Fu Reagan ad utilizzare, per la prima volta, nel 1983, l’espressione “impero del male” in riferimento alle pressioni – a suo giudizio intollerabili, aggressive e minacciose – che l’Unione Sovietica esercitava nei confronti degli Americani e dei loro alleati occidentali. E se esisteva una parte maligna e malevola era giusto, a suo modo di vedere, fare qualsiasi cosa fosse possibile, lecita ed illecita, per limitarne il potere e l’influenza; anche trasformare l’economia degli Stati Uniti in un’economia perennemente in guerra, bisognosa di individuare, continuamente, nuovi nemici e nuove minacce da combattere, in modo da tenere l’opinione pubblica in uno stato continuo di tensione, limitarne la libertà , influenzarne scelte ed opinioni e poter giustificare facilmente la forsennata corsa del governo verso armamenti sempre più letali, sempre più distruttivi e sempre più potenti.

Esiste, quindi, una storia più subdola e velenosa, rispetto alle dolci ed equilibrate narrazioni, create ad arte dai mass media, per generare un largo e facile consenso; una vaso di pandora del quale già  i Clash avevano tentato di mostrare il triste contenuto. Si tratta di una storia fatta di embarghi criminali, di aggressioni a paesi sovrani, di finanziamenti a gruppi armati e terroristici, di ingerenze nella politica di altre nazioni, di bombardamenti a tappeto, di esportazioni forzate della democrazia e dei modelli economici occidentali, di una visione neo-imperialista del mondo moderno, di continue minacce ed oppressione contro le proprie minoranze interne.

Questa è la storia che narrano i Rage Against The Machine in un album potente e vibrante che si scaglia, con il suo groove funkeggiante, rap e metallico, contro il potere sordo ed arrogante dell’impero del male, traendo spunto da uno dei viaggi che Zack De La Rocha aveva fatto in Chiapas; viaggio nel quale aveva potuto toccare con mano le violenze e le discriminazioni che il governo messicano e quello a stelle e strisce esercitavano contro le popolazioni indigene, ree semplicemente di rivendicare la propria libertà , la propria autonomia, le proprie origini e le proprie tradizioni e volersi sottrarre all’opprimente giogo di sfruttamento imposto, dall’alto, da quella macchina governativa che non voleva fare altro che controllare ogni loro energia, ogni loro decisione, oltre che ogni risorsa ed ogni ricchezza della loro terra.

I RATM non sono degli sprovveduti, la loro visione del mondo è una visione consapevole, matura e motivata: ogni parola è pesata, ogni invettiva viene sapientemente concepita, anche alla luce di una profonda conoscenza della storia passata, oltre che delle dinamiche politiche, sociali ed economiche ad essa sottese. Intanto le sonorità  hardcore di Tom Morello e le sue chitarre graffianti prendono via, via corpo, aumentando d’intensità , fino ad esplodere nelle crude e viscerali visioni di “Bulls On Parade”, nella rabbia verbale di “Vietnow”, brano nel quale la band americana prende di mira le derive radiofoniche destrorse che avvelenavano ed ammorbavano, con le loro menzogne ed il loro razzismo, l’opinione pubblica.

Questo impero del male, purtroppo, ha svariati, pericolosi e minacciosi tentacoli: si nasconde nei meandri apocalittici e nichilisti di “Tire Me”; nelle brutali ingerenze politiche di “Down Rodeo”; nella violenza che “Without A Face” riversa su quelle persone che vengono colpevolizzate ed emarginate per le proprie origini, favorendo così quella disgregazione, quella divisione e quella disumanizzazione della nostra società  che favorisce e tutela il potere precostituito. Il basso penetrante di “Roll Right” si incunea in questo tumore maligno, tra piazza Tienanmen e la striscia di Gaza, ovunque vi sia qualcuno che urli il suo disappunto contro la violenza che il più forte esercita sul più debole, contro le derive neoliberiste di “Year Of The Boomerang”, brano nel quale i Rage denunciavano quella assurda ed intollerabile concentrazione di risorse e di potere che avrebbe condotto, negli anni successivi, il mondo intero verso il baratro dell’auto-distruzione, lo stesso baratro sul quale noi stiamo camminando oggi, dopo 25 anni, nel 2021.

Pubblicazione: 16 aprile 1996
Durata: 46:37
Dischi: 1
Tracce: 11
Genere: Rap, Metal
Etichetta: Epic
Produttore: Brendan O’Brien
Registrazione: marzo 1995 – febbraio 1996

Tracklist:
1. People Of The Sun
2. Bulls On Parade
3. Vietnow
4. Revolver
5. Snakecharmer
6. Tire Me
7. Down Rodeo
8. Without A Face
9. Wind Below
10. Roll Right
11. Year of tha Boomerang