banner

LARS HORNTVETH
Kaleidoscopic

7 gennaio 2009

C’erano una volta i Jaga Jazzist, poi si sono invasati col post-rock e si son fatti chiamare soltanto Jaga. Ma anche questa è storia vecchia: Jazzist o no, i nostri non si fanno vedere con un nuovo disco dal 2005. La mente dietro il collettivo norvegese è sempre stato Lars Horntveth, giovanissimo genietto compositivo (se non sbaglio dovrebbe essere dell’ottantuno), che già nel 2004 aveva esordito con un disco solista davvero molto bello dal titolo “Pooka”. Ora lo ritroviamo con una nuova fatica, realizzata durante l’estate ed edito dalla Smalltown Supersound, dal titolo “Kaleidoscopic”. La cosa sorprendete è che l’album è composto di una sola traccia: quando mi sono accorto di ciò ho avuto paura dell’effetto prog, mi sono immaginato quaranta minuti di virtuosismi per computer e orchestra. Per fortuna non ho lasciato perdere, perché già al primo ascolto Lars mi ha smentito e sono rimasto dannatamente affascinato da questo suo ultimo lavoro.

La partenza di “Kaleidoscopic” rimanda al Vangelis più strumentale, ma è solo una delle tantissime suggestioni sparse: il nostro è un ottimo polistrumentista e qui lo troviamo alle prese con clarinetto (in “Pooka” in pratica era lo strumento solista ed era sempre suonato dal giovane norvegese), pianoforte, chitarra ed elettronica. È proprio quest’ultima ad essere assente per quasi tutta la prima parte dell’opera: ascoltiamo infatti i vari strumenti assecondarsi e susseguirsi delicati. Anche l’orchestra non è ancora al suo massimo.

I primi beat ad entrare ricordano i suoni più distorti di James Holden e, in un dolce crescendo, si lasciano affiancare dall’orchestra, che entra prima più sommessa e poi sempre più liberatoria. Ma la sorpresa più grande la si ha verso il minuto diciannove: gli strumenti si amalgamano alla perfezione e l’incedere ritmico guidato da battiti leggiadri sembra prendere una piega argentina, molto vicina al tango. Come dei Gotan Project spurgati di tutto l’apparato dance e molto molto più cinematici. Gli archi si sbizzarriscono e “Kaleidoscopic” diviene una vera gioia per le orecchie.
Ascoltatelo, compratelo e godetevelo questo disco: è rimasto fuori dalla mia top ten 2008 per un soffio ma poche altre cose suonano così complesse e sfaccettate ultimamente. Sembra proprio di aver a che fare con un compositore d’altri tempi, altroché quel buffone di Allevi.

Kaleidoscopic [Smalltown Supersound - 2008]
BUY HERE
Similar Artist: Jaga Jazzist, Cinematic Orchestra, Penguin Cafè Orchestra, Soft Machine
Rating:
1. Kaleidoscopic

 

Articoli Correlati:

4 commenti »

Ultime recensioni

Redemption City

JOSEPH ARTHUR
Redemption City

Mettere in fila i propri vuoti e dare un senso alle tante cose che…

Moonfire

BOY & BEAR
Moonfire

Una delle app più quotate di questo 2012 è Instagram. Per chi non la…

Romantic Comedy

BIG TROUBLES
Romantic Comedy

Risulta semplice accostarsi a questo album, il lavoro da sophomore della band del New…

Take Care

DRAKE
Take Care

Il disco d’esordio di Drake, “Thank Me Later” (che è stato anche remixato dai…

Songs Of Innocence

ARE YOU REAL?
Songs Of Innocence

Ascoltando il disco d’esordio degli Are You Real? (italianissima band di vicino Venezia, il…

Glass Swords

RUSTIE
Glass Swords

Attesissimo alla prima prova su lunga distanza, dopo gli innumerevoli e promettenti ep che…

Strange Weekend

PORCELAIN RAFT
Strange Weekend

La tentazione di cominciare questa recensione col solito pippone su come l’Italia, musicalmente parlando,…

Il Mondo Nuovo

TEATRO DEGLI ORRORI
Il Mondo Nuovo

Deve essere andato proprio bene il precedente “A sangue freddo” se il nuovo disco…