Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

ARLO PARKS – “Ambiguous Desire”
[Transgressive]
indie-pop

“Ambiguous Desire” rappresenta il lato più sicuro di sé e sperimentale di Parks, che sostituisce le sessioni con la band dal vivo con sintetizzatori modulari, plugin Ableton e campionatori che trasmettono gli spazi frenetici e vibranti in cui era immersa, il tutto mettendo in risalto la poesia e il lirismo acclamati per cui è amata. Riflettendo sulla realizzazione del disco, Parks racconta: “Ho ballato più che mai mentre realizzavo questo disco, ho anche fatto più amici che mai, mi sono ritrovata nello strano sottobosco delle serate juke di New York, mi sono lasciata andare, ho riso e riso e riso. Questo disco ha il desiderio al centro. Il desiderio è una forza vitale, è un volere, un anelito, uno slancio: siamo tutti vivi perché c’è qualcosa o qualcuno che vogliamo; il desiderio è un motore. Ma è anche misterioso, intricato, casuale, illuminante e UMANO».

DEARY – “Birding”
[Bella Union]
dream-pop

Con 11 brani che spaziano dai riff shoegaze profondi come l’oceano alle leggere spruzzate di indie etereo, “Birding” è il suono di una band che ha definitivamente trovato il proprio ritmo. Quando i deary, il trio dreampop londinese composto da Ben Easton, Dottie Cockram e Harry Catchpole, hanno intitolato il loro album di debutto “Birding”, non è stato solo un omaggio agli uccelli: hanno fatto riferimento al senso di espansione, meraviglia e abbandono che la loro musica evoca. Hanno scelto il titolo per attirare l’attenzione sull’impatto diretto che gli esseri umani hanno sul mondo che ci circonda, che si tratti della natura o di noi stessi. Con “Birding”, i deary hanno volutamente evoluto il loro sound, optando per testi più crudi e una strumentazione più pesante rispetto alle loro precedenti uscite.

ANGINE DE POITRINE – “Vol. II”
[autoproduzione]
math-rock

Lo sappiamo bene che gli Angine De Poitrine, dopo la loro esibizione al Trans Musicales di Rennes (Francia), hanno fatto il botto come visualizzazioni e sono diventati un fenomeno su Instagram e TikTok, aumentando in modo pazzesco i loro numeri. Sta di fatto che, sopratutto grazie a KEXP, Khn De Poitrine e Klek De Poitrine ora sono davvero gettonati e se il loro esordio di due anni fa era passato inosservato, la stessa cosa non potrà accade con “Vol. II”: vedremo se il loro rock sperimentale a base di math, jazz e progressive conquisterà gli ascoltatori.


U2 – “Eastser Lily”
[Island Records]
pop-rock

Bono sul significato del nuovo EP: “È un periodo in cui la nostra band sta scavando più a fondo nelle nostre vite per trovare una fonte di canzoni con cui cercare di affrontare il momento…con Easter Lily ci siamo ritrovati a porci domande molto personali come: le nostre relazioni sono all’altezza di questi tempi difficili? Quanto duramente si lotta per l’amicizia? La nostra fede può sopravvivere alla distorsione di significato che quegli algoritmi amano premiare? Tutta la religione è spazzatura e continua a dividerci…? O ci sono risposte da trovare nelle sue fessure? Ci sono cerimonie, rituali, danze che potrebbero mancare nelle nostre vite? Dal rito di Primavera alla Pasqua e alla sua promessa di rinascita e rinnovamento. L’album Easter di Patti Smith mi ha dato tanta speranza quando è uscito nel 1978. Non avevo ancora 18 anni. Il titolo è un omaggio a lei.“

THE BEVIS FROND – “Horrorful Heights”
[Fire Records]
psych-rock

“Horrorful Heights” segna un nuovo, straordinario capitolo nella ricca e leggendaria discografia dei The Bevis Frond, mettendo in luce la creatività intramontabile del cantautore, chitarrista e frontman Nick Saloman, che si appresta ad affrontare un altro decennio di attività discografica. Da tempo affermato come una delle voci più caratteristiche del rock underground britannico, Saloman continua a perfezionare il mix caratteristico della band, fatto di psichedelia melodica, epici brani chitarristici dal ritmo serrato e un songwriting incisivo e profondamente emotivo. “Horrorful Heights” offre uno dei punti di accesso più accessibili al mondo della band degli ultimi anni: un disco che raccoglie i loro punti di forza in un insieme coeso e vivido. Sebbene inconfondibilmente eclettico, “Horrorful Heights” presenta un ritratto mirato dei The Bevis Frond nel 2026: vitale, melodioso e libero da ogni nostalgia. Saloman descrive la raccolta in modo semplice: le migliori canzoni che ha scritto negli ultimi anni, nate in modo spontaneo e istintivo. Il risultato è un apice di una delle band underground britanniche più silenziosamente influenti.

