Non poteva esserci stagione meno adatta per un album del genere. La musica dei Moonspell avvolge l’ascoltatore come un manto di fitte tenebre ornato di atmosfere oscure e melodie glaciali. Un disco rinfrescante per questa bollente estate stravolta dal cambiamento climatico? Non proprio.

Credit: Bandcamp

Perché le note gelide ma eleganti della band portoghese sono l’esatto opposto di quello che una persona comune vorrebbe sentire mentre se ne sta spaparanzata in spiaggia. La musica di “Far From God” non ha nulla di refrigerante o rigenerante. Potrebbe benissimo essere stata scritta e registrata nelle cripte di un castello maledetto assediato da una notte perenne.

Tutto suona tenebroso, epico, incredibilmente severo ma al contempo romantico – con sprazzi di dolcezza rosso carminio sparsi qua e là tra i brani, come scie di sangue lasciate da una lugubre marcia di vampiri. Se il lato puramente metal del gruppo sembra essersi attenuato con il tempo, il cuore gotico batte forte più che mai.

I Moonspell di oggi sono assolutamente padroni del loro mestiere, e si muovono con gran disinvoltura tra brani ben strutturati ed eseguiti dove tutto ruota attorno a evocative atmosfere dark figlie degli anni ’80, non di rado adornate da impeccabili interventi sinfonici.

La voce baritonale di Fernando Ribeiro, straordinariamente simile a quella del compianto Peter Steele dei Type O Negative, illumina la via di un viaggio cupo ma intensissimo. Una discesa agli inferi impreziosita da vere e proprie perle come “Biblical”, “Our Freedom To Fall” e “Reconquista”, caratterizzate da un ottimo bilanciamento fra la pesantezza del doom metal e la malinconia funerea che da sempre è alla base dei lavori del gruppo lusitano.

Con le otto tracce di “Far From God” i Moonspell non provano a sparigliare le carte sul tavolo, né tantomeno a sperimentare con un sound ormai ben consolidato. Preferiscono mettere in mostra il loro lato più onesto e maturo, producendo un’opera raffinatissima dove tutto sembra essere al posto giusto. Una danza macabra che avanza solenne (e senza troppe sorprese) fra le ombre melodiche disegnate dalle chitarre e dalle tastiere, protagoniste assolute in un affascinante mondo dominato dal buio più profondo.