ANNIE HALL
Good Old Days [EP]
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La sensazione è quella di camminare a piedi nudi sulla moquette in una tiepida mattina autunnale, quando il sole fuori è ancora obliquo e gentile. Per un attimo ti intravedi, riflesso nel vetro freddo della finestra mentre guardi un mondo che sembra pigramente storidito come una domenica mattina. “Open 24 Hours” ti piove dentro, piano, così delicatamente che quei primi arpeggi potresti quasi vederli arrivare come si contano le prime gocce di pioggia sul marciapiede. Questo quartetto bresciano, alla sua seconda (ottimamente) autoprodotta fatica, può fregiarsi di essere oltre che una delle poche formazioni sfacciatamente folk-pop del vecchio stivalone anche, e sicuramente, l’unica formalmente nata su un campo da tennis.
In effetti ho sempre pensato che il folk fosse geneticamente legato ai campi e all’aria aperta, ma quando pensavo ai campi sinceramente era più una faccenda di bionde spighe ondeggianti e il suono delle cicale in lontananza. Beh, la Lombardia non è il Nebraska e insomma bisogna adattarsi al campo che si trova immagino. A parte cio’ a questo EP non manca davvero nessuna delle qualità indispensabili del sano disco folk. Suoni caldi e arrangiamenti molto centrati accrescono quella sensazione di intimità che si ritrova anche nei testi, semplici ma efficaci. Nello spazio di 5 tracce “Good Old Days” tra episodi di taglio malinconico reminiscenti di certe atmosfere alla Elliott Smith come la citata “Open 24 Hours” o “The Lost Wallet”, parentesi briose ma dolceamare come “Greetings” o brani più caleidoscopici come “Little Room” riesce a dimostrare in maniera convincente un suo equilibrio. Qualità per niente scontata in un lavoro autoprodotto che seppure migliorabile in alcune aree, dimostra una bella maturità. Velata di solitudine, la scarna “The Lost Wallet” chiude “Good Old Days” nel migliore dei modi. Forse i bei tempi andati non sono necessariamente i giorni passati di cui senti la mancanza, forse sono invece quei giorni che in qualche modo hai sempre aspettato. E non sono mai arrivati, comunque andati, non si sa dove. |
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3 Novembre 2006 @ 09:42
ottima recensione. molto bella la nota malinconica dei giorni andati, non si sa dove (per quanto mi riguarda, i bei tempi andati sono uno stato dell’animo, non necessariamente dipendente dagli eventi…ecco, la prima minchiata quotidiana l’ho detta!). questi annie hall non li conoscevo (anche se mi sembra di averne già sentiti parlare), ma da come li descrivi sembra possano fare decisamente al caso mio (anche perchè capitati nella metà folk del mio 2006). anche il discorso dell’autoproduzione mi attira molto (sebbene da un lato dispiaccia che molte band valide non trovino il giusto spazio nel mondo discografico). ma che storia è questa dei campi da tennis? trattasi dunque di folk-net???
3 Novembre 2006 @ 11:32
bravi ostrega!
3 Novembre 2006 @ 12:05
Ben bene, devo ascoltarli just.Bella recensione. E’ un periodo molto folk questo, pure per me, sarà tanto folk che domenica, con tutta la mia famiglia saremo a festeggiare in quel de li castelli, non so bene dove i 50 anni di mia zia. Marco pensami, saremo romanticamente piu’ vicini domenica, anche se non ci incontreremo.
3 Novembre 2006 @ 14:01
Pam il mondo discografico è malato alemno quanto la tua mente quando spari boiate del calibro di folk-net alle 9.42 di quello che (prima) era un placido venerdì mattina.
Direi che il discorso su l’autoproduzione è racchiuso perfettamente nel detto “necessità fà virtù”. Sarebbe bello se fosse sempre o solo una scelta artistica invece che il sintomo della disattenzione degli operatori del settore.
Romantico Sachiel quando lasci simili post potresti allegare anche un sacchetto per il vomito? Piuttosto giacchè ti stagli a queste latitudini perchè non ti fai abbandonare sul posto e ti fermi un giorno o due presso al ridente Casa Just? Ti vengo a prendere a li castelli e torniamo nella grande pera con lo stereo a palla e il nuovo (appena uscito) dei SunnO))) ,che tra le altre cose hanno noti effetti digestivi…ne avrai gran bisogno dopo il pranzo temo…
3 Novembre 2006 @ 14:03
Enver, il tuo nick mi ricorda gli Offlaga Disco Pax!!
4 Novembre 2006 @ 10:48
ma davvero? e se fossero gli offlaga disco pax a ricordarsi il mio nick? ah ahahah
9 Novembre 2006 @ 15:02
woof woof wooof !!! bravi ragazzi, con 2 ep e la quantità di birra trangugiata all’uglydogs camp vi siete guadagnati la fiducia incondizionata dei cagnacci… a presto !