OGGI “STOP MAKING SENSE” DEI TALKING HEADS COMPIE 35 ANNI

 
15 Ottobre 2019
 

Dicembre 1983. Al The Pantages Theatre di Hollywood si svolgeva uno dei più grandi live della storia della musica: i Talking Heads erano in tour per la promozione del loro ultimo album, “Speaking in Tongues”. Si trattava di un passo cruciale nella loro carriera, la svolta al successo dopo sette anni d’intensa crescita artistica, costellata da lavori di grande qualità come “Once in a Lifetime” (Remain in Light, 1980). Fatto tesoro della prolifica collaborazione con Brian Eno, conclusasi nel 1980, il gruppo ricicla in quest’album le influenze afro alle quale il produttore inglese li aveva per primo avvicinati con l’ascolto di Fela Kuti.

Ma torniamo al live: “Stop Making Sense” è un verso tratto dalla canzone “Girlfriend Is Better” ed esprime perfettamente l’estetica di un concerto che la cinepresa di Jonathan Demme non si è fatto scappare. L’omonimo documentario, riprende il gruppo alle prese con un esperimento riuscitissimo: David Byrne racconta in “How Music Works” come, in vista del primo live, avesse voluto creare un’atmosfera precisa attraverso movimenti, luci e costumi prim’ancora di sapere quale canzone associarvi. I preparativi sono molto impegnativi e Byrne punta sul minimale: quando negli anni ’80 il luccichio del glam rock abbaglia il grande pubblico non c’è niente di più controcorrente che un palco vuoto illuminato da un’unica luce appesa ad una graticcia. A ciò, come avviene nel teatro asiatico, si sarebbero aggiunti gradualmente i musicisti con i loro strumenti in modo tale che “la gente avrebbe sentito il contributo che ciascuno portava all’insieme: integrazioni ritmiche, tessiture tastieristiche, armonie vocali”. Perchè tanta attenzione al concerto dal vivo? Byrne sostiene che  il legame tra ciò che vediamo e sentiamo non è meno autentico solo perché concepito e organizzato in anticipo, ma è così che i musicisti possono sconfiggere la monotonia di ripetere le canzoni così come sono state registrate e far vivere all’ascoltatore un’esperienza unica. E così è stato.

Hi, I got a tape I wanna play“. Ecco le prime parole di un Byrne in giacca e cravatta che entra solo sulla scena, con uno stereo e la chitarra in mano. Le note di “Psycho Killer” sono l’unica cosa ad abbellire il palco. Secondo pezzo: è la volta della bassista Tina Weymouth per l’esecuzione di una delle canzoni più belle in assoluto del gruppo, “Heaven”. Nei due pezzi successivi entreranno rispettivamente batteria (Chris Frantz) e seconda chitarra (Jerry Harrison), in quelle ancore successive, percussioni, coriste e tastiere. Il pubblico è in delirio, ma è solo l’inizio con la caldissima “Burning Down House”. Ora che ci sono tutti, sono le luci e le facce a cambiare. La tensione narrativa continua a svilupparsi senza mai perdere di vista una cosa: il ritmo. “Stop Making Sense” è da ascoltare, vedere ma, sopratutto, da ballare. Nel cammino ci sono pezzi più vecchi come “This Must Be The Place”, “Once in A Lifetime” e “Genius of Love” dei TomTom (il gruppo composto da Tina Weymouth e Chris Frantz). In questo tripudio di luci e ombre, gospel, elettronica e funk, emergono a schizzi le storie, i volti delle canzoni dei Talking Heads. Il modo in cui scrive Byrne è molto vivido e plastico e, in uno show del genere, ha un impatto emotivo non da poco (e, ancora oggi, Byrne sfrutta tale potenziale con grande successo).

Sedici pezzi di grande energia, la fine sembra sempre lontana e, invece, arriva inesorabile:  “I’m still waiting“! Così canta Byrne un’ ultima volta, dando voce all’estasi del pubblico, quasi intuendo la richiesta di un bis. Quel bis non c’è mai stato, ma chi non l’avrebbe voluto? “Stop Making Sense” è uno di quei live che non vorreste che finisse mai