“QUESTE CANZONI SI OCCUPANO DI AMORE E DI PERDITA”. CONOSCIAMO MEGLIO GLI US, IL PROGETTO DI ANDREW MONTGOMERY E LEO JOSEFSSON

 
22 maggio 2019
 

Andrew Montgomery è stato al mio matrimonio. Io lo dico così, in scioltezza, ma per chi ha amato il britpop come il sottoscritto, beh, avere uno dei propri idoli al suo matrimonio è una cosa che manda al settimo cielo. Faccio questa premessa non per vantarmi, ma per dire (e per far capire in modo schietto) che sono di parte e che non potrei mai non accostarmi ad Andrew senza che mi brillino gli occhi. Adoro Andrew e non ho mai smesso di seguirlo nelle sue varie avventure musicali, dai favolosi Geneva (occhio alle loro date estive) ai piccoli Amityville, ai mai sbocciati St. Famous, passando per il suo delizioso album solista e ora questa fruttuosa collaborazione con Leo Josefsson che ha dato vita, nel 2015 al progetto Us.
Finalmente è uscito il loro album d’esordio, nel quale i semi musicali piantati con amore e cura nel corso degli anni hanno generato canzoni intense e toccanti, che sorprenderanno positivamente anche chi è legato a un Andrew più inserito in contesti guitar-pop. La magia della sua voce si sposa alla perfezione con i solchi dei synth di Leo: emozionarsi risulta facile, spontaneo e naturale, sopratutto se una band come i Depeche Mode fa parte dei vostri ascolti quotidiani.
Chiacchierare con Andrew su questo “First Contact” era doveroso (ndr: l’intervista è stata realizzata pochi giorni prima dell’uscita effettiva dell’album, ora già disponibile sul bandcamp della band)…

Ciao Andrew, come stai? Da dove scrivi?
Ciao Ricky, sono seduto a casa, nel mio appartamento, qui a Stoccolma. Tra un paio di giorni uscirà il nostro album e suoneremo per celebrarne l’uscita qui in città. Sono stati quattro anni di duro lavoro e siamo molto felici di arrivare a questo punto, oltre che molto orgogliosi di ciò che abbiamo prodotto.

Vorrei iniziare con una frase che appare sulla tua pagina Facebook “Dopo 4 anni siamo finalmente pronti per pubblicare il nostro album di debutto“. L’idea che emerge da questa frase è che anche voi, musicisti, non solo noi ascoltatori, non vedevate l’ora di pubblicare l’album che contiene tutti i vostri sforzi e le vostre canzoni. Che ne dici? Originariamente il progetto era nato per arrivare a un album o forse, 4 anni fa, non era nemmeno una vera idea?
Abbiamo iniziato a scrivere una canzone per vedere cosa sarebbe potuto succedere e da lì la cosa si è sviluppata, incontrandoci la maggior parte dei lunedì sera per scrivere e creare l’identità degli Us. Anche se sognavamo ad occhi aperti su un album, il fatto che “First Contact” sia qui è ancora leggermente sorprendente, come a dire…”sarebbe pronto, è pronto per essere ascoltato…oh mio Dio, si, facciamolo!

La tua voce Andrew è sempre stato un marchio inconfondibile. In passato l’abbiamo ascoltata in un contesto più chitarristico, ora l’ambientazione è più “synth-pop”. Mi chiedo se questo ha cambiato il tuo approccio alla musica o se non hai avuto difficoltà ad adattarti a questo suono…
Grazie per le tue gentili parole sul mio modo di cantare. Forse la mia voce sta diventando più profonda man mano che invecchio (eccetto il mio falsetto), ma in ogni caso una cosa un po’ diversa è lo spazio in cui cantar.  Le tracce con i synth sono spesso più “piene”rispetto a quelle con la chitarra, quindi forse lì potrebbero essere ancora più epiche, con melodie più ampie, che ne dici? In realtà io amo la musica elettronica e le canzoni sono canzoni, qualunque sia la loro forma, quindi penso che ci sia lo stesso approccio di base. Amore, perdita e viaggio interstellare 🙂

Mi piace molto la descrizione che dai alla tua musica: “la colonna sonora del film della tua vita”. Come è nata questa frase? Mi piace molto anche la vostra iconografia: spazio, fantascienza e Black Mirror…
Sono davvero contento che ti piaccia la frase! Penso che stia dicendo che la nostra musica cerca di essere universale nei suoi temi: molti se non la maggior parte delle persone si occupano di amore e perdita. Queste canzoni sono per tutti (beh, lo speriamo) e abbiamo puntato a creare una sensazione particolare, quasi come se si fosse in un film. Per quanto riguarda l’iconografia, questa è opera di Leo (il mio partner creativo Leo Josefsson). Gli dirò quello che hai detto – ne sarà molto contento! È un ragazzo super-creativo che ha colto l’atmosfera spaziale che avevamo sviluppato e ne ha formato l’identità visiva partendo da lì. Bene, eh? 🙂

L’album ha momenti di luce abbaglianti, momenti realmente pop, ma anche strutture sonore più scure e avvolgenti. Mi piacerebbe sapere chi, tra te e Leo, è il musicista che spinge di più verso una prospettiva o un’altra…
Ooh, che bella domanda! Penso che Leo sia naturalmente più ottimista rispetto una persona come me, e visto che io scrivo la maggior parte dei testi, beh, penso di essere io il responsabile di gran parte dell’oscurità (ha!). Ma davvero, entrambi possiamo andare in tutte le direzioni, anche se Leo è forse l’uomo più più audace e sicuro.

