SPEEDBOAT

Renata Adler
[Nyrb Classics]

E insomma, ci sono andata un po’ con le pinze con “Speedboat” di Renata Adler. Un po’ perchè in America come in Inghilterra era il libro da leggere quest’anno”“ tant’è che il commesso da Foyles quando mi sono decisa a comprarlo mi fa Ma che diavolo vi è preso a tutti con questa Adler, dici che devo ordinare gli altri? (glieli ho fatti ordinare), un po’ perchè mi fidavo poco di un ennesimo libro (vuoi anche del 1971) costruito come una raccolta di aneddoti o bozzetti di autocoscienza (ero ancora piacevolmente traumatizzata dalla scrittura rapsodica di Zadie Smith in “NW”).

è uno strano oggetto “Speedboat”, fragile nonostante la sua voce forte e prepotente, e meravigliosamente non riducibile. Non saprete cosa avrete letto, ma lo avrete letto. E saprete qualcosa in più su cosa doveva essere frequentare le feste, le redazioni e i corrispondenti esteri negli anni Settanta, nella decade più lercia e affascinante di Manhattan, un giudizio che si impone su qualsiasi stereotipo e su qualsiasi stanchezza che quell’epoca ci ha lasciato.

Gli scrittori bevono. Gli scrittori fanno filippiche. Gli scrittori dormono. Ho conosciuto pochissimi scrittori che scrivono. E questa è Renata Adler quando si sforza di essere gentile. Esce in Italia nel 2014. [CD]

E’ COSI’ CHE LA PERDI

Junot Diaz
[Mondadori]

L’uomo che amava le donne.

Dopo “La breve favolosa vita di Oscar Wao” (Pulitzer e premi collaterali inclusi, ampiamente meritati), Junot Diaz ripercorre una storia dagli stessi luoghi ““ donne, stanze troppo affollate, New York e la Repubblica Dominicana, madri, fratelli, donne, ancora donne ““ ma dai toni più dolci e lirici; perchè le donne si amano e si perdono, le stanze costano troppo e sono fredde, non c’è nessuno a scaldarle e anche i fratelli se ne vanno.

Si resta a raccontare una storia che doveva far solo ridere, ma che non è più così divertente. Ancora migliore del precedente. [SM]

DIGLIELO DA PARTE MIA

Joan Didion
[Edizioni e/o]

La mattina in cui l’Fbi si presentò a casa per chiederle di sua figlia, Charlotte non ne capì immediatamente il perchè. Rigirava in testa l’immagine familiare di una sedicenne con il grembiule a righe bianche e rosa delle volontarie dell’Ospedale dei Bambini, che faceva i capricci se le si chiedeva di mettere a posto la stanza. E invece quegli uomini dicevano che Marin era stata vista mentre piazzava una bomba nell’atrio del Transamerica building, dirottava un L-1011 all’aeroporto di San Francisco e lo faceva esplodere nello Utah. Charlotte non poteva credere che non l’avrebbe più rivista.

“Diglielo da parte mia” è un romanzo del 1977 di Joan Didion, personalità  di spicco della letteratura americana e del New Journalism, ripubblicato quest’anno dalle Edizioni e/o. Sorretto da una prosa imparziale e spietata, riproduce uno spaccato miserando della società  borghese americana divisa tra il bisogno di rinnovamento e l’incapacità  di accettarne le responsabilità . [AM]

IL NAO DI BROWN

Glyn Dillon
[Bao Publishing]

è dalla galassia dell’illustrazione e del fumetto che proviene il libro che più mi ha colpito nel corso dell’ultimo anno solare. Si tratta de “Il Nao di Brown”, graphic novel che segna il ritorno sulle scene del fumettista britannico Glyn Dillon dopo oltre 15 anni di silenzio.

Un ritorno che non esito a definire magnifico. In queste 200 intensissime tavole, Dillon dà  vita a Bao, giovane illustratrice per metà  inglese e metà  giapponese alle prese con un inquietante quanto opprimente disturbo compulsivo ossessivo che più di una volta nel corso della narrazione le si presenta sotto forma di fantasie omicide.

