THE TWILIGHT SINGERS
Live @ Circolo Degli Artisti (Roma, 05/04/2011)

 
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10 Maggio 2011
 

Rock. Cosa vi evoca questa ormai banale e banalizzata parola? Cosa vuol dire fare rock ed “essere rock” oggi (espressione becera e giovanilista purtroppo divenuta celebre negli ultimi anni)?
Greg Dulli a mio avviso è una delle più convincenti incarnazioni del concetto di “rock” oggi. Chitarre, sangue, miele, velluto, sigarette e whiskey. Cantare e suonare a testa alta, seppur davanti a una platea di demoni dell’io e sagome sfumate.

Abituato alla forse esagerata introversione di tanti nuovi paladini della musica indipendente la performance romana del veterano Greg e dei suoi Twilight Singers (sul palco troviamo una compagine di altissimo livello, composta da Dave Rosser e Manuel Agnelli degli Afterhours –sfoggiante un fisico davvero atletico e una chioma più lunga del solito- alle chitarre, Scott Ford al basso, Greg Wieczorek alla batteria e Rick Nelson al violino) ha avuto in me l’effetto di una ventata rigenerante di freschezza e vitalità. Raramente ho visto tanta sicurezza, professionalità e calore su un palco. A riprova del fatto che si può essere degli artisti maudit e dei “solari” intrattenitori al contempo.

Ricorderò la serata soprattutto per un episodio che non riguarda strettamente i TS. Sto parlando della micidiale versione live di “La Vedova Bianca”/”White Widow” in cui Agnelli e Dulli, potenti e arrabbiati, si danno il cambio al microfono in una staffetta mozzafiato (Il giudizio non deriva certo dalla preferenza per i nostri Afterhours rispetto alle creature dulliane ma dalla reale, intrinseca bontà della performance). La scaletta comunque ha offerti molti momenti memorabili: dal recente e riuscito “Dynamite Steps” sono riproposti pezzi malinconici come “Get Lucky”, “Gunshots”, “Never Seen No Devil” (meravigliose davvero le scie di fosca luce proiettate dal violino da Nelson in questo brano, a squarciare l’irreale semi-oscurità dello stage, e da applausi le movenze di Rosser alla chitarra) che dal vivo esprimono una carica che manca forse nelle versioni in studio (ugualmente splendide, ma più lacrimevoli) e la torva e affilata “On The Corner”. Un alone di scura sensualità e sgualcita dolcezza va ad avvolgere il circolo, grazie a brani caldi e sentiti come “The Killer, Forty Dollars”, “Candy Crane Crawl…”, tra enfasi rock e morbidezze crepuscolari.

Fosse un disco, qua sotto trovereste cinque stelle. Concerto dell’anno, fino ad adesso.

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