JOE PERNICE – “Sunny, I Was Wrong”
[New West Records]
alternative

«Quando mi viene in mente una canzone, mi assicuro di non lasciarmela sfuggire», dice Joe Pernice. “Sunny, I Was Wrong”, il suo primo album in studio di brani inediti a suo nome, è nato durante un periodo di intensa ispirazione e produttività. Le canzoni gli venivano in mente quasi più velocemente di quanto riuscisse a registrarle, come se avessero aspettato il momento giusto per balzargli addosso. Con un piccolo aiuto da parte dei suoi amici, Pernice ne ha trasformate alcune in una splendida sintesi di tutte le qualità che lo hanno contraddistinto come cantautore nel corso degli anni: la sua facilità nel creare melodie struggenti, la sua propensione per arrangiamenti che strizzano l’occhio al passato del pop senza impantanarsi nella nostalgia, e una profonda empatia per i personaggi che popolano i suoi versi. “Sapevo di voler realizzare un disco in studio, e sapevo di voler realizzare un disco. Non volevo solo un miscuglio di brani. Non volevo realizzare un concept album, ma volevo qualcosa che andasse ascoltato dall’inizio alla fine. Volevo che fosse una destinazione. Un evento.

HIDING PLACES – “The Secret To Good Living”
[Keeled Scales]
alt-rock

Affinato grazie ad anni di esibizioni dal vivo e di lavoro in studio, questo LP di debutto è il primo del loro catalogo registrato tutti insieme in uno studio professionale, anziché nelle rispettive città di provenienza. Originari della Carolina del Nord e della Georgia, la band è composta da Audrey Keelin (voce, chitarra), Nicholas Byrne (voce, chitarra), Henry Cutting (batteria) e Michael Matsikis (basso, produzione). Insieme, hanno sviluppato un sound all’avanguardia con un senso di nostalgia incorporato: una miscela che attinge dall’indie rock collage-like degli Yo La Tengo, dall’elegante slowcore dei The New Year, dalle canzoni-racconto ricche di riff dei Drive-By Truckers e dal ronzio analogico dei The Microphones.

SNUFF – “Silly Not Silly”
[Wild Honey Records]
indie-rock

Gli SNÜFF sono una delle realtà più luminose emerse negli ultimi anni dalla scena DIY italiana. Un power trio capace di muoversi con naturalezza tra ruvidità e melodia, immediatezza e profondità emotiva. “Silly Not Silly” è il loro secondo album, scritto nel corso di anni di concerti e vita condivisa. Un disco che attraversa amore, fragilità e relazioni, con uno sguardo diretto e sincero, capace di far convivere energia e malinconia, luce e ombre. Costruito sulla chimica essenziale del power trio, il suono si muove tra groove elastici, dinamiche taglienti e melodie memorabili. Le voci maschili e femminili si intrecciano e si rincorrono, passando da momenti intimi a esplosioni più abrasive. Il risultato è un equilibrio naturale tra istinto pop e attitudine garage, dove la semplicità diventa spazio creativo. Le coordinate sono quelle di un immaginario che unisce la crudezza minimale di Velvet Underground e Vaselines, l’immediatezza dei Beatles e le tensioni oblique di Pixies e Breeders, il tutto filtrato attraverso una sensibilità profondamente radicata nella scena DIY contemporanea.

BILLY FULLER – “Fragments”
[Invada]
alternative

“Fragments” non è un album incentrato sui singoli o sulle mode. È musica nata dall’amore per la musica stessa, realizzata da un musicista che da oltre 25 anni non smette di comporre e pubblicare nuova musica. È un trionfo discreto della libertà musicale. Billy Fuller è meglio conosciuto come membro fondatore, autore e bassista della band Beak>. Negli ultimi 16 anni lui e i suoi compagni di band hanno pubblicato 4 album, numerosi singoli, EP e colonne sonore, con il basso di Fuller sempre come forza trainante nelle loro composizioni, conferendo a Beak> il suo suono caratteristico, sempre costruito attorno al basso.

