Arrivano al sospirato secondo album i Dead Soft. Il trio canadese è composto da Nathaniel Epp (voce e chitarra) e Keeley Rochon (basso voce), storici fondatori della band a cui successivamente si aggiunge Alex Smith (batteria). In effetti “Big Blue” è il loro secondo album anche se il loro omonimo debutto risale a parecchi anni fa.

I ragazzi di Vancouver bazzicano la scena DIY locale da una decina d’anni e non sono quindi un gruppo di esordienti. Sospirato album, si diceva sopra, infatti bisogna tornare al 2016, anno in cui iniziarono a lavorare sui brani che compongono la tracklist definitiva. La situazione a Vancouver stava diventando insostenibile: essere musicisti non baciati dalla Dea Fortuna può essere stressante, le bollette da pagare diventano un problema non da poco. Il trasferimento nella pacifica e verde isola di Gabriola è stata la scelta giusta per immergersi in quella pace che è fondamentale per trovare ispirazione e stati d’animo giusti per scrivere musica.

I Dead Soft pescano a piene mani sia nel grunge che nel rock alternativo degli anni ’90 cercando di curare prevalentemente l’aspetto melodico che trova in “Step Out”, “I Believe You”, e “Whatever I Want” i momenti più ispirati. Anche la Rochon dà  il proprio apporto come voce solista in “The Static”, occasionale, vagamente dream-pop. Il power-pop dei Weezer ed il loro “Blue Album” sembrano i riferimenti della band, unica eccezione (a parte la già  citata “The Static”) “Snake”, che sembra più un esperimento compositivo estemporaneo. Un album con molte più luci che ombre, brani accattivanti e nel complesso molto godibile.

Credit Foto: Ryan Walter Wagner