci sotto. Devi attraversarlo. E da qualche parte là fuori, nel buio pesto oltre ogni oscurità, si trovano la Pace e lo Scopo. L’orizzonte che non raggiungerai mai fino alla fine inevitabile. Respira profondamente: questo momento spaventoso è il più vivo che tu possa mai provare. Nell’ultimo decennio, la visione dei Crack Cloud è diventata sempre più ampia, più cinematografica. L’ultima volta sono scesi dal cielo e poi si sono esibiti con le spalle nude in un deserto infinito e sempre più buio. Ora hanno racchiuso tutta quella vita in uno strano oggetto metallico. Tutto il terrore di vivere. “Peace and Purpose” non è in alcun modo un progetto artistico di meditazione sul punk rock. È punk rock. Terrificante, stimolante, vitale, rinvigorente e, soprattutto, assolutamente inaspettato. Ogni maledetta giornata è un sublime pezzo di nuovo inferno. Questo è il punto. Bisogna attraversarlo. Ti auguro pace e scopo, anche se solo in quell’ultimo grande respiro.

CHALK – “Crystalpunk”
[Alter Music]
punk, dance

Il primo LP del duo irlandese Chalk, “Crystalpunk”, parla direttamente dell’educazione e delle radici dei membri della band: i pluripremiati musicisti e registi Ross Cullen [cantante e produttore] e Benedict Goddard [polistrumentista e regista]. La bellezza, la confusione, la complessità e l’intensità della loro giovinezza, vissuta all’ombra e tra le cicatrici del conflitto, sono intrecciate nell’ibrido dance-punk industriale codificato nel DNA del disco, giustamente intitolato “Crystalpunk”. Raccontano una storia che risuona oltre i confini. Non solo un ritratto della band, ma anche della loro città natale, un luogo complicato dove i sacrifici e i rischi compiuti da attivisti, artisti, raver e punk hanno creato l’unico ambiente da cui poteva emergere una band come i Chalk. “Crystalpunk” non riguarda la scelta di una parte, ma la scelta del futuro.

AUTE AND FREDDY – “Big Disgrace”
[Atlantic]
alt-pop

Haute and Freddy è il brillante frutto dell’ingegno di Michelle Buzz e Lance Shipp. Il duo ha pubblicato il suo attesissimo album di debutto, “Big Disgrace”. Il loro amore per il teatro, i sintetizzatori oscuri e la cultura dei club underground è profondo e infonde ogni brano di un’energia audace. Il duo si muove attraverso la sua musica come un circo in fuga, sfondando la facciata della società ben educata con tutto il brio di una scappatella del XVIII secolo.

AUTUNE – “Sette Sonde sui Cromosomi”
[Trulletto Records]
alt-rock

Prodotto e arrangiato da Autune con il supporto di Sebastiano Lillo, “Sette Sonde sui Cromosomi” è un disco che rispecchia un periodo non facile nella vita dell’artista, ma dal quale ha saputo trarre ispirazione per trasformare il malessere in arte, la difficoltà esistenziali in linfa musicale, sotto forma di un cantautorato elettronico a tinte notturne che potrebbe incuriosire gli appassionati di Massive Attack, Radiohead, Deftones e These New Puritans.


THE SOPHS – “GOLDSTAR”
[Rough Trade]
indie-rock

I The Sophs, sestetto di Los Angeles, hanno cavalcato l’onda del successo sin da quando hanno firmato con la Rough Trade Records grazie alla forza dei loro demo, che hanno inviato via e-mail ai capi dell’etichetta Geoff Travis e Jeannette Lee prima ancora di aver suonato dal vivo. “Non cerchiamo mai di essere così versatili come finiamo per essere“, ha detto Ramon. “GOLDSTAR” ha una canzone in stile Delta Blues; ha una melodia ispirata agli ZZ Top. In una certa misura, i The Sophs vedono la creazione di canzoni come la pop art: si concentrano sull’idea di riprodurre qualcosa più e più volte fino a renderla insignificante. “Voglio rubare, plagiare e prendere in prestito“, spiega Ramon. La maggior parte delle canzoni dei The Sophs non permette all’ascoltatore di rilassarsi, soprattutto perché non si sa mai cosa succederà dopo.