SUNN O))) – “Sunn O)))”
[Sub Pop]
metal

Da quasi trent’anni, i Sunn O)))Stephen O’Malley e Greg Anderson – hanno ampliato i confini della musica heavy, a cavallo tra l’avanguardia e il rock, per forgiare uno stile immediatamente riconoscibile come proprio. Ora, i Sunn O))) tornano con il loro primo album di inediti dopo l’acclamato “Pyroclasts” del 2019. Il loro decimo album – il loro debutto per la Sub Pop – dimostra la maestria del duo nel gestire tempo e spazio, luce e oscurità, e la loro volontà di evolvere il loro inconfondibile sound in nuove forme audaci.

MAKTHAVERSKAN – “Glass and Bones”
[Welfare Sounds & Records]
post-punk

Il gruppo post-punk svedese Makthaverskan torna con il suo attesissimo quinto album, che include il brano di punta “Won’t Wait”. Spinta da chitarre trascinanti, la canzone trasmette l’urgenza di liberarsi e riprendere il controllo. I Makthaverskan si sono guadagnati elogi per i loro infuocati concerti dal vivo e sono noti per la loro miscela di dream pop jangly, intensità emotiva e la voce inconfondibile di Maja Milner.

DEMMERS – “Forced Perspective”
[Protagonist]
post-punk

C’è un particolare tipo di tensione architettonica che pervade i sobborghi del New Jersey: la sensazione di essere intrappolati dalla storia mentre si guarda verso un orizzonte industriale e incerto. È un ambiente che ha dato vita ad alcuni dei brani hardcore più viscerali degli ultimi due decenni, ed è il terreno da cui sono emersi i Demmers. Nel loro album di debutto, “Forced Perspective”, la band si spoglia della distorsione tipica del proprio pedigree heavy per rivelare qualcosa di più freddo, tagliente e profondamente inquietante. Sebbene i Demmers considerino chiaramente la maestosità monocromatica dei Chameleons e dei The Sound come punti di riferimento, “Forced Perspective” non è un semplice esercizio di adorazione degli anni ’80. La raccolta di nove brani è influenzata dalla storia dei membri nella scena hardcore: un passato che qui si manifesta non nel volume, ma in una velocità e un intento implacabili che riecheggiano anche il peso emotivo dei Sunny Day Real Estate e dei Mineral.

JOHN ANDRES & THE YAWNS – “Streetsweeper”
[Earth Libraries]
alternative

John Andrews ha trascorso gli ultimi anni rintanato a Red Hook, Brooklyn, un quartiere che si trova appena al di fuori del flusso naturale della città. Un tempo plasmato dall’industria marittima e in seguito rifugio per artisti alla ricerca di ampi spazi nei magazzini, la sua storia e il suo isolamento gli conferiscono un fascino tranquillo. “Streetsweeper”, il quinto album di John Andrews & The Yawns, riflette questa prospettiva: serena, autonoma e curiosa nei confronti dei movimenti che la maggior parte delle persone trascura. A pochi isolati di ciottoli dal porto fiancheggiato da navi da carico, Andrews ha scritto decine di nuove canzoni al suo pianoforte elettrico. Per i fan di Cut Worms, Widowspeak, Andy Shauf, Michael Nau, Drugdealer.

ROBBER ROBBER – “Two Wheels Move the Soul”
[Fire Talk]
post-punk

Scritto e registrato in seguito alla demolizione della casa in cui i membri fondatori Nina Cates e Zack James avevano vissuto a lungo, “Two Wheels Move the Soul” cattura il caos di una vita in balia delle autorità. Spinto dai versi disinvolti di Cates — ispirati alla cadenza naturalmente cool di Gucci Mane e Lou Reed — “Two Wheels Move the Soul” spazia da brani post-punk infuocati, a inni slacker disillusi, fino a melodie che addolciscono ogni pillola amara ingoiata lungo il percorso. “Two Wheels Move the Soul” affronta il disagio della classe sociale, dello sconvolgimento e dell’inevitabile catastrofe, come solo i Robber Robber sanno fare.