Sono quindi la turbolenta vita sentimentale di Bao e il suo tentativo di tenere a bada ed espellere dalla propria mente queste insopportabili ‘fantasie’ al centro del racconto di Dillon, affrontato con una delicatezza e naturalezza difficili da spiegare. Dillon sa trattare temi ‘tragici’ e disperati, ma dalle tinte pop e vivaci, con un tocco leggero e malinconico. E, pregio ancor più grande, riesce a dar vita a personaggi dai quali sarà  difficile distaccarsi. [MF]

FINE IMPERO

Giuseppe Genna
[minimum fax]

“Fine Impero” di Giuseppe Genna si presenta come uno dei più affascinanti contraltari narrativi a “Storia del declino e della caduta dell’Impero romano” di Gibbon. Un’ode alla decadenza del nostro tempo.

Un teatro dell’orrido in cui si muovono personaggi improbabili eppure dannatamente reali, dove il denaro è il motore primo e ultimo di una Babilonia odierna, Milano, avvolta nelle pagine patinate delle riviste di moda e abitata da tacchi e seni rifatti.

Gli ultimi trent’anni della nostra storia come una lunga discesa negli inferi, tra Dan Harrow e Bettino Craxi, Belen e la Montalcini. Seguire gli spostamenti nell’onnipresente suv del ricchissimo zio Bubba è un po’ come rivivere “Cosmopolis” di DeLillo nella Milano da bere. [AM]

LE AVVENTURE DI GUNTHER BRODOLINI

Alessandro Gori
[FuoriOnda]

Il blog Lo Sgargabonzi è ormai un’istituzione dell’internet. Coloro che lo seguono anche in maniera sporadica sanno ormai riconoscere e apprezzare la spietata ironia di Alessandro Gori; un’ironia che in parte si ripresenta in questo libro che segna il suo esordio nel mondo letterario: una raccolta di racconti brevi con protagonista un bambino chiamato Gunther Brodolini.

Il nome suonerà  senz’altro familiare a chi ne aveva già  seguito le vicende sul blog: ma chi non conoscesse il personaggio deve sapere che il mondo e l’immaginario di Gunther non sono quelli di un bambino come tutti gli altri. Attraverso la sua voce narrante scopriamo un universo di figure grottesche e immagini disturbanti, di personaggi noti e meno noti che l’autore ci ricorda solleticando le nostre reminiscenze. Si ride moltissimo, talvolta anche sguaiatamente, ma c’è molto di più oltre alla risata: c’è un genuino attaccamento al passato, in questo umorismo a tratti intriso di malinconia; c’è il divertimento di un bambino dinanzi a visioni che l’adulto chiamerebbe brutali o crude.

Gunther è però un bambino che malgrado tutto non ha ancora perso la propria innocenza, e che ancora non ha intenzione di perderla. Le avventure di Gunther Brodolini è un libro che sintetizza al meglio la poetica del Gori e ci fa riscoprire quanto sia bello, ogni tanto, ridere con un libro. E soprattutto, quanto sia sano farlo senza il divorante peso del buonismo e della banalità . [MR]

SUMMER OF HATE

Chris Kraus
[Semiotexte”“ The MIT Press]

Io non so come ho fatto a ignorare l’esistenza di Chris Kraus in questi anni. Il suo “I love Dick” mi è passato del tutto inosservato, e lo stesso valga per le opere successive. “Summer of Hate” è la storia di Catt, una docente di arte contemporanea a LA che attira ragazze uscite dalle cliniche, spogliarelliste e ricercatori senza borsa e per noia finisce nella rete di un presunto killer incontrato sui siti sadomaso. In fuga dal suo omicida (ma è più un desiderio di morte suo che non una minaccia concreta), Catt rileva una serie di appartamenti diroccati ad Albuquerque (Breaking Bad anyone?) allo scopo di ristrutturarli e affittarli a poco prezzo ad artisti e creativi perchè ha a cuore le esigenze della gente modesta. Ci andranno a vivere solo sfattoni e spogliarelliste, per la cronaca. è lì che incontra Paul, un uomo più giovane di lei appena uscito dal carcere e nel programma degli Alcolisti Anonimi che ha come unico interesse quello di rifarsi una vita.