FOTOCRIME – “Security”
[Artoffact]
pust-punk

Esplodendo con un post-punk melodico e martellante dalle sfumature industrial, i FOTOCRIME, pilastri del dark punk di Louisville, irrompono con un tono inaspettatamente aggressivo in “Security”. Poche band suonano in modo così immediato ed energico nel loro quinto album, eppure i Fotocrime sfrecciano attraverso le dieci canzoni di “Security” in poco più di trenta minuti con un fervore sorprendente. Questa direzione più orientata alla chitarra può sembrare un cambiamento radicale, ma per chi conosce bene la band è intrinseca nella storia musicale e nel DNA del leader Ryan Patterson.

EYES BE QUIET – “Una Stanza Vuota”
[Bradipo Dischi]
ambient, folk


Dopo il loro EP di debutto, in questo nuovo disco gli Eyes Be Quiet catturano un microcosmo fatto di rabbia, cura, solitudine e speranza: sette tracce che creano un universo sonoro delicato e intenso. Il progetto, sviluppato tra le colline di Brescia da Silvia e Gabriele, fonde atmosfere ambient-alternative, sussurri e voci urlate, creando un paesaggio musicale intimista e vibrante. Con influenze che spaziano tra Radiohead e Bon Iver, “Una stanza vuota” è un full length maturo, che lavora in chiaroscuro, capace di mescolare vulnerabilità e potenza espressiva, offrendo all’ascoltatore un’esperienza immersiva e personale. Gli Eyes Be Quiet consolidano la loro cifra artistica in un album che parla di malinconia, memoria e luci fioche accese nell’oscurità.n Un sound carezzevole e onirico che, unito a una delle voci più espressive della scena alternative italiana, dà vita ad un disco di esordio idillico e lacerante, intimo e potente.

PUP – “Megacity Madness (The Official Live Recordings)”
[Rise]
alt-rock

I Pup, eccentrici musicisti alt-rock di Toronto, hanno trascorso una settimana nel luglio 2025 esibendosi in una serie di concerti a Toronto. La settimana è iniziata con un concerto in una casa privata e si è conclusa al locale History, con tutti i concerti che hanno registrato il tutto esaurito. Questo LP contiene le registrazioni ufficiali dal vivo di quei concerti. Attualmente, queste canzoni non sono disponibili in formato digitale, ma solo come parte di una edizione limitata stampata su vinile multicolore.


THE OUTFIT – “Preservers of the Pearl”
[You’ve Changed]
alt-country, alt-rock

Gli Outfit (con Daniel Romano) pubblicano un nuovo album fondamentale per la loro carriera, “Preservers of the Pearl”, affermandosi come messaggeri della nuova ondata di rock and roll underground e portando avanti il movimento insieme ad altri pionieri come Mystery Lights, Sheer Mag, Shadow Show, Uni Boys e altri ancora. Tutto ha portato a questo punto. Daniel Romano abbandona il suo ruolo di unico autore, aprendo la strada ai fedeli membri degli Outfit Ian Romano e Carson McHone e dando il benvenuto nella band al suo amico di lunga data e leggendario rocker canadese Tommy Major. La band funziona come un vero collettivo, con molteplici voci e prospettive, tutte al servizio di un unico impulso creativo. Il risultato è sia un nuovo inizio che un ritorno a casa, una dichiarazione completa e senza paura. Registrato su nastro nel loro studio Camera Varda, l’album cattura la band dal vivo nella stanza – che respira, riflette e crede. È il suono delle mani e dei cuori umani al lavoro, in un momento condiviso di co-creazione, conservato in tempo reale in una straordinaria alta fedeltà. Ecco la musica come comunione – il rock n roll come esperienza.

THE LONG RYDERS – “High Noon Hymns”
[Cherry Red]
country

È il seguito dell’acclamato “September November”. Prodotto dal genio dello studio Ed Stasium, noto soprattutto per la sua lunga collaborazione come produttore e ingegnere dei Ramones. Ed ha anche prodotto i tre precedenti album dei Long Ryders. Il chitarrista/mandolinista dei Long Ryder Sid Griffin afferma che “High Noon Hymns” è “per due terzi il genere alt-country distillato che abbiamo contribuito a fondare negli anni ’80, per un terzo l’avventurismo Paisley Underground, ma con un pizzico della nostra folle soulfulness“.

