“Phanerothyme” è il 2001 ma ben potrebbe essere il 1967 o giù di lì.

È la Norvegia, ma ben potrebbe essere l’assolata e sconclusionata California della fine di quel decennio.

Sono i Motorpsycho ma a tratti sembrano i Love di Arthur Lee, i Jefferson Airplane o magari i Mother Of Inventions, altre volte la house band di un varietà hollywoodiano.

Attraverso tutte queste suggestioni i Motorpsycho rimangono saldamente loro stessi: l’approccio senza compromessi, la melodia che quando (non) c’è è (comunque) un’idea bellissima, l’attitudine a fottersene dei confini materiali e di quelli sinapsici.

In “Phanerothyme” cavalcano costantemente il bordo delle cose, l’attimo in cui il sogno rischia di diventare incubo, la visione utopia, un trip colorato in horror (vacui), lo scherzo in sadico scherno.

È un susseguirsi di abbaglianti bellezze e verità solo sussurrate, di sliding doors spalancate sull’abisso – da evitare con cautela o da spalancare, poco importa davvero.

Il punto focale dei singoli brani continua ad ondeggiare e in una manciata di attimi i Motorpsycho riescono a svoltare da chitarre degne del Fillmore ad archi, fiati e mellotron che illuminano lo spazio attorno come maestose lava lamp.

Il cuore pulsante di “Phanerothyme” potrebbe essere “Go To California”, che è come un cowboy movie sonorizzato da una jam band tirata su dalle strade di Frisco, ma un attimo dopo arriva “Painting The Night Unreal” che è una nottata passata svegli a guardare la pioggia battere sulla strada e fumare, cambiando continuamente album sul piatto, ma un attimo dopo arriva “The Slow Phaseout”, un breve flirt su uno yacht che punta dritto verso il tramonto.

Sono queste tre piantate nel mezzo, ma se si volessero mettere sul repeat l’iniziale “Bedroom Eyes” e passeggiare all’infinito a braccetto con Nick Drake o B.S., con la sua attitudine irresistibile, va molto bene uguale ma ha poco senso in fondo.

“Phanerothyme” è un’esperienza unica che merita di essere ripetuta all’infinito, minuti su minuti nei quali ci si trova costantemente ad un passo dal perdere il controllo, per poi riacchiapparlo ed accorgersi che è esercizio completamente inutile.

L’articolo nella sua forma originale lo trovate su ‘Non Siamo Di Qui’ che ringraziamo per la gentile concessione

Pubblicazione: 3 settembre 2001
Genere: Psychedelic pop
Lunghezza: 43:38
Label: Stickman Records
Produttore: Motorpsycho, Deathprod

Tracklist:

  1. Bedroom Eyes
  2. For Free
  3. B.S.
  4. Landslide
  5. Go to California
  6. Painting The Night Unreal
  7. The Slow Phaseout
  8. Blindfolded
  9. When You’re Dead