“Thank You” segna un punto di svolta nella storia dei Beastie Boys, finita tragicamente nel 2012 con la prematura morte di Adam Yauch, stroncato da un tumore alla parotide ad appena 47 anni.

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Si tratta infatti del primo lavoro solista prodotto dopo lo scioglimento da uno dei due superstiti della band newyorchese; un atteso ritorno alla musica originale per Mike D che, nonostante l’assenza dei suoi storici collaboratori, non sembra volersi allontanare più di tanto dal sound eclettico forgiato in dischi storici come “Paul’s Boutique” e “Ill Communication”.

Frutto di una serie di sessioni di registrazione realizzate in casa, senza alcuna forma di pressione esterna, “Thank You” suona principalmente come una riscoperta del proprio universo musicale. Lo spettro sonoro parte dal tradizionale hip hop sperimentale di scuola Beastie Boys per includere elementi rock ed elettronici, con una grande attenzione riservata proprio al lato sintetico.

La voce aspra di Mike D conferisce un retrogusto quasi punk a brani che inglobano tanto il caos urbano delle grandi metropoli, quanto quello colorato e vivace della psichedelia. Tredici tracce segnate da un chiaro desiderio di ricerca; le canzoni si sviluppano seguendo le evoluzioni di campionamenti e drum machine, senza prestare troppa attenzione a quei ganci clamorosi che erano il sale della ricetta dei Beastie Boys.

Qui si avverte in maniera chiara l’assenza di Yauch e Adam Horovitz: da solo, Mike D si limita a dar forma a un disco che, in poco meno di quaranta minuti, insegue la formula magica del trio senza mai riuscire a riprodurla negli stessi termini qualitativi.

Probabilmente il lavoro avrebbe beneficiato di un approccio meno “casalingo” e più strutturato, anche a costo di ridimensionare il carattere libero e sperimentale alla sua base. Ma, in fin dei conti, non ci si può dire delusi da un disco che rimette in prima linea un artista importante, rimasto fermo per troppo tempo.