GONG – “Bright Spirit”
[Kscope]
prog-rock

“Bright Spirit” è il terzo capitolo di una trilogia iniziata con “The Universe Also Collapses” (2019) e proseguita con “Unending Ascending” (2023). Registrato con il collaboratore di lunga data Frank Byng nel suo studio nel sud di Londra, “Bright Spirit” vede i Gong al loro meglio sperimentale, più avventurosi e più aperti al sogno che mai. E i sogni sono centrali in questo album. Non solo come immagini liriche, ma come modo di pensare, dove la psichedelia, l’amore e la sottile membrana tra i mondi alimentano la musica. I Gong continuano a portare avanti la tradizione iniziata dal fondatore Daevid Allen alla fine degli anni ’60, avendo recentemente completato lunghi tour negli Stati Uniti e in Europa.

MIDORI JAEGER – “(Un)planted EP”
[autoproduzione]
alt-pop

Il marchio unico di midori, caratterizzato da un alt-pop percussivo guidato dal violoncello, offre una visione nuova dello strumento, allo stesso tempo rustica e decisamente moderna. Dalla terra, l’albero. Dall’albero, il legno. Dal legno, il violoncello. Dal violoncello, un essere umano che lo avvolge. Scavato dal suolo e modellato in una melodia, il violoncello è lo strumento più umano di tutti. Vibra a una frequenza fondamentale e rimbomba in tutto il corpo. Chi lo suona non lo stringe semplicemente al collo, ma lo avvolge strettamente. Per la musicista londinese midori jaeger, che ha ricevuto il sostegno di Adrianne Lenker e Moses Sumney, tra gli altri, questo legame intimo è stato una delle poche costanti in una vita caratterizzata da continui sradicamenti e rimpianti.

WITCHCRAFT – “A Sinner’s Child EP”
[Heavy Psych Sounds]
metal

Dopo il monumentale successo di critica ottenuto con l’album del 2025 “IDAG”, che ha segnato il loro ritorno sulle scene, gli iconici Witchcraft, gruppo heavy rock svedese, tornano con un nuovo capitolo sorprendente e intimo: “A Sinner’s Child”. Il fondatore, cantante e visionario Magnus Pelander spoglia il suono fino alla sua essenza in questo nuovo EP di 5 tracce. Passando dalla profondità melodica proto-doom di brani come “Drömmen Om Död Och Förruttnelse” e “Själen Reser Sig”, al folk luminoso del singolo “A Sinner’s Child” e del suo seguito “Sinner’s Clear Confusion”, fino al soulful acoustic dirge di “Even Darker Days”, queste canzoni sono intessute da un filo più personale e immediato dal magnetico polistrumentista. L’EP “A Sinner’s Child” presenta il songwriting di Pelander nella sua forma più emozionante e vulnerabile, un canale diretto verso le melodie ossessive e la profondità emotiva che hanno definito l’eredità dei Witchcraft per oltre due decenni. È una testimonianza del potere senza tempo di una voce, di una melodia e delle materie prime del rock, distillate nella loro essenza, e un potente epilogo di “IDAG”.

CASHIER – “The Weight EP”
[Julia’s War Recordings / Winspear]
indie-rock

Nell’attuale ondata di band rock, i Cashier si distinguono per il profondo peso emotivo che trasmettono e per la chiarezza con cui lo esercitano. Fin dalla loro nascita, il quartetto di Lafayette, in Louisiana, ha creato un grande fermento attorno alla loro intensità di fondo che alimenta sia la loro ambizione che il loro impatto, inserendosi rapidamente nel circuito DIY nazionale, pur rimanendo fedeli alle loro radici cajun. I primi singoli hanno dimostrato la capacità della band di unire grunge, shoegaze, post-hardcore e indie rock, intrecciando dissonanze con innegabili hook melodici. La voce profondamente diretta della leader della band, Kylie Gaspard, attraversa i riff densi, fondendo le loro canzoni con i suoi testi grintosi ed emozionanti. Questo sound raggiunge la sua piena definizione in “The Weight”, l’EP di debutto dei Cashier, che racchiude le canzoni più precise della band fino ad oggi.

LADYLIKE – “It’s a Pleasure of Mine, to Know You’re Fine EP”
[Heist or Hit]
post-rock

I ladylike di Brighton sono caratterizzati da un particolare tipo di tranquillità. Quella che si respira alla luce delle candele. Naturale, controllata e ricca di una sottile euforia. Camminando delicatamente sulla corda tesa tra folk e post-rock, il loro sound si espande e si ritira. Come il paziente ma pervasivo sfaldarsi dei paesaggi oceanici, i brani dei ladylike annunciano una delicata metamorfosi che parla di rinnovamento, crescita e riparazione.