C’è stato un tempo – neanche troppo lontano – in cui i The Vaccines erano ritenuti la “Next Big Thing” della musica inglese. Erano gli anni di “If You Wanna” e di “Norgaard”, dei primi dischi degli Arctic, di Alonso alla guida della Ferrari, dei vagiti iniziali di Spotify. A quei tempi sembrava che il gruppo di Justin Young potesse spaccare il mondo anziché essere ingurgitato da quella sorta di limbo grigiastro di cui poi è rimasto prigioniero.

Credit: Frank Fieber

Particolare non da poco, agli albori degli Anni Dieci i The Vaccines erano ancora la band di Freddie Cowan, chitarrista mai troppo apprezzato per quello che è il suo reale valore e che ha salutato la compagnia per delle divergenze marcatamente irreparabili con alcuni membri della band. Dichiarazioni di facciata a parte, naturalmente. Cowan, almeno per chi scrive, era l’anima dei The Vaccines. Indiscutibilmente. Certo, alcuni passi falsi erano già cominciati con l’uscita di “Combat Sports” del 2018 – l’album di “I Can’t Quit” e del video girato tra i vicoli di Cagliari, tanto per intenderci – ma la strada verso la “terra promessa” non appariva così dannatamente in salita come oggi.

Sì. Perchè “Pick-Up Full Of Pink Carnations”, nuovo lavoro dei Nostri, rappresenta un deciso passo indietro rispetto al passato della formazione londinese. Poco da dire. Per carità, tecnicamente non si tratterebbe neanche di un disco al di sotto della sufficienza. La scrittura di Young, infatti, si mantiene ancora su dei binari piuttosto accettabili. Ma è tutto il resto a non girare quanto dovrebbe.

Insomma, senza girarci troppo intorno: il nuovo album dei The Vaccines assomiglia più ad un progetto degli Halloweens – il side project che Justin condivide con il compagno di band, Timothy Lanham – che ad un nuovo lavoro del gruppo anglosassone. “Love To Walk Away”, per esempio, pur essendo musicalmente ineccepibile, graffia come una lucertola sulla sabbia. Mentre “Lunar Eclipse”, uno dei singoli estratti sin qui da “Pick-Up Full Of Pink Carnations”, non è altro che la copia (sbiadita) di alcuni dei brani che andavano a comporre la tracklist dell’opera precedente della band, quel (bel) dischetto che risponde al nome di “Back In Love City”.

“Heartbreak Kid”, invece, aveva un pò alimentato le speranze di chi auspicava un ritorno dei “Vaccini” al loro mood primordiale, fatto di ritornelli catchy e di taglienti linee di chitarra. Si tratta, però, di una delle pochissime boccate d’ossigeno offerte da un disco che non riesce a spiccare nemmeno quando potrebbe. Prendete la malinconia ancestrale di un brano come “Discount De Kooning (Last One Standing)”: in teoria avrebbe tutto per sorprendere piacevolmente l’ascoltatore, compreso un certo retrogusto scanzonato, ma sfuma anch’esso – e piuttosto goffamente – nei meandri di un mero esercizio di stile fine a sè stesso.

“The Dreamer” e “Anonymous in Los Feliz” chiudono in maniera piuttosto opaca un album che – ribadiamo – non riesce ad andare oltre una striminzita sufficienza e che certifica, semmai ce ne fosse stato bisogno, l’attuale momento di magra compositiva vissuto dai The Vaccines. Magari, un giorno, il vecchio Justin ci sorprenderà ritornando in grande spolvero come Alonso in Formula Uno.

Per ora, lui e la sua creatura, sono ancora fermi ai box.