Sono passati cinque anni da “Chain Reaction” (2021) album d’esordio di Catherine Moan che già rivelava una forte passione per il synth pop anni ottanta e d’inizio millennio come confermato anche dalla cover di “Boy” dei Book Of Love pubblicata a gennaio.

“CM Ultra” è ancora più coerente e coeso nel sound e nei testi, riesce a unire un’orecchiabilità pop a un lato complesso che riflette sulla condizione delle persone queer in America. Sintetizzatori grandi protagonisti fin dalle prime note di “MK Ultra” esplosiva e vitale mentre “Enemy” torna agli anni ottanta con tanto di tastiere new wave.
L’atmosfera e i ritornelli vivaci e incisivi di “Jawbreaker” definiscono un album d’indubbia immediatezza grazie a melodie coinvolgenti come quelle di “Lethargy”. “No Magic” con un’aggressiva drum machine rende il clima più gotico e notturno, pura adrenalina per uno dei brani migliori di “CM Ultra”.
L’elettro pop brillante e malinconico di “Necromance Me” e “Undo Undo” è un’ulteriore dimostrazione della crescita artistica di Catherine Moan che ha trovato la propria dimensione con fonti d’ispirazione come Chvrches, The Chromatics, gli immancabili Depeche Mode.
La ritmata “Rubber” e “Fabric”, “una canzone su abbigliamento e cuori spezzati“, su come a volte i sentimenti rimpiccioliscano fino a sparire rappresentano una voglia di cambiamento che Catherine Moan racconta con grinta, leggerezza e un po’ di sana (auto) ironia in un album assolutamente godibile.













