Sessantasette minuti e mezzo di flow praticamente ininterrotto, duecento campionamenti, un DJ e tre giovani MC che non guardavano in faccia nessuno. Sono alcuni dei numeri di “3 Feet High And Rising” primo album dei De La Soul. Uscito nel 1989, costato 13.000 dollari, costruito con cura maniacale utilizzando una drum machine Casio RZ-1 e un Eventide Harmonizer è ancora oggi un bell’esempio di hip hop libero e artigiano.

Tutto è cominciato alla Amityville Memorial High, liceo di Long Island (New York) dove si sono incontrate le energiche menti di Kelvin “Posdnous” Mercer (Plug One), Dave “Trugoy the Dove” Jolicoeur (Plug Two) e Vincent “Pasemaster Mase” Mason (Plug Three) attirando presto l’attenzione del DJ “Prince Paul” Huston degli Stetsasonic. Il mondo dell’hip hop di fine anni ottanta era orgogliosamente militante. Nel 1988 erano usciti “It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back” dei Public Enemy e “Straight Outta Compton” dei NWA, sembrava non ci fosse spazio per altro.

I De La Soul sono spuntati fuori dal nulla con la loro aria pacifica, i beat pungenti e testi che non parlavano di pistole e vendette. Diversi dalla massa, sembravano parlare un linguaggio tutto loro fatto di skit e internal jokes (tra i tanti impossibile non ricordare “Dancing like a bandit / Psychics try to stand it / Keep it up until they burn a cell” di “D.A.I.S.Y. Age” o “Write is wrong when hype is written” di “Me Myself And I”).

Citavano liberamente Johnny Cash, Steely Dan, Parliaments, James Brown, persino “Stand By Me” di Ben E. King in “A Little Bit of Soap” e Bob Dorough in “The Magic Number” come se volessero abbattere qualsiasi barriera tra stili musicali diversi. Potevano farlo, le leggi sul copyright erano meno stringenti di quelle odierne e solo settantasei dei duecento sample erano stati autorizzati. Galeotto fu il campionamento di “You Showed Me” dei The Turtles utilizzato senza permesso in “Transmitting Live from Mars”. Denunciati e costretti a difendersi in tribunale, i De La Soul hanno perso e la vita dei futuri MC è diventata molto più difficile.

Quei duecento sample tormentano ancora oggi Posdnous, Trugoy e Maseo: nessuno in casa Warner Bros vuole prendersi l’ingrato compito di aggiornare contratti e licenze. Motivo per cui nè “3 Feet High And Rising” nè il successivo “De La Soul Is Dead” sono disponibili su Spotify o in formato digitale. Strano destino per un disco capace di conquistare riviste poco attente al mondo dell’hip hop come NME, The Face, Village Voice.

“3 Feet High And Rising” è diventato una sorta di leggenda metropolitana che non ha perso forza dopo 35 anni. Un’ottima foto ricordo dei De La Soul e dello spirito della Native Tongues Posse di cui facevano parte anche Queen Latifa, Jungle Brothers e A Tribe Called Quest.

Data di pubblicazione: 14 marzo 1989
Registrato Calliope studios (New York)
Tracce: 24
Lunghezza: 67:24
Etichetta: Tommy Boy / Warner Bros
Produttori: Prince Paul, De La Soul

Tracklist
1. Intro
2. The Magic Number
3. Change in Speak
4. Cool Breeze on the Rocks
5. Can U Keep a Secret
6. Jenifa Taught Me (Derwin’s Revenge)
7. Ghetto Thang
8. Transmitting Live from Mars
9. Eye Know
10. Take It Off
11. A Little Bit of Soap
12. Tread Water
13. Potholes in My Lawn
14. Say No Go
15. Do as De La Does
16. Plug Tunin’ (Last Chance to Comprehend)
17. De La Orgee
18. Buddy (featuring Jungle Brothers and Q-Tip)
19. Description
20. Me Myself and I
21. This Is a Recording 4 Living in a Fulltime Era (L.I.F.E.)
22. I Can Do Anything (Delacratic)
23. D.A.I.S.Y. Age
24. Plug Tunin’