L’America e il suo contorto senso di giustizia, che colpisce i poveri come non colpisce i ricchi, si metterà  di mezzo. “Summer of hate” riesce a coniugare affondo politico, critica del capitale e romanticismo in un colpo solo, e l’esito è quasi nauseante. Non uscirà  mai in Italia se nessuno lo tradurrà . [CD]


THE FLAMETHROWERS

Rachel Kushner
[Scribner]

Romanzo ambizioso, e infatti il rischio di fallire è sempre in agguato. Soprattutto per la materia consunta con cui ha a che fare: arte d’avanguardia a NY negli anni Settanta e lotta armata in Italia. Per fortuna Kushner ha uno stile un po’ remoto, innervato da una bizzarra tensione”“ la stessa che anima la sua protagonista appassionata di motociclette Valera”“ e riesce a imporsi sul tema scivoloso con un’autorevolezza che nei momenti migliori ricorda quella di Joan Didion e di Chris Kraus (non a caso entrambe bazzicano il mondo dell’arte).

Ancora una volta il conflitto politico viene analizzato al passato, e tra i vari meriti di questo romanzo c’è anche quello di ricordare “Anna”, il film di Sarchielli e Grifi su un’eroinomane adolescente sarda che bazzicava a casa loro. Il legame affettivo di Kushner con un certo periodo della storia italiana, romantico infausto e letale che dir si voglia, traspare in tutto il libro, e si pone come contraltare alla rivoluzione estetica newyorchese dello stesso periodo. Lì le pistole erano disegnate, in Italia erano reali. Esce in primavera per Ponte alle Grazie. [CD]

OGNI STORIA D’AMORE E’ UNA STORIA DI FANTASMI

D.T. Max
[Einaudi]

A chi appartiene la vita di uno scrittore? Davvero voglio continuare a confondere la biografia con la letteratura? Davvero possiamo prenderci la libertà  di trasformare le persone in personaggi di un teatrino, in cui alla fine tutto sembra collegato? L’ultima cosa che volevo, da lettrice di David Foster Wallace, era sapere di quante donne fosse stato innamorato, delle sue debolezze e dei suoi crolli, perchè deve esserci un limite prima che l’interesse diventi pornografia e il racconto dei dolori altrui uno spettacolo in edizione economica. Eppure, D.T.Max, con una biografia che ha forse uno dei più bei titoli che abbia mai letto, rende davvero omaggio al Grande Scrittore Americano (maiuscole come citazione) ““ vuoi per l’incredibile accuratezza nella ricerca, vuoi per le numerose fonti ““ grazie a un tono che mai cede all’indiscrezione, mai all’aneddoto.

C’è solo rispetto per una figura che si evita di trasformare in un simbolo di qualcosa; non ho mai avuto la sensazione di sbirciare nei cassetti della biancheria dello scrittore, di aprire scatole che dovevano rimanere interdette ai suoi lettori. Appare più simile ad una guida alla lettura di DFW, un aiuto per ricomporre il quadro intricato dei suoi riferimenti, dei suoi giorni, e non deve essere stato compito facile. Non ho mai espresso il dolore verso l’abbandono di una figura pubblica, di uno scrittore, perchè a me competevano solo i suoi libri, non la sua esistenza, non potevo avere pretese, senza che queste non fossero dettate dal mio egoismo ““ eppure quando penso a David Foster Wallace penso sempre a un’assenza, a un posto che doveva rimanere occupato, non perchè io avessi nuovi romanzi, ma con un misto di goffo affetto e tenerezza. Se ogni storia d’amore è una storia di fantasmi, questa è la storia d’amore verso un uomo, verso la sua umanità . [SM]

ZOT!

Scott McLoud
[Bao Publishing]

Opera totalmente inedita inedita in Italia, “Zot!” del teorico Scott McCloud è tante cose insieme: meravigliosa riflessione sull’essenza stessa del fumetto supereroistico americano, primo e coraggioso tentativo d’incrociare comics e manga, incredibile romanzo di formazione (dei suoi protagonisti e, soprattutto, dell’autore).

