Dire che i deary ci ricordano fortemente i Cocteau Twins è una brutta cosa? Ma direi proprio di no, anche perché i CT sono stati una band favolosa e chi si muove su quel magico tracciato sonoro non può che avere la nostra stima se le canzoni sono ricche di quel fascino quasi “sovrannaturale”. Sì, perché i deary, con la loro musica, evocano e potenziano un nostro lato spirituale, lo elevano e lo redono interlocutore principale, elemento necessario per sentirsi in totale comunione con quanto stiamo assaporando. Eppure, pur entrando perfettamente in sintonia con quella nostra parte nascosta, sanno stuzzicare anche il nostro io più immediato, quello che richiede sensazioni più tattili, più fisiche vorrei dire. Ecco che i deary arrivano a tutti i nostri livelli di ascolto e di approccio.

Viene quasi da sorridere pensando che “Birding” è l’album d’esordio della band, visto da quanto qui su IFB ne stiamo parlando, eppure i ragazzi, ora stabilmente un trio, hanno realizzato un lungo percorso di crescita che trova perfetto compimento qui, con un disco bellissimo, tanto suggestivo e coinvolgente quanto puro e cristallino, legato a piccoli ma splendidi particolari che fanno sempre la differenza. Che poi è sempre stata così la musica dei deary, ma forse ora l’equilibrio perfetto è stato raggiunto grazie anche a Harry Catchpole e al suo lavoro ritmico, che infonde ancora più varietà e brio al sound della band, permettendogli di librarsi alto ma evitando una sua totale dispersione.

Mi piace “Birding” perché non vuole fare un passo più lungo della gamba: sa essere prezioso, misurato (non attendetevi esplosioni shoegaze o divagazioni fin troppo eteree, entrambe racchiuse forse solo nella sublime “Alfie”) e tutt’altro che pretenzioso, chiaro nei suoi riferimenti (e citare anche i Lush non è affato sbagliato), mai troppo astratto ma nemmeno troppo compiaciuto o sbilanciato verso un dream-pop gentile e invitante, ma sopratutto sa distillare sagaci gocce di pop in modo accurato affinchè l’ascolto risulti ancora più accogliente anche quando i toni si fanno più ombrosi (e non mancano di questi attimi).

Una canzone su tutte? Beh, una non basta, visto che, in un contesto qualitativamente alto, ammetto di avere un debole fortissimo per due brani che sono vicini in tracklist ma che mi sembrano lontani come approccio, ovvero “No Sweeter Feeling”, con una ritmica jazzata e un taglio dream che assume un contorno quasi arioso, rurale, bucolico (aspetto che nella band è spesso messo in evidenza) e poi il crescendo, quasi mistico, di “Terra Fable”, vero e proprio mantra notturno e oscuro, ipnotico e circolare, che rapisce fin dal primo ascolto.

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