OVADIA FAMULARI GAZICH – “Yiddish Blues”
[Moovon]
cantautorato

Il Blues è la condizione dello spirito di chi si trova lontano da ogni dove. È una musica di esiliati, di schiavi, di martirizzati. È una musica che nasce dalla condizione dello sradicamento. La cultura yiddish è una cultura di esilio, di assenza di patria e di confini. Queste risonanze comuni ci hanno spinti ad intitolare questo viaggio in musica e parole proprio Yiddish Blues“. “Yiddish Blues” è un affondo poetico e musicale nelle culture dell’esilio, nella spiritualità dei popoli senza patria, nel dolore e nella resistenza trasformati in canto.

GRADE 2 – “Talk About It”
[Hellcat]
punk

Il trio punk britannico dei Grade 2 torna alla grande con “Talk About It”, il loro terzo album e il più incisivo, pubblicato dalla storica Hellcat Records di Tim Armstrong. Si tratta di un’ondata di 11 brani che fonde la convinzione schietta del punk classico con la disillusione, le crisi d’identità e la rabbia silenziosa della Generazione Z, interpretata da tre artisti originari dell’Isola di Wight che hanno affinato il loro stile sin da quando, a 14 anni, hanno iniziato a suonare cover. Jack Chatfield, Jacob Hull e Sid Ryan hanno trascorso tredici anni trasformando il loro istinto grezzo in un ruggito inconfondibile, e “Talk About It” li cattura a tutta velocità.

MARIA TAYLOR – “Story’s End”
[Virgin]
indie-folk

L’acclamata cantautrice Maria Taylor, nota soprattutto per il suo lavoro con gli Azure Ray, torna con “Story’s End”, una raccolta dall’atmosfera sommessa e cinematografica che si snoda come un racconto intimo di perdita, guarigione e silenziosa trasformazione. Con la partecipazione di Mike Mogis, Conor Oberst, Nate Walcott e Ben Brodin, l’album abbina la voce intima di Taylor a archi dal respiro ampio, un pianoforte dal suono cristallino e arrangiamenti suggestivi.

THUNDERCAT – “Distracted”
[Brainfeeder]
R&B

A sei anni esatti dall’uscita del suo ultimo LP, Thundercat pubblica il suo quinto album in studio, “Distracted”, per l’etichetta Brainfeeder. Il nuovo album vede la partecipazione di A$AP Rocky, WILLOW, Tame Impala, Channel Tres, Lil Yachty e una collaborazione inedita con il compianto Mac Miller. Ciò che Thundercat vuole che gli ascoltatori traggano da “Distracted” è di una semplicità disarmante: “Godetevelo e divertitevi, sapendo che la lotta è reale e cambia forma, ma continuate ad andare avanti“. In un’epoca che richiede commenti costanti, Thundercat offre qualcosa di più tranquillo e, a modo suo, più radicale. Ci dà il permesso di essere confusi. Di essere stanchi. Di essere, beh, distratti — e comunque creare qualcosa di bello dal rumore.


SOPHIA YAU-WEEKS – “Misty Mountain”
[autoprodotto]
indie-folk

Abbracciando l’espressione artistica organica e la collaborazione, l’album esplora temi come l’amore e le relazioni, il dolore e il trauma, la resilienza e il collettivismo, traendo ispirazione sonora da artisti come Nick Drake e Big Thief. Il desiderio di Yau-Weeks di registrare in analogico non riguardava solo il calore sonoro che avrebbe offerto, ma anche un tentativo di abbracciare la lentezza e l’imperfezione, un rifiuto della produttività e del perfezionismo instillati in lei fin da giovane. Yau-Weeks ha dichiarato: “Il processo di registrazione di questo album è stato un atto di disimparare e reimparare. I limiti del nastro ci hanno costretti a fidarci del nostro intuito nel fare scelte musicali e ad accogliere la singolarità di ogni take. Penso che il disco rifletta una crescente fiducia nella mia musicalità“. Il disco è pieno di onestà emotiva, frutto della profonda introspezione di Yau-Weeks.

CORROSION OF CONFORMITY – “Good God / Baad Man”
[Nuclear Blast]
metal

L’album “Good God / Baad Man” dei Corrosion of Conformity racchiude l’intero spettro dell’eredità della band: dalle radici punk ad alta energia ai groove paludosi del Sud e al rock pesante e incentrato sui riff. Grezzo, dinamico e spudoratamente variegato, l’album mette in mostra ogni sfumatura del sound dei COC, regalando un viaggio travolgente, tanto grintoso quanto pieno di sentimento.

