(Peccato che i Frozen Autumn non si siano voluti far intervistare. Oltre a voler sapere il loro punto di vista sugli ovvi argomenti musicali, avrei voluto presentare questo formidabile duo electrodark al pubblico di indieforbunnies che probabilmente non si è mai interessato troppo alle band dal suono oscuro)

7 febbraio 2009. Init, Roma. Una serata all’insegna della italo-darkwave. Il popolo in nero è accorso alquanto numeroso a celebrare i synthbeniamini torinesi e gli esordienti Christabel Dreams impegnati nella promozione del loro primo lavoro, l’EP “The Broken Toy”. La performance dei Christabel è di buon impatto e avvincente da un punto di vista prettamente musicale, mentre molto meno impressionante è la loro presenza sul palco (dal discorso è escluso Emmanuele Viola, vampiro del basso Thunderbird). Non male i pezzi gothwaveggianti (eleganti, vellutati, fortemente introspettivi, raramente rabbiosi e rugginosi) proposti dal trio capitolino. La batteria manca e ci si affida a basi ritmiche preregistrate, ma tutto sommato la cosa non si nota più di tanto. La gente è rapita, applaude e si “diverte”. Sarei curioso di sentire un full lenght per esprimere un giudizio più approfondito. Ma è tempo di lasciar spazio ai veri protagonisti della serata. Arianna e Diego (accompagnati dal chitarrista Stefano Nieri, il cui strumento però si troverà  per tutto il concerto ad essere troppo soffocato dalle tastiere e dagli effetti elettronici), con le loro teste stracolme di lacca e i loro abiti sempre scuri e attillati irrompono in scena salutati da applausi calorosi. Una bellissima ragazza degna di far parte del Bromley Contigent accoglie con urla gioiose l’algida Arianna (che non riuscirà  a tener sù la sua maschera di darklady bionica e ci regalerà  qualche sorriso alquanto divertito), protendendosi verso il palco fino a sfiorare la bionda cantante. Diego, anche se evidentemente molto coinvolto sul piano fisico dalle taglientissime basi ritmiche da lui stesso assemblate, appare più freddo e distaccato della sua controparte femminile, la quale invece dimostra una formidabile presenza scenica (curiosi gli acennati movimenti robotici e gli sguardi vitrei, persi nel vuoto eppure carichi di voluttuosa energia) e sfoggia qualità  canore più apprezzabili.

La ‘tempestosa’ “Silence Is Talking” travolge con la sua carica oscura tutto il club romano. C’è chi balla forsennatamente, chi ciondola la testa perso nel suo mondo, chi come me è letteralmente rapito dal magnetismo dell’esile e ‘contundente’ Froxeanne, che va a tramutarsi in una sirena di qualche nebbioso mare della coscienza nella romantica e tenebrosa “Venetian Blinds”. Boati e grida accolgono l’hit (se si può considerare tale) “Is Everything Real?” e la struggente “This Time”. Qui la voce di Diego (migliore sulle tonalità  alte, meno convincente su quelle più gravi) si carica un po’ di più di vera passionalità , anche se il suo sguardo rimane sempre impenetrabile. Una dopo l’altra si susseguono tutte canzoni bellissime e perfette, ognuna un piccolo capolavoro, ognuna un potenziale singolo (se ci fosse un mondo dominato da una notte perenne strapieno di discoteche gotiche).

Leggermente tediosa la riproposizione della più lenta “Onyria”, con la voce di Diego che quasi diventa un rantolo lamentoso. Ma è l’unico episodio non del tutto riuscito del concerto.

A questo punto ci si chiede, a quando un nuovo lavoro in studio?

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