INTERVISTA A CAMBOGIA, DISCO D’ESORDIO DI

 
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30 novembre 2016
 

Barba hipster rossiccia, citazioni a flusso di coscienza, melodie semplici e orecchiabili: questo è Cambogia, che poi è Andrea. Da Catania, il ragazzo ha saputo brillantemente crearsi un personaggio, scoppiato questa estate grazie al singolo “Il mare non è niente di speciale”. Ma potrebbe esserci di più, oltre all’immagine astutamente onesta di cantautore indie poppizzato. A gennaio, con il suo primo vero disco “La sottrazione della gioia” ( nel 2014 aveva inciso “Il misterioso album d’esordio di Cambogia” ma solo su audiocassetta distribuita tra pochi eletti), lo potremo capire definitivamente. Intanto rimaniamo con un punto interrogativo e gli riconosciamo una certa dose di genialità.

Quando, come e perché è nato Cambogia, comparso all’improvviso nel mare del web?
Il progetto è nato ufficialmente nel 2014 (in realtà un po’ prima), il nome deriva dal primo disco che abbia mai comprato e dalla folgorazione per i Dead Kennedys e la loro “Holiday in Cambodia”. Come se non bastasse uno dei miei migliori amici e collaboratori nel progetto era solito usare il termine “Cambogia” quando si trattava di suonare in situazioni di estremo disagio, vale a dire quasi sempre.

Il tuo nome d’arte e quella del nome della tua pagina Facebook (Cambogia misteriosa pagina di) ricordano entrambi uno degli artisti più in del momento, Calcutta. Casualità?
È la domanda che mi hanno rivolto più spesso, e io rispondo sempre allo stesso modo: il nome esisteva già quando ancora non avevo la minima idea di chi fosse il tizio con il nome simile al mio ma decisamente più famoso, ma dato che sono una persona testarda e non avevo intenzione di cambiare nome solo per questo motivo, ho deciso al contrario di esagerare e scatenare volutamente gli haters (che sarebbero comparsi in ogni caso). Anche per lo pseudonimo Napalm Dischi vale lo stesso discorso – l’etichetta discografica di Calcutta si chiama Bomba Dischi, ndr -. Ed è andata esattamente come pensavo, pioggia di insulti e critiche, ma almeno è stato divertente.

Quali sono i tuoi totem musicali? Se non fossi nato Cambogia, chi saresti voluto essere?
Ho un milione di totem musicali che spaziano da Tom Waits agli Oliver Onions passando per Lucio Dalla, Battisti, Bowie, tutti i gruppi shoegazers, Cristina D’ Avena, Neil Young e i Beach House, se continuo non finiamo più. Sul chi vorrei essere non ho dubbi, vorrei essere Paul Mccartney, è forse il Beatles meno amato perché ha una faccia antipatica, ma ha un talento non inferiore a quello di Lennon ed è ancora vivo, perlomeno se non vogliamo dare credito alle leggende.

Parlaci de “La sottrazione della gioia”, in uscita a gennaio 2017.
È un album pop composto da 10 canzoni di cui 2 strumentali, inizia con i pezzi più allegri e finisce con quelli più tristi, una sottrazione della gioia graduale per l’appunto, c’è dentro un po’ di tutto, il mio passato remoto e quello più recente, i miei ascolti e le mie perplessità sulla vita, insomma è il classico album d’esordio di un cantante di periferia che fa finta di non essere un vero adulto (anche se tecnicamente non è nemmeno il mio album d’esordio).

Il tuo singolo “Il mare non è niente di speciale” è uscito invece quest’estate. Come lo descriveresti? Vuole essere una “parodia”?
Una curiosità: perché la ragazza legge un libro di Fellini, “Fare un film”?

Non è una parodia di qualcuno, è piuttosto la mia visione di un certo tipo di musica e contenuti un po’ inflazionati, motivetto ripetitivo e catchy, citazioni a caso, amore spicciolo e nonsense, ma non è una critica o un’accusa, è solo la perfetta adesione ad un topos. Nonostante quanto detto, alla base vi è una storia personale e quel libro su Fellini e il mio messaggio personale alla persona a cui è dedicato il pezzo.

Ti si “accusa” di essere l’apoteosi dell’indie, e anche forse un pò un paraculo. Cosa dici al riguardo?
Non so cosa si intenda per apoteosi dell’indie, se vuol dire aderire a qualche tipo di dogma o roba del genere non fa per me, ma so giocare con i linguaggi, e so prendermene gioco, e so farlo anche e soprattutto di me stesso. Prendersi troppo sul serio fa male, e comunque sì, sono un paraculo, ma un paraculo sincero e non me ne vergogno.

Come vedi la scena musicale italiana oggi e la sua improvvisa corsa adorante all’ “indie”?
Credo che la musica indie oggi sia praticamente indistinguibile da quella “mainstream” e viceversa, tantissimi artisti del circuito indie scrivono hit per cantanti di fama maggiore, e tanti altri (me compreso) si stanno dirigendo verso lidi più pop e per certi versi commerciali che possono aprirsi più facilmente al grande pubblico. Per cui non è il pubblico che è andato incontro alla musica indie ma l’esatto contrario.

 

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