L’edizione integrale pubblicata da Bao Publishing è un tomo importante, un classico che ha contribuito a rivoluzionare completamente il mondo dei fumetti e che, a più di vent’anni dalla sua prima apparizione, risulta visionario, irresistibile e commovente. [NA]

FASHION BEAST

Alan Moore, Malcom McLaren, Anthony Johnston, Facundo Percio
[Panini, 5 volumetti]

La grandezza di Alan Moore è innegabile: è una delle figure più autorevoli nel mondo del fumetto, ma le sue incursioni nel medium sono sempre sporadiche. è dunque con grande piacere che abbiamo accolto la pregevole iniziativa della Avatar Press prima (in America) e Panini poi (in Italia): la realizzazione e la conseguente pubblicazione di “Fashion Beast” è motivo di gioia per ogni lettore; lo stesso Moore ha supervisionato l’adattamento che Anthony Johnston e Facundo Percio hanno tratto dalla sceneggiatura che il Maestro concepì nel lontano 1985 su commissione di Malcom McLaren (noto ai più per essere stato il manager dei Sex Pistols).

Quella di Moore è un’amara rilettura della favola de “La Bella e la Bestia” condita con le solite paranoie nucleari e totalitarie, immersa nel mondo della moda in omaggio alla vita da recluso di Christian Dior: una narrazione che sorprende per potenza e inquietudine, capace di porre interrogativi sulle nostre identità  e sul mondo dello spettacolo che ancora non trovano risposta. [NA]

LA BANDA DEL FORMAGGIO

Paolo Nori
[Marco Y Marcos]

Premetto che a Paolo Nori voglio molto bene: penso che al di là  del suo valore artistico ““ letterario ci sia in lui un’enorme simpatia e una grossa umiltà . Caratteristiche che lo rendono profondamente umano, lontano da tanti scrittori contemporanei che, anzichè scrivere libri decenti, pensano più che altro a come rinnovare il loro status di nuovi santoni.

Nori non si lega a questa schiera; anzi: riesce sempre, nonostante il suo essere assai prolifico, a mantenere una qualità  media di tutto rispetto. Cosa che viene riconfermata anche da La banda del formaggio, uscito per Marcos Y Marcos nel maggio scorso, che come molti altri lavori dell’autore parmense è un romanzo divertente, leggero ma non scontato, dove il riso non è mai fine a se stesso, ma è spesso amaro e dosato con parsimonia in ogni frase e in ogni paragrafo.

La storie del protagonista, l’editore Ermanno Baistrocchi, e del libraio Paride Spiaggiari si incrociano in una serie di eventi prima fortunati poi disastrosi, fino a toccare il tragico: Ermanno e Paride diventano soci, ma nel momento in cui il primo scopre i raggiri del secondo, legato ai criminali Banda del formaggio, le cose si fanno complicate, e la vita del protagonista cambia radicalmente. La prosa rimane invariata: riconoscibilissima, è oramai un marchio di fabbrica dello scrittore; uno stile colloquiale e diretto, che ha la grande capacità  di rendere la parola scritta vicinissima a quella parlata. Non il miglior Paolo Nori, che senza dubbio ha toccato vette più elevate; ma comunque piacevolissimo, soprattutto grazie a due personaggi che non possono non lasciare il segno. [MR].

YELLOW BIRDS

Kevin Powers
[Einaudi]

“Rectify” è probabilmente una delle più belle serie televisive che abbia mai visto: la storia di un uomo che, dopo 19 anni di carcere nel braccio della morte, viene rilasciato e si confronta con la difficoltà  di tornare a casa, all’abbraccio dei familiari, al mondo così come lo conosciamo, continuava a tornarmi in mente mentre leggevo Yellow Birds.

Queste storie di ragazzi che vengono interrotti, messi in pausa e poi riconsegnati al mondo coincidevano, con Mazzy Star da una parte e, che so, una canzone da adolescenti come “Adam’s song” dall’altra: la storia di Daniel era quasi la storia del soldato che vede l’inferno ““ non solo lo vede, ma vi agisce, vi si muove come se avesse sempre abitato là  ““, torna a casa e sente il bisogno di scriverne: perchè nessun altro sa come è essere stato là , perchè neanche loro sanno cos’è stata quella vita.