Fantastica l’idea di aprire l’album con “Mute”, è l’introduzione perfetta all’album e soprattutto crea l’esatta connessione con l’ascoltatore che entra magicamente nel vostro sound. All’inizio pensavo che forse la canzone migliore per iniziare l’album potesse essere “Voyager”, invece la scelta di “Mute” mi convince sempre di più. Che ne dici?
“Mute” è la nostra unica cover, ma, umilmente, suggerisco di aver completamente reimmaginato l’originale di Stakka Bo come una marcia elettronica. È epica e grandiosa e penso che sia un ottimo apripista per l’ album grazie alla sua intensità. Di solito iniziamo con questo quando suoniamo anche dal vivo.

“In Denial” è travolgente, è una grande canzone, ma nel bel mezzo della canzone la tua voce va davvero al cielo, sembra quasi che tu sia impegnato in un’opera lirica. Posso dirti che questa canzone mi fa venire la pelle d’oca?
Sono così felice di sentire che ti piace “In Denial”. Quello era un po’ un flusso di coscienza in studio, iniziato da Leo che suonava uno schema di synth davvero interessante, che mi ha fatto venire subito la melodia generale. È una canzone abbastanza strutturata, ma una cosa divertente è stata spostare l’ottava e provare a fare un po’ di cose. Felice che sembra funzionare! 🙂

“Never Get Over” mi affascina, ma allo stesso tempo mi disturba. Adoro la melodia, eppure è così buia. È una canzone che mi affascina e allo stesso tempo mi spaventa: come un sogno in cui accadono cose brutte, ma non vuoi svegliarti perché vuoi vedere cosa succede. Mi sembra che questa ambivalenza e questa vicinanza al mondo dei sogni spesso avvenga nel vostro suono. Che dici?
Quando si tratta di “Never Get Over”, hai ragione che il mondo intorno è buio (e forse Ricky conosci un po’ della storia che c’è dietro al brano). Diciamo solo che i testi e la melodia sono usciti in un intenso momento espressivo, e, anche se sono oscuri, io non ero in un posto oscuro ma avevo semplicemente elaborato l’oscurità e ho attraversato l’altro lato. Ecco, questo succede quando quello che hai passato ha più senso e la chiarezza prevale. Non è sicuramente un ascolto facile, ma per noi è una canzone importante.

Quante delle tue precedenti esperienze musicali trovi nella nostra musica?
Ogni progetto è uno sviluppo di dove sei stato prima, che tu lo percepisca o meno. Questo vale sicuramente per Leo e me. Leo con il suo background in band dal piglio prevalentemente synth come Statemachine e Lowe, io con il mio background indie. La canzone è ancora lo scopo primario: trovare un modo per trasmettere un’emozione in modo potente e coinvolgente. L’esperienza ti rende più sicuro di esprimere veramente te stesso e non preoccuparti di ciò che pensa la gente.

L’immagine della band è un duo, ma volevo sapere se avavete lavorato con altre persone in studio e qual era il loro contributo al disco.
Hai ragione. Siamo stati aiutati in maniera importante da Mats Jönsson (chitarra e mastering), Sebastian Åberg (batteria), e persone straordinarie come Fredric Westerberg alla House of Wizards, che è stata una grande squadra per noi quando abbiamo avuto bisogno di feedback. Meipr ha suonato parti di violoncello su “As a Child”, mentre il mitico Ben Ellis è apparso su una versione alternativa di “Voyager” che trovi nel nostro album di remix su Spotify.

Stoccolma e Glasgow. Due città molto importanti per te. Mi chiedo quanto queste due città, nel corso degli anni, abbiano influenzato (se lo hanno fatto, ovviamente) la tua musica, prima con Geneva e ora con Us.
Stoccolma mi ha dato un nuovo inizio quando mi sono trasferito qui nel 2015 (soprattutto dopo aver incontrato Leo). Glasgow è una città musicale di ispirazione, sempre. Leo si è immerso nella scena synth qui nel corso degli anni, ma ha amato suonare anche a Glasgow, quando siamo andati lì nel settembre del 2018.

Per ora non ci sono pubblicazioni su CD o vinile. È qualcosa che vorresti fare in futuro?
Ci piacerebbe fare copie fisiche: è solo il costo che ci blocca, per adesso. Se c’è domanda e ci sono soldi, beh, esamineremo la cosa in futuro, ma, per favore, ora andate nel nostro Bandcamp e, se volete, scaricate l’album! 😉

I fan europei avranno l’opportunità di vederti dal vivo?
Vogliamo davvero suonare in Europa. Se qualcuno ci legge e potesse contribuire a finanziare i nostri viaggi, beh, prenderemo in considerazione le date ovunque sia possibile!

Una domanda, inevitabilmente, va si Geneva. È incredibile sapere che continuerai a suonare insieme alla tua vecchia band in estate. Da dove nasce questa reunion?
La reunion dei Geneva è nata da un concerto gestito da Star Shaped al quale ho partecipato lo scorso autunno. Stavamo perrimettere i piedi la band, ma ci accorgemmo che i tempi non erano maturi. Ne parlammo ancora, poi ci rendemmo conto che c’erano degli affari in sospeso. Ora ci siamo. Suoneremo per Star Shaped 2019, e vediamo cosa succederà dopo 😉

Grazie ancora per questa intervista e per il tempo che mi hai concesso. Quale delle tue canzoni pensi possa essere la giusta colonna sonora di chiusura per la fine di questa chiacchierata?
Grazie a te Ricky. Penso che potresti usare “Voyager” per la sua qualità epica, o forse “The Stars That Arc Across the Sky” per il suo classico tocco pop, ma, sai una cosa? Scegli tu, amico mio. Io ti sono grato per il tuo interesse e le tue domande!

 

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