Con “My Ghosts Go Ghost”, il duo formato da RiTchie e Parker Corey inaugura una nuova fase artistica nata dalle ceneri degli Injury Reserve. Dopo la morte del compagno Stepa J. Groggs, i due scelgono di proseguire il loro percorso sotto un nuovo nome, trasformando il lutto in materia sonora.

Il disco si muove in un territorio instabile: rap continuamente attraversato da glitch elettronici, free jazz, collage vaporwave e improvvise esplosioni di noise. La produzione di Corey costruisce paesaggi sonori fragili e frammentari, dove i beat emergono e si dissolvono senza soluzione di continuità.
RiTchie rappa come se stesse registrando il flusso della propria coscienza. L’inizio è folgorante. Malinconico, anche dolce, instabile. Grande qualità. Poi, in brani come “Dead Weight” o “Grapefruit” tutto si moltiplica e si distorce. Sprofondiamo in incubi, tutto diventa profondamente inquieto.
La tensione sonora cresce fino al finale: “Double Trio 2″ esplode in un assalto orchestrale tra jazz e noise, mentre “And I Dance” introduce un inatteso momento di luce. L’ultimo brano, “GGG”, affronta direttamente la morte di Groggs, trasformando il ricordo in una meditazione dolorosa sul tempo e sulla memoria.
Proprio nella sua instabilità, “My Ghosts Go Ghost” trova la propria forza: non cerca di spiegare il dolore, prova semplicemente a suonarlo.













