Incredibile a dirsi, ma l’epopea dei Gong – storico nome del progressive rock nato in Francia sessant’anni fa – prosegue imperterrita anche senza alcun membro originale in formazione. Il nuovo disco, intitolato “Bright Spirit”, esce a undici anni di distanza dalla morte del fondatore Daevid Allen, e non è nemmeno il primo pubblicato senza il suo contributo! Più che una semplice band, i Gong sono una sorta di evento cosmico che si spinge oltre le barriere del tempo e dello spazio.

Le sette tracce dell’album sembrano provenire da un’altra dimensione: musica complessa, stratificata, intrisa di atmosfere cosmiche ed epiche capaci di catapultare l’ascoltatore in territori che sfuggono a qualsiasi comprensione razionale. I dieci minuti abbondanti dell’orientaleggiante “Dream Of Mine” valgono più di mille parole: i Gong non sono più quelli di un tempo, eppure continuano a incarnare il volto più mistico e assoluto del progressive, capace di inglobare sfaccettature stilistiche tra le più disparate.
L’impressione complessiva è di trovarsi alla deriva su un pianeta alieno, popolato di creature assurde ma dai contorni stranamente familiari e antichi – come se fossero state immortalate sulla copertina di un romanzo Urania di cinquant’anni fa.
“Bright Spirit” è puro progressive in salsa fantascientifica: non a caso, la componente space rock ne rappresenta il perno centrale. Attorno ad essa orbitano, come mini-satelliti attorno al Sole, tracce di math rock, metal cervellotico (“Mantivule”), jazz, krautrock, elettronica sognante in stile Tangerine Dream (“The Wonderment”), pop psichedelico accessibile (“Stars In Heaven”) e meno accessibile (“Fragrance Of Paradise”).
In meno di tre quarti d’ora, i Gong orchestrano un viaggio stellare illuminato da chitarre elettriche e fiati di ogni genere, da melodie pure e celestiali e sovrapposizioni ritmiche e sonore che evocano un gigantesco Big Bang in chiave rock. Un’esperienza forse non più totalizzante come un tempo, ma che vale ancora la pena di vivere.