Quando, da soldato, ti dicono che non torneremo tutti, che se muore l’uomo accanto a te, hai più probabilità  di sopravvivere, cosa succede alle promesse di riportare i tuoi compagni ““ il tuo amico ““ a casa? Qual è il sacrificio che devi compiere? Ho pensato che questa è la letteratura come esorcismo continuo di demoni, che l’unico modo per salvarsi è tentare di dire le cose ““ descrivere come era là , cosa significa trovarsi in un luogo dove tutto ciò che hai imparato non ha senso, dove non esiste passato o futuro, soltanto un presente in cui le azioni non sembrano avere ragioni, ma avranno conseguenze; spiegarlo soprattutto a se stessi, all’uomo che a un certo punto è costretto a non essere più soldato. Powers cerca di mettere in ordine le carte, i ricordi e lo fa con una lingua che deve più alla poesia che al reportage dal fronte. [SM]

VERSIONI DI ME

Dana Spiotta
[minimum fax]

C’erano una volta le rock novel infarcite di citazioni e poetica slacker. Ci sono passati Jonathan Lethem, Rick Moody e tanti altri. Poi ci sono quei romanzi che fanno qualcosa di più oscuro e profondo, e prendono in esame il rock come sistema. Probabilmente “Grace Jones Street” di DeLillo è inarrivabile da questo punto di vista, ma Dana Spiotta fa sicuramente qualcosa di importante quando usa la musica e la sua estrema prossimità  con il fallimento e le mitologie per costruire uno dei personaggi più belli della letteratura americana recente. Modellato su figure al margine come Alex Chilton, Nik Worth non è uno di quelli che a un certo punto smettono: è uno di quelli che fa del proprio chiamarsi fuori una forma artistica e persino di superiorità  morale.

Sua sorella gli fa da testimone e affronta il tedio di chi assiste allo sfaldarsi della propria famiglia per i difetti della memoria: da un lato sua madre che la perde, dall’altro suo fratello che la falsifica. Struggente, originale e intimamente legato a certi processi della contemporaneità  (vedi internet che ci infrange la coscienza), “Versioni di me” fa da contraltare a “Il tempo è un bastardo” di Egan. Lì si ricordava troppo, qui tutto quel che si ricorda è si falso. [CD]

NW

Zadie Smith
[Mondadori]

Arriva, finalmente, anche in traduzione italiana, l’ultimo lavoro di Zadie Smith. Ungentrified, ungentrifiable: ci sono volti e nomi e voci e rumori dalla strada, ma io non so bene dove mi trovo ““ da qualche parte a North West London, sì, ma nessuno mi presta attenzione, nè si sta fermando a darmi indicazioni. Ogni volta che inizio a scrivere di “NW” mi ritrovo con una serie di appunti e frammenti, niente di leggibile ““ come se alla fine siano i vuoti da colmare, i blanks di cui è disseminato il libro a dire qualcosa sulla forma di questi luoghi ““ boom and bust never come here. Here bust is permanent, scrive Smith.

Sulla scrittura geografica di questo volume si è molto scritto e a distanza di mesi penso ancora a quanto significativo sia per un libro che parla di un luogo ““ delle sue forme di appartenenza, in cui la struttura è in primo luogo mappa di un luogo, così discontinua, interrotta ““ l’essere costellato da personaggi che di quella forma di appartenenza non sanno cosa farsene, da chi vorrebbe disfarsi di quel radicamento: come Leah che si chiede perchè studiare tre anni per essere pronta per un mondo a cui lei non è stata invitata, come Natalie che non appartiene nè a questo mondo nè a un altro. Un lavoro su come descrivere di un luogo, che non è Londra, non è solo il suo “NW”, è un “NW”, sull’emanciparsi da un luogo e da una vita prescritta: da leggere, necessariamente. [SM]

IL TESTAMENTO DISNEY

Paolo Zanotti
[Ponte alle Grazie]

Esattamente un anno fa ci lasciava Paolo Zanotti: una mente brillante, un saggista e un accademico straordinario, che come romanziere aveva dato alle stampe “Bambini Bonsai” (Ponte Alle Grazie, 2010), libro accolto calorosamente, in cui spiccava la fantasia e l’originalità  di un autore straordinario, che non ce l’ha fatta a veder pubblicato “Il testamento Disney”, con il quale avrebbe dovuto esordire anni addietro.

