SUMMERCASE ‘08 - DAY ONE - @ Parc del Forum (Barcellona 11/07/2008)
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STAGES
MOVISTAR STAGE: WE ARE SCIENTISTS, IAN BROWN, GRINDERMAN, INTERPOL, THE VERVE, PRIMAL SCREAM WALKMAN STAGE: EL PETS, EDWYN COLLINS, WHITEY, BLONDIE, MAXIMO PARK, ETIENNE DE CRECY, 2MANYDJS CONVERSE STAGE: EASY SNAP, PATRICE, ONE NIGHT ONLY, GLASVEGAS, CADENCE WEAPON, SONS & DAUGHTERS, THE JUAN MACLEAN, CORNELIUS, MR FLASH LEVI’S STAGE: EL GUISANTE MAGICO, HIDROGENESSE, PLASTIDECOR DJS, XFM, PART OF THE WEEKEND NEVER DIES NME DJS, MIDNIGHT JUGGERNAUT, BUENAVISTA, GATO |
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Ian Brown che rifà “Waterfall”, “Made of Stone” e “I Am The Resurrection” degli Stone Roses con l’altro ex Mani al basso; I Verve con un Richard Ashcroft in forma strepitosa che aprono con “This Is Music”, proseguono con “Life’s An Ocean” e chiudono con “Bitter Sweet Symphony”, seguita dall’ultimo singolo “Love Is Noise”: per noi l’edizione 2008 del Summercase poteva pure chiudersi qui. Per chi scrive – e per i ‘lettori’ di Ifb che erano con noi a Barcellona – gli Stone Roses e i Verve sono la storia del british pop. Siamo cresciuti ascoltando i loro dischi nei nostri vetusti walkmen, quando proliferavano le C-90 coi mix brit-pop copiati dai cd di chi andava a Londra, perché a metà anni Novanta col cazzo che trovavi tu questo tipo di musica in Italia, ed eravamo veramente quattro gatti a comprare Nme e Melody Maker e ad andare alle (pochissime) serate dove mettevano musica ‘alternative’. Asciugata la lacrimuccia, prima di passare ai report dei live qualche piccolo appunto sull’organizzazione. Escluse le due icone su citate, questa edizione è stata di parecchio inferiore alle precedenti, specie il secondo giorno, nel quale l’unico concerto davvero imprescindibile è stato quello dei Kings of Leon. Assurda l’idea di richiamare, per il secondo anno consecutivo, un gruppo come i Kaisers Chiefs, già inutile di suo che oltretutto non incide nulla di nuovo da anni. Messe da parte le critiche, passiamo alla musica. Venerdì la crew romana parte dai comodi appartamenti di Plaza Catalunya con un unico obiettivo: trovarsi per le 19.25 all’Escenario Movistar, dove suonerà Ian Brown. Poca fila per gli accrediti (un grazie alla ragazza di Latina che ci ha dato una mano con le procedure), prima birra e diretti sotto il palco. Brown arriva sullo stage puntualissimo, ed è subito delirio. A colpire sono innanzitutto l’aspetto e le movenze: fisicamente è i-d-e-n-t-i-c-o a come lo ricordavamo nelle immagini degli Stone Roses, con lo stesso taglio di capelli, la stessa monkey-face e lo stesso abbigliamento baggy. Le movenze, poi, rivelano quanto Liam Gallagher non sia altro che un devoto emulo di Sua Maestà Ian. Dopo aver ingerito qualcosa (chissà cosa…), il Nostro inizia il suo live con alcuni pezzi tratti dall’ultimo “The World Is Yours”. Con tutta la stima e il rispetto per Ian, nei primi brani (tranne “Golden Gaze”, forse) abbiamo avuto l’impressione che senza innesti elettronici la musica scorresse in modo un po’ monocorde, risollevata solo dall’entusiasmo del suo creatore che con gesti adrenalici di ogni genere e inviti a muovere il culo teneva alto il fomento del pubblico. Tornati nella zona del palco principale, incrociamo il live di Grinderman, side project garage blues di Nick Cave e Warren Ellis. Suono putrido e rovente, distorsioni a gò gò e un Re Inchiostro davanti cui è sempre doveroso togliere il cappello: nulla da dire, grande live, anche se, per i miei gusti, il concerto tenuto con i Bad Seeds a Roma qualche mese è stata un’altra cosa… Il tempo di un panino ed arriva il momento degli Interpol, piazzati anche loro nell’Escenario Movistar. Prima del loro concerto le strade della Ifb crew si dividono: il sottoscritto, che li ha visti parecchie volte, se li gusta comodamente seduto nell’area stampa, mentre gli altri sono di nuovo in mezzo alla folla. Da quella posizione privilegiata – ma parecchio distante dal palco – ci rendiamo conto che Paul Banks e soci stanno suonando come sempre: professionali, puliti ed impeccabili, con una setlist perfettamente in equilibrio tra pezzi del passato (”Obstacle 1″ e “Public Pervert”), neo wave hits (”Slow Hands”) e cose dall’ultimo, deludente “Our Love To Admire”, da cui salviamo comunque la splendida decadenza di “Lighthouse” e “No I In Threesome”. La crew si riunisce per risolvere un quesito amletico: alle 23.30 Maximo Park o The Juan McLean? Il riserbo viene sciolto con la democratica soluzione di dare fiducia ai primi pezzi della band di Paul Smith per poi raggiungere il palco di Juan McLean. Mezzanotte e mezza, silenzio e testa china, arrivano The Verve. Quando Ashcroft sale sul palco l’atmosfera che si crea è tipo curva del Boca Juniors dopo uno scudetto