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Titolo: “Le chiese in Canada profumano di rock’n’roll”.
Sottotitolo: “Diamine, ci avrei scommesso”.
Riflessione: “E’ tempo di trasferirisi, magari a pescar salmoni”.

I Wolf Parade nel loro vagabondare alla ricerca di studi di registrazione e di amicizie altolocate, si sono fermati anche dalle parti di Montreal, ospiti della stessa chiesa sconsacrata acquistata qualche anno fa dagli Arcade Fire per la registrazione di “Neon Bible”, loro ultimo disco.

L’insanità  sonora che rendeva spaventevole “Apologise To The Queen Mary”, lascia ora spazio a melodie più tondeggianti, quasi solari verrebbe dire, non fosse per la circostanza che stiamo parlando di una band che ha fatto dell’acidità  vocale, della distorsione spazio-temporale un credo imperante. La buona dose di brutti sogni difficili da spiegare è affidata alle ugole taglienti di Spencer Kroug (titolare per conto suo dell’ottimo progetto Sunset Rubdown) e di Dan Boekner (creatore assieme alla fidanzata di viaggi sonori a nome Handsome Furs), che come al solito si districano tra evoluzioni Pixiesiane condite di schizofrenie à  la Modest Mouse, senza tralasciare circolarità  melodiche figlie del pop più intrigante.

In effetti fa un certo effetto immaginarsi i Wolf Parade mentre attraversano San Francisco a bordo di una Cadillac decappottabile durante un giorno d’estate, ma ascoltando “The Grey Estates” oppure “Lenguage City” tutto diventa più facile e pare quasi scontato sognare lunghe distese d’asfalto che si squagliano come mescalina tra le vene mentre inghiottono viaggiatori vagabondi con occhiali da sole colorati mentre strimpellano alticci un vecchio jingle pubblicitario.
Insospettabili autori di dolci ballate, i Lupi ci regalano un accorato andamento lento anche stavolta, bandendo il banale e rivestendo di eleganza un passo a due drogato, alterato, decisamente brillante suonando convincenti come in “An Animal In Your Care”, uno degli episodi più felici dell’album. Il quale, a dirla tutta, fila senza particolari sussulti, non si grida al miracolo, ma neanche allo scandalo situazionista; manca il fattore sorpresa degli esordi, che è andato inevitabilmente diluendosi nella miriade di progetti solisti disseminati lungo il loro zigzagante tragitto.
L’epopea finale così intrisa di Television e David Bowie riporta i Wolf Parade su binari di delirio rassegnato, malinconicamente adagiato tra l’elettricità  di una gioventù pronta a vibrare, si spera, ancora a lungo.

Amen.

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Similar Artist: Modest Mouse, Pixies, Arcade Fire, Frog Eyes, Television, David Bowie
Rating:
1. Soldier’s Grin
2. Call It a Ritual
3. Language City
4. Bang Your Drum
5. California Dreamer
7. The Grey Estates
8. Fine Young Cannibals
9. An Animal in Your Care
10. Kissing the Beehive