Siamo nella Genova dell’anno Duemila, in cui gli amici del Club Disney (Paperoga, Eta Beta, Gastone, Paperette e Pluto) si muovono alla ricerca di Anna detta Zenobia, la ragazza di Paperoga scomparsa da tempo in circostanze ancora da chiarire. Un racconto in bilico tra il reale, il surreale e l’allucinato: un piccolo spaccato di verità  ma che trasuda visionarietà , in cui i protagonisti, ragazzi colmi d’incertezze e prossimi alla trentina, ricordano gli amici un po’ strambi che tutti abbiamo avuto.

è una scrittura aliena, quella di Zanotti, che prende le distanze dalla letteratura italiana contemporanea e che stupisce per stile e personalità : per il suo essere citazionista senza risultare stucchevole, per la sua capacità  di spiazzare e di lasciare il lettore sospeso tra un pianto e la risata, tra ricordi e sorprese inaspettate, tra sogni e sottili malinconie. Un campione assoluto di leggerezza calviniana, un fuoriclasse della Letteratura che ci mancherà  tantissimo. Eccome se ci mancherà . [MR]

UN GIORNO SCRIVERO’ DI QUESTO POSTO

Binyavanga Wainaina
[66thand2nd]

Quando ha ancora diciotto anni Binyavanga Wainaina si ripromette: Sarò cool e decolonizzato. Sta lasciando il Kenya per andare a studiare in Sud Africa, e la sua ansia di realizzazione personale si sovrappone a quella di tutta la sua terra.

“Un giorno scriverò” di questo posto è il racconto di un sofferto apprendistato letterario: giorni interi passati a leggere su un materasso sfondato e sporco, e vagabondaggi notturni in cerca di “flussi di persone tremolanti”. Sullo sfondo le università , le discoteche, la musica di Michael Jackson.

Quella di Wainaina è un’Africa nuova, che si è affrancata dall’imperialismo e non accetta più la compassione dell’occidente. [AM]

IL COMMESSO

Bernard Malamud
[minimum fax]

E’ il secondo romanzo di Bernard Malamud, originariamente pubblicato nel 1957, riedito quest’anno da minimum fax. Malamud racconta di Morris Bober (un droghiere ebreo che nel cuore di Manhattan conduce una vita fatta di insignificanti e minuscoli eventi, costretto ad affrontare la crisi del suo piccolo negozio di generi alimentari), della sua famiglia e di Frank Alpine.

Quest’ultimo, giovane di origine italiana ““ non ebreo, si offre di aiutare Morris, come commesso senza compenso nella bottega. Frank nelle mani di Malamud diventa una sorta di redentore, che non senza complicazioni e ambiguità , renderà  l’esistenza dei Bober significativa, per questo forse più tollerabile anche per il lettore. La prosa di Malamud è così rigorosamente non appariscente, permeata da descrizioni dure e cristalline, dalla chiarezza e dalla concretezza nello stile e dalla calda e ferocia umanità  del suo popolo. L’unico vezzo dell’autore è l’uso dell’inflessione Yiddish.

Il mondo di Malamud privo di qualsiasi spocchiosa retorica, di fanfare e di pirotecnici letterari è fatto di persone semplici che lottano per rendere migliore la loro esistenza modesta e sciagurata.
Rimandava qualsiasi decisione importante. Ciò che più le faceva paura era il grande compromesso: aveva visto tante persone di sua conoscenza rassegnarsi e accettare molto meno di ciò che avevano sempre desiderato.
[AI]

Contributors: Claudia Durastanti, Antonella Iacobellis, Sara Marzullo, Angelo Murtas, Marco Frattaruolo, Marco Renzi, Nicolo ‘Ghemison’ Arpinati