WENDY EISENBERG – “Wendy Eisenberg”
[Joyful Noise]
folk sperimentale

Wendy Eisenberg è stata negli ultimi dieci anni una figura di spicco della scena musicale indipendente e un’artista dalla versatilità ispirata. In qualità di cantautrice, improvvisatrice e chitarrista virtuosa, le coordinate della sua arte sono in continuo mutamento, spaziando dall’art-rock al jazz, passando per un’improvvisazione libera travolgente e un folk eloquente. Nostalgica dell’atmosfera bucolica della sua ex casa, Eisenberg è stata attratta dai suoni caldi del country e del folk. “Le canzoni sono autentiche canzoni folk“, dice Eisenberg del proprio disco. “La produzione non punta tanto a vedere di cosa sia capace la chitarra, quanto piuttosto ad accettare la stranezza intrinseca dei linguaggi che ha parlato nell’ultimo secolo e mezzo.

ETTA – “Queste Cose Sono Io”
[ADA Music Italy / Warner Music Group]
indie-rock

In questo lavoro in studio la scrittura resta quella affilata e ironica di Etta, ma lascia spazio anche a momenti più fragili e toccanti. Un disco che traduce idee e visioni in musica: pretenzioso nel senso più ostinato del termine, perché rivendica ancora la possibilità di immaginare un futuro migliore. Etta racconta: «“Queste cose sono io” può sembrare un percorso autobiografico, e in parte lo è. Ma non solo. Racconta sentimenti, descrive i nostri giorni e invita a riflettere sul futuro. Sono fiera di questo album: è stato costruito nel tempo insieme a V_Rus, che lo ha reso eterno. Uno spaccato di verità in un momento in cui il mercato musicale e la nostra società sembrano volerci solo distrarre. Siamo controcorrente? Probabilmente sì. Ma ci sono persone che hanno bisogno della verità. Io canto e scrivo per loro. Non posso smettere di essere quella che sono. So di avere molti difetti e di essere molto autocritica, ma considero questa cosa un vantaggio. Mettersi in discussione è la chiave per migliorarsi e io voglio dare il massimo per il mondo. La mia musica deve schierarsi con me dalla parte dei deboli, dei feriti, degli emarginati e degli incompresi. Essere fragili non significa essere concentrati solo su sé stessi: al contrario, la fragilità può renderci ancora più empatici con ciò che ci circonda.»

SPACEPORT – “Cut the Lake”
[Aura Vortex]
indie-rock

Un disco coinvolgente e dinamico che oscilla tra folktronica, pop sognante e rock alternativo dal sound tagliente. La voce e il songwriting di Arianna sono in primo piano con la sua narrazione ricca di dettagli, ma la band la accompagna con ondate di distorsioni, chitarre acustiche dal sapore bucolico, fiati e delicati assoli di synth. “Cut the Lake” è una raccolta di canzoni calde e introspettive che esplorano piccoli momenti di evasione nella vita quotidiana, il tutto con il mix unico della band di indie rock, folk, musica classica e suoni ambient/elettronici. Se il loro album di debutto “Window Seat” fosse un film di fantascienza, questo disco è un romanzo fantasy. “Volevo che le canzoni evocassero l’esplorazione e l’avventura: decifrare i simboli nello skyline di una città, o decodificare la mappa incisa su uno stagno ghiacciato“, dice la polistrumentista, cantante e cantautrice Arianna Wegley.

GOOD KID – “Can We Hang Out Sometime?”
[Many Hats]
alternative

I Good Kid non sono la tipica band rock; sono probabilmente il gruppo indie più famoso di cui non avete mai sentito parlare. Quello che era iniziato come un passatempo per cinque studenti di informatica che cercavano di distrarsi dai compiti — Nick Frosst alla voce, Jon Kereliuk alla batteria, Michael Kozakov al basso, David Wood e Jacob Tsafatinos alle chitarre — si è rapidamente trasformato in qualcosa di molto più grande, evolvendosi in un’enorme comunità globale che invita le persone a mostrarsi per quello che sono senza scusarsi. Con quattro EP di successo all’attivo, il primo album dei Good Kid, “Can We Hang Out Sometime?”, offre i ritornelli energici e i riff creativi che sono diventati il segno distintivo del loro sound, spingendosi al contempo con coraggio verso nuovi territori; i fan di lunga data troveranno i brani di successo tipici dei Good Kid che hanno imparato ad amare, ma sentiranno anche la band esplorare nuove texture, ritmi e colpi di scena sonori nella loro proposta più grintosa di sempre.