scippato al River Plate: bolgia assoluta, entusiasmo incredibile e adrenalina alle stelle. Di primo acchitto, lo stile di Richard è quello supercool dei tempi d’oro, con i suoi occhiali da sole, il giacchetto di pelle e l’immancabile catenina con appeso il crocifisso. Quando parte “This Is Music” il delirio è totale, soprattutto perché si capisce subito che le canzoni del live andranno ad attingere parecchio da quel “A Northern Soul”, che per noi è il capolavoro della band di Wigan, a scapito dell’imminente nuovo album. Nei rari momenti di lucidità in mezzo all’estasi totale, ci rendiamo conto che il gruppo è caricato a pallettoni, che tutto funziona alla perfezione e che Richard ne deve aver calcato di palchi, perché ha il fare carismatico della rockstar consumata, un po’ predicatore e un po’ songwriter maudit . Passano la deboluccia “Space and Time” e la ballatona “Drugs Don’t Work”, ma è con la lisergica “Life’s An Ocean” che il concerto raggiunge l’inaudito climax, quando i sottoscritti e tutti quelli che ci sono attorno si lasciano trasportare dagli effetti lisergici della chitarra di Mc Cabe e dal mantra ascetico – per noi vecchi britpoppers, s’intende – di Ashcroft. Più avanti “Bittersweet Symphony” spacca come appena pubblicata e la chiusura è affidata al nuovo singolo “Love Is Noise”, che dal vivo ci è sembrata meno peggio di quanto sembrasse in un primo momento. Appena volata via l’ultimo nota, ringraziamo le divinità di Wigan e benediciamo il Summercase per averci offerto questo spettacolo incredibile, che da solo vale più di mille concertini pseudo indie del cazzo. La giornata si chiude dov’era cominciata: alle 2.15 l’ Escenario Movistar ospita un’altra band storica, i Primal Scream di Bobby Gillespie e qui, nonostante le forze ridotte al lumicino, l’entusiasmo di noi trentenni cresciuti a pane e a “cool britain” torna nuovamente a toccare livelli indescrivibili. Ian Brown, Verve e Primal Scream, tutti nello stesso giorno: giornate che hanno spaccato a questi livelli non ne avevamo mai vissute, per cui, salutati i Primal Scream, decidiamo di andare a godere il meritato riposo. Con la certezza che, anche quest’anno e nonostante tutto, scegliendo il Summercase abbiamo fatto tredici… |
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SUMMERCASE Official Site Mp3: Pictures from the NITE: br> Video from the NITE: br> |

(from the album “Solarized))
29 Luglio 2008 @ 12:14
in realtà non è stato solo il summercase ad avere una line-up inferiore alle scorse edizioni, ma un po’ tutti i festival di questo 2008. Certo primal, verve e stone roses in una sola serata ripagano tutto. Tanto le band esordienti di questo ultimi mesi sono assolutamente prescindibili. Per dire, ho rivisto i R.E.M. qui a napoli la settimana scorsa ed è stato un concerto memorabile, mentre gli Editors sono stati molto ma molto mediocri. Inascoltabili i New puritans.
29 Luglio 2008 @ 12:26
Hai perfettamente ragione Sac, quest’anno gli unici due festival sopra la media sono stati il Primavera e il Rock Wertcher..il Summercase, comunque, tre perle nello stesso giorno te le ha piazzate, dunque tutto sommato a noi è andata pià che bene…
29 Luglio 2008 @ 12:36
Si ma anche il primavera rispetto all’edizione dello scorso anno era decisamente inferiore. Non tutte le annate riescono a perfezione
29 Luglio 2008 @ 17:24
Ho visto il video di “Bitter Sweet Symphony”…WOOOOOOOOOOOOWWWWWWWWWWWWWW!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Dev’essere stato un gran momento..
29 Luglio 2008 @ 17:40
“This Is Music” (testo e musica compresa) la considero da sempre un capolavoro. Su “A Northern Soul” ci sono almeno 8 pezzi consegnati alla storia del brit pop come tra le migliori gemme rock inglesi degli anni novanta. Ashcroft è semplicemente tra le migliori menti compositive che l’Inghilterra abbia sfornato negli ultimi 20 anni come minimo.
Veramente un bel live report caro il mio amico deromaahò.
Un saluto anche al polipo.
29 Luglio 2008 @ 18:29
Grande una Giovveria, peccato che l’altra sera mi eravate prossimi al crollo fisico..cmq just ci ha donato le sue solite perle di saggezza.Dio Just…
A NORTHERN SOUL parliamo di veri capolavori della musica britannica, senza se e senza ma…
29 Luglio 2008 @ 18:32
Cmq del Summercase si ricorderanno soprattutto le prove di Gabriele ‘Spadì, bancario col vizio del Jack Daniels e anche di altro…
30 Luglio 2008 @ 09:35
ahahahahahh che personaggi che frequenti helmut….veramente…….
30 Luglio 2008 @ 10:08
I AM THE RESURRECTION
…
che dire? Che vi ho invidiati???
Fantastico!
Ciao
Rivo
30 Luglio 2008 @ 12:59
l’ultimo dei Primal Scream non è affatto male.
12 Agosto 2008 @ 10:28
3 canzoni degli Stone Roses dal vivo valgono l’intero festival…Ian Brown ti amo.
25 Agosto 2008 @ 10:23
[...] THE VERVE - Live @ Summercase (Barcellona, 11-07-2008) [...]