Serve davvero poco a Conse per convincere l’ascoltatore medio – come me – che precipitare sia il modo migliore per provare l’emozione del volo, almeno per i tre minuti della discesa in picchiata sulle lande desolate del nuovo mainstream assicurata da “Paracadute”, il nuovo singolo del duo perugino per Labella Dischi.

“Paracadute”, poi, è di certo un titolo ben augurale: dopo mesi di cadute e ginocchi rotti, nel pieno della degenza post-virale che ha indebolito le difese immunitarie già  basse di un mercato da tempo ammalato di crisi d’identità  e depressione creativa, Conse tira fuori dal cilindro le leve adatte ad impattare la scena senza tramortire con schianti fragorosi quanto sterili il consumatore di playlist – archetipo del nuovo ascoltatore medio sopracitato -, senza rinunciare per questo all’adrenalina del salto nel vuoto; il brano è perfettamente targetizzato per i contenitori Spotify, ma senza vergogna alcuna: la produzione è intelligente (il drop post-rit fa paura) e di gusto, e il testo gode dei suoi giusti incastri ritmici (a metà  tra Silvestri, Neffa e Fulminacci senza disdegnare il maestro Frah Quintale) senza appesantirsi di retorica emulativa. Le tematiche sono quelle di sempre, è vero, ma alla fine – come direbbe il buon Brunori – di che altro vuoi parlare? L’importante è non smettere di cercare modi diversi e divergenti per dire le stesse cose che tutti provano a dire (e il più delle volte, con risultati ben peggiori rispetto a quelli ottenuti dal duo umbro). Nell’era del naufragio del contenuto, l’estetica si fa campo di battaglia per chiunque non abbia voglia di accontentarsi del solito fiacco modo di sorvolare le cose senza profondità  nè ampiezza.

E allora ben venga Conse, e ben vengano i coraggiosi che – nella fragile sicurezza data da paracaduti improvvisati – trovano la forza di lanciarsi a capofitto lungo lo scosceso parapendio di un mercato che troppe volte ha dato idea di soffrire – e terribilmente – di vertigini.

 

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PARACADUTE è fuori da stanotte, fatela volare, il panorama è più bello da quassù…

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