A PLACE TO BURY STRANGERS – “Rare and Deadly”
[Dedstrange]
indie-rock / shoegaze

“Rare and Deadly” apre le porte di un archivio decennale fatto di nervi a fior di pelle e caos sonoro degli A Place To Bury Strangers. Coprendo il periodo dal 2015 al 2025, questa raccolta di demo, B-side, esperimenti abbandonati e frammenti dimenticati rivela la band nella sua forma più autentica, sospesa tra idee rivoluzionarie e splendidi errori. Estratti dall’archivio personale di Oliver Ackermann, composto da registrazioni notturne, nastri bruciati e sessioni incomplete, questi brani pulsano dell’energia indisciplinata che ha sempre caratterizzato gli A Place To Bury Strangers, ma qui le interferenze sono più vicine, l’elettricità più pericolosa, i bordi lasciati apposta frastagliati. In queste registrazioni si può sentire l’evoluzione della mente inquieta di Ackermann: riff mutati da pedali difettosi; canzoni nate da apparecchiature spinte oltre i propri limiti; delicate melodie travolte da muri di feedback fino a quando ne rimangono solo i fantasmi. Alcuni brani sembrano prototipi di un caos futuro, semi che in seguito sono sbocciati negli album in studio. Altri sono vicoli ciechi: idee troppo instabili, troppo strane o troppo personali per poter mai rientrare nella cornice di una vera e propria pubblicazione. Ma insieme formano una storia segreta della band, un mondo parallelo di possibilità che esisteva appena fuori dai riflettori.

NIGHTMARE ON WAX vs ADRIAN SHERWOOD – “In A Space Outta Dub”
[Warp]
elettronica

Un incontro geniale tra menti musicali. Per celebrare il ventesimo anniversario di “In A Space Outta Sound”, George Evelyn, alias DJ E.A.S.E., ha affidato i nastri al maestro del dub Adrian Sherwood per intraprendere un viaggio sonoro inebriante attraverso otto brani dell’album originale, nello spirito delle radici reggae e dei sound system che hanno ispirato il disco di partenza. Il risultato è una rivisitazione fresca di un classico molto amato, nella scia di album come “No Protection” dei Massive Attack e “Lucifer On The Moon” degli Spoon. Oltre alla sua magica abilità al mixer, Sherwood ha coinvolto alcuni dei principali musicisti della On-U Sound per aggiungere ulteriori strumenti e trasformare questa collaborazione in qualcosa che va ben oltre la somma delle sue parti.

DIEGO CEO – “Of Wood, Sea and Wind”
[Mosho Dischi]
elettronica

Produttore e sound designer che vive tra la Puglia e la Scozia, Diego Ceo arriva a questo disco dopo anni nell’universo strumentale lo-fi / chill-beats. Con questo album la direzione cambia: la voce entra stabilmente nel suo linguaggio e la scrittura si espone, rivelando una dimensione da songwriter finora rimasta in secondo piano. Nel disco radici emo, elettronica contemporanea e tensione melodica convivono in equilibrio. Chitarre, manipolazione dei sample, pianoforti ovattati e pattern ritmici incisivi costruiscono un suono che attraversa memoria, paesaggio e relazioni con uno sguardo diretto, e che vede nei propri riferimenti artisti come Bon Iver e Fred Again.

BRUCE HORNSBY – “Indigo Park”
[Zappo Production]
cantautorato

Il nuovo album di Bruce Hornsby, “Indigo Park”, è una sorta di concept album, un’ampia riflessione multidimensionale sulla natura dell’invecchiamento e della memoria, spesso caratterizzata da un tono leggero: il modo in cui certe scene permangono placide mentre altre si gonfiano fino a diventare catastrofi immaginarie, il modo in cui ricordiamo e il modo in cui dimentichiamo. In tutto l’album, Hornsby contempla momenti del suo passato remoto, a volte cercando di “risolverli”, altre volte alla ricerca di indizi sulla sua visione del presente. “È solo un vecchio bastardo che guarda indietro, mentre spera di spingersi verso nuove e avventurose aree musicali e testuali“, dice Hornsby delle sue nuove canzoni, con un sorriso di caratteristica autoironia. “Ad essere onesto, ho trovato un modo, un percorso per…invecchiare con grazia, con l’aiuto di alcuni miei nuovi amici“.

