PETER BJORN AND JOHN
Gimme Some

[ Almost Gold - 2011 ]
6
 
Genere: pop, elettronica
 
1 Aprile 2011
 

Chi lascia la via vecchia per la nuova non sempre produce bei dischi e men che meno li vende. Specialmente se la via smarrita è quella consolidata del buon pop di matrice scandinava.
E’ un po’ quello che è accaduto a PB&J che per sentirsi adulti hanno dovuto attraversare le paludi dell’algida sperimentazione elettronica salvo accorgersi della necessità di un ritorno alle origini.
Per tornare sulla retta via scelgono “l’aiuto da casa” e non è un caso se il trio scandinavo ha deciso di farsi accompagnare alla produzione da Per Sunding, padre del pop svedese.

”Gimme Some” attinge infatti agli ascolti ‘classici’ di PB&J: The Jam, Elvis Costello, Buzzcocks, Byrds, Kinks, Yo La Tengo, Pavement, Sebadoh, dosi massicce di punk-rock ai quali un buon filtro pop smussa gli angoli.
La rilettura di Sundig intercetta alla perfezione le intenzioni dei tre e ci regala un disco vario anche se coerente con l’obiettivo di un ritorno old school a chitarra, basso e batteria più in linea con le energiche performance live della band che ad una blanda registrazione da studio.
“Gimme Some” passa con disinvoltura dall’aggressività di brani come “Breaker Breaker” e “Black Book” all’equilibrio pop-rock di “Second Chance”, a sonorità appese tra Caraibi e California (“Dig a Little Deeper”), al piglio garage (“Lies”), a richiamare Tom Petty ammiccando- come dichiarato dallo stesso Morén– a riff in stile R.E.M. (“Don’t Let Them Cool Off”).

Come la copertina del disco ed i suoi colori da blue-minie beatlesiano, è complessivamente ‘pollice in su’ per i ragazzi del profondo nord riconoscenti ai movimenti brit dei tardi anni ‘70, desiderosi di pagare un tributo alla controcultura punk dei live in piccoli pub affollati, ansiosi lavorare con Ben Allen (“Halcyon Digest”/Deerhunter) e intenzionati a potersi -prima o poi- permettere una produzione con Brian Eno.

Inutile dirlo, “Gimme Some” non si candida a molto altro che a colonna sonora dell’estate in spiaggia di universitari esagitati ma è una qualità da non disprezzare per un disco assolutamente non pretenzioso.

Una cosa è certa, ascolteremo PB&J nelle rockoteche estive, circondati si da “young folks” ma questa volta senza nessun motivetto-tormentone da fischiettare.

Tracklist
1. Tomorrow Has To Wait
2. Dig A Little Deeper
3. Second Chance
4. Eyes
5. Breaker, Breaker
6. May Seem Macabre
7. (Don't Let Them) Cool Off
8. Black Book
9. Down Like Me
10. Lies
11. I know you don't love me
 

1 Comment

Got Something To Say:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

concordo con laura…certo, in un periodo di “vacche grasse” come questo sicuramente il disco è trascurabile, in attesa del momento e della playlist (estiva)

 

First Aid Kit – Palomino

È passato davvero tantissimo tempo – quasi cinque anni – da quando le First Aid Kit hanno pubblicato il loro quarto LP, ...

Carla dal Forno – Come Around

Carla dal Forno continua a interrogarsi sul senso misterioso della realtà circostante, imprimendo un consolidamento  del suo approccio ...

Nuju – Clessidra

Il primo assaggio di “Clessidra” nuovo album dei Nuju, calabresi che da tempo hanno trovato casa a Bologna, è arrivato circa due anni ...

Ásgeir – Time On My Hands

Dopo il breve antipasto dell’anno scorso, con l’Ep “The Sky Is Painted Gray Today” a mitigare una discreta attesa, torna con un ...

The Wombats – Is This What It ...

Mai titolo fu più lungo ed esasperante dal punto di vista concettuale come questo. Il che è un ossimoro: perché se il titolo del nuovo ...

Recent Comments