Più che il suo debutto da solista, un vero e proprio “Greatest Hits”. Ecco spiegato il fascino (neanche tanto) recondito di “Full Moon Fever” – anno di grazia 1989 – uno dei lavori più iconici e testamentari del caro vecchio (pace all’anima sua) Tom Petty. L’album in questione, infatti, è pieno zeppo di pezzoni realizzati come Dio comanda, nonché di singoli che hanno squarciato un’epoca prim’ancora di segnarla. Poco da dire.

Alcuni di essi, tra l’altro, sono diventati punti fermi delle stazioni rock più classiche: basti pensare a titoli quali “Free Fallin'”, “I Won’t Back Down”, “Runnin’ Down A Dream”, per rendersi conto di trovarsi di fronte ad una vera e propria pietra miliare. “Free Fallin'” è un trattato piuttosto riuscito sulla “crescita” e le sue sfide, condito da versi in qualche modo infantili (nelle sue battute iniziali) che alla fine lasciano il posto ad una conclusione improvvisa e matura in un modo meravigliosamente sorprendente. “I Won’t Back Down”, invece, è “arrogante” come suggerisce il titolo, ed è l’unico brano a cui un mostro sacro come George Harrison ha aggiunto dei cori. Non solo. Suddetta traccia avrebbe dovuto essere interpretata da Johnny Cash in persona per il suo terzo album americano, “Solitary Man”.

“Full Moon Fever”, in pratica, è una fucina di tracce in odor di eterno e di linee melodiche per nulla banali che trasportano l’ascoltatore nell’universo Pettyano senza colpo ferire. Prendete un pezzo come “Runnin’ Down A Dream”: è rock e swing in egual misura, mostrando le influenze di Petty in modo distinto. Netto. Lapalissiano. La canzone fa riferimento a Del Shannon nella prima strofa, ed il brano menzionato (“Runaway”) è stato in realtà interpretato dai The Traveling Wilburys. Oggi, per amor di completezza, si trova su ogni edizione rimasterizzata di “The Travelling Wilburys – Vol. 3″. “Runnin’ Down A Dream”, inoltre, è stato scritto dal Nostro insieme a Jeff Lynne Mike Campbell. Quest’ultimo si è unito a Petty anche per comporre “Love Is A Long Road”, una canzone che ricorda in pieno il sound primordiale del giovane Tom. Tuttavia, la produzione di Lynne gli conferisce una lucentezza tutta sua, e la canzone è stata giustamente pubblicata come singolo.

Insomma, nel disco che oggi compie trentacinque anni, è possibile rintracciare tutta l’essenza creativa di un artista che non è mai sceso a compromessi con nessuno, nemmeno con alcuni dei propri demoni interiori. Potremmo affermare, banalmente, che “Full Moon Fever” è riuscito a raggiungere il raro, rarissimo primato di avere successo in ogni sua declinazione. È musica per palati fini, certo. Ma anche e soprattutto alla portata di tutti. Fa ridere, ma tocca pure le corde del cuore. Tradotto in soldoni: è una nitida testimonianza di ciò che riesce a raggiungere la cosiddetta bellezza artistica. E anche se Tom Petty non è mai stato in cima alle classifiche con questo album, la sua luna piena non è mai tramontata, nemmeno dopo tutti questi anni.

Va da sé, naturalmente, che la febbre potrebbe essersi attenuata un po’. Ma quel cerchio che risplende nel buio è sempre rimasto lì, illuminando la strada di ogni persona, una nota di luce alla volta. Lavori del genere vengono definiti disconi anche per questo motivo.  

Pubblicazione: 24 aprile 1989
Durata: 39:58
Dischi: 1
Tracce: 12
Genere: heartland-rock, power-pop
Etichetta: MCA
Producer: Jeff Lynne, Tom Petty, Mike Campbell

Tracklist:

  1. Free Fallin’
  2. I Won’t Back Down
  3. Love Is A Long Road
  4. A Face In The Crowd
  5. Runnin’ Down A Dream
  6. Feel A Whole Lot Better
  7. Yer So Bad
  8. Depending On You
  9. The Apartment Song
  10. Alright For Now
  11. A Mind With A Heart Of Its Own
  12. Zombie Zoo