LAVALOVE – “Tan Lines”
[Pure Noise]
garage-surf-rock

L’album parla di come uscire da brutte relazioni e cattivi stati d’animo grazie a notti in compagnia degli amici e alle prime ore del mattino in spiaggia, fondendo surf rock, grinta garage, brillantezza indie e scintillio psych-pop.

THE BLUE HERONS – “Demon Slayer”
[Shelflife Records]
indie-pop

In tutto l’album, la band affina il sound per cui è diventata famosa: un dreampop malinconico con un senso cinematografico di spazio ed emozione, in cui le canzoni si dispiegano come scene di un film illuminate da chitarre scintillanti e da una voce limpida ed espressiva. Oscillando tra jangle pop, dreampop atmosferico e jangle gaze sfumato, l’album bilancia chiarezza e profondità, con melodie di chitarra stratificate che fluttuano sopra morbide trame shoegaze. Nel 2020 Andy Jossi (Svizzera) e Gretchen DeVault (Stati Uniti) hanno deciso di lavorare insieme, creando un suono distintivo e sentito, costruito su chitarre scintillanti, arrangiamenti che si dispiegano con cura e voci venate di malinconia abbinate a forti hook melodici. In “Demon Slayer”, quella base si espande, rivelando una tavolozza sonora più ampia e una gamma emotiva più profonda, pur rimanendo ancorata alla melodia e al movimento.

L.Y.R. – “Dark Sky Reservation”
[Real World]
alternative

Il nuovo album dei L.Y.R., la loro terza uscita discografica, parte dall’idea che i punti di luce più lontani – le stelle – possano essere visti solo nell’oscurità. È una sorta di contraddizione che trova espressione musicale in questi nuovi brani, con la band sempre alla ricerca di barlumi di speranza e costanza in un mondo sempre più sconcertante e sferzato dalle tempeste. dDiversi brani dell’album trattano del clima incasinato del nostro pianeta contemporaneo, sia meteorologico che psicologico, dalle descrizioni di una terra inondata da temporali ai giardini sul retro fradici della periferia, una crisi climatica causata dall’urbanizzazione sfrenata. In questo contesto, le “dark sky reservations” sono quelle regioni del paesaggio in cui l’inquinamento luminoso è scoraggiato e persino vietato, per consentire agli scienziati e agli astrofili occasionali di scrutare il cosmo e vedere la gloria delle costellazioni, quei disegni di luce che ci hanno incantato e affascinato per centinaia di migliaia di anni.

LERO LERO – “s/t”
[Black Sweat Records-Panta-Shh/Peaceful]
anti-folk

Lero Lero è il collettivo fondato dai musicisti siciliani Alessio Bondì, Donato Di Trapani e Fabio Rizzo.
Il progetto nasce da un lavoro sull’Archivio Sonoro siciliano del ’900: storie di carrettieri, carcerati, lavandaie e salinai, che vengono riprese in mano con approccio “anti-folkloristico” e quello che ne viene fuori è fuoco puro. Materia viva, fisica, che suona come nuovo blues del Sud, profondo, politico nel senso più umano del termine, e capace di aprirsi a derive anche molto contemporanee e sperimentali.

STRANGE FRUIT – “Drips” EP
[Gentle Tuesday Recordings]
elettronica, dreamgaze

Un viaggio lucido ai confini della coscienza sonora, questo è un momento decisivo nell’evoluzione della band con sperimentazioni kosmische, paesaggi sonori espansivi e fantasticherie motorik che sicuramente delizieranno i fan di Stereoab, Bowery Electric, pinkshinyultrablast, Boards of Canada. Il collettivo con sede a Giacarta entra in una nuova dimensione con il coinvolgimento di produttori di livello mondiale come gli Hardway Bros, Tom Furse e Jonathan Kusuma. Momento determinante nell’evoluzione della band, questa pubblicazione riunisce frammenti delle loro idee visioonarie degli ultimi 11 anni per raggiungere un’identità sonora più coesa.