C’è una strana, quasi sfacciata forma di resistenza nel titolo del secondo lavoro dei Deadletter. Proclamare che l’esistenza sia una “beatitudine” – in un presente che sembra voler triturare ogni residuo di speranza con una voracità disarmante – suona come un ammutinamento intellettuale, o forse come la più lucida delle provocazioni. Dopo l’impatto tellurico di “Hysterical Strength“, la band guidata da Zac Lawrence torna a reclamare spazio nella scena inglese moderna, attraverso una tensione continua tra purismo post-punk e un’impronta propria.

Credit: Press

Se l’esordio era un’eruzione nervosa, “Existence is Bliss” si presenta come un organismo più complesso, meno muscolare ma decisamente più denso. Non lasciatevi ingannare dalla superficie:le dodici tracce si nutrono di una irrequietezza strozzata, mentre la materia sonora si stratifica: le tracce sono imprigionate in uno stato di allerta, rappresentato attraverso una teatralità da psico-dramma suburbano. L’apertura di “Purity I” è il manifesto di questo nuovo corso: non un’esplosione immediata, ma una propagazione lenta, risultato di un’ondata magnetica sotterranea che cattura l’ascoltatore con la pazienza di chi non sa di non dover gridare per farsi ascoltare.

È un disco che si nutre di frizioni e di incastri meccanici all’apparenza, ma brulicanti di nevrastenia all’interno. Da una parte una sezione ritmica inquieta, capace di galoppare tra battiti funk-punk e una rigidità marziale; dall’altra il sax di Nathan Pigott, che smette i panni dell’ornamento per farsi lama, incidendo i brani con schegge ora aspre, ora sinuose, che evocano una nobiltà art-rock d’altri tempi. Lawrence, dal canto suo, più che cantare sembra officiare un rito, trasformando ogni verso in una piccola resa dei conti esistenziale.

Episodi come “To The Brim” o la scura “It Comes Creeping” ribadiscono la capacità della band di plasmare sghembi inni per dancefloor polverosi, ma è nella seconda metà che l’album decide di rischiare un po’ di più, come in “What The World Missed”. “Among Us” o “By Gaslight””: il battito cardiaco rallenta, mentre le texture dei synth e l’elettronica sembrano proiettare un’aura quasi psichedelica, un calore rugginoso che avvolge senza mai offrire una reale rassicurazione.

Un ritorno che non si limita a confermare il talento della band dello Yorkshire, ma che offre qualche suggestione in più, sovente molto interessante. Se amante queste sonorità, date una chance ad “Existence is Bliss”, perché è un tipico disco grower che cresce ascolto dopo ascolto.