Credit: Emilyn Cardona

Grazie alla nostra rubrica “Brand New” seguiamo i Cardinals praticamente dall’inizio, cioè dal 2023 quando, dopo essere stati messi sotto contratto dalla So Young Records, hanno iniziato a pubblicare prima una manciata di singoli, poi l’omonimo EP (2024) e infine, lo scorso febbraio, il loro debutto full-length “Masquerade“.

Questo lungo percorso li ha portati a una continua e interessante crescita e anche dal vivo abbiamo letto ottime recensioni su di loro, confermate anche dalla loro performance in terra occitana del mese scorso e più precisamente al This Is Not A Love Song Festival di Nimes, a cui abbiamo avuto il piacere di assistere.

Nel frattempo sono uscite anche alcune date estive italiane tra cui quella all’Urbica di Pesaro, uno dei nostri locali preferiti in una delle nostre città preferite: oggi siamo arrivati al terzo dei loro quattro concerti nel nostro paese (martedì 14 saranno alla Largo Venue di Roma e poi torneranno anche al Mojotic di Sestri Levante (GE) domenica 9 agosto).

La venue e officina di biciclette, inaugurata solamente lo scorso dicembre, continua il suo ottimo lavoro, in abbinamento anche alla eccellente programmazione estiva ai Bagni Elsa di Fano.

Mancano pochi attimi alle nove e cinquanta, quando questi ragazzi di Cork salgono sul palco del locale marchigiano: è “Twist And Turn”, brano che apre anche il loro omonimo EP, a scaldare per primo la folla pesarese. Dopo un delicato intro strumentale che inizia a costruire una certa atmosfera, ecco la voce del frontman Euan Manning che aggiunge una forte dose di emotività (come accadrà per tutti i cinquantacinque minuti del concerto), mentre le sei corde si fanno sempre più rumorose ben supportate da un potente drumming.

Poco più avanti ecco una delle nostre canzoni preferite di “Masquerade”, la splendida “St Agnes”: una grande intensità con lo splendido suono della fisarmonica di Finn Manning ad aggiungere un tocco folky e un drumming saltellante, mentre non manca mai la passione, così come un meraviglioso senso melodico.

Subito dopo ecco “Masquerade”, title-track del loro debutto full-length, con quella sua malinconia, quella sua sofferenza e quel suo dolore che troviamo sia nella voce di Euan sia nelle vorticose distorsioni delle chitarre, mentre l’accordion aggiunge ancora una volta colori folk: anche dal vivo è qualcosa di assoluto e incredibile.

La cattiveria folk-punk segna invece “Anhedonia” dal ritmo veloce e incredibilmente intensa e non lascia nemmeno un secondo per respirare al pubblico marchigiano.

Credit: Giulio Sgarbi

Il ritmo saltellante della successiva “Barbed Wire” non deve confondere perché la passione dei vocals del frontman e l’immancabile fisarmonica la rendono molto emotiva e folky, sebbene strumentalmente intensa.

“Over At Last” è molto rumorosa e aggressiva, anche più che nella versione del disco, ma anche qui il lato passionale non viene a mancare, mentre “The Burn Of Cork” è un continuo cambio di velocità e di emozioni.

Il set si chiude con “If I Could Make You Care”, un tocco di romanticismo e di malinconia che sembra sfociare dalle strade di Parigi di qualche secolo fa, invece che da Cork, prima di chiudersi con un attacco chitarristico che rasenta lo shoegaze: spettacolo puro!

Meno di un’oretta per i Cardinals, ma tutta sostanza (Euan ha parlato solo una volta verso la fine del concerto): la loro musica anche dal vivo ha saputo regalarci emozioni intense e sincere, con cambiamenti di tono anche all’interno della stessa canzone, ma i sentimenti rimangono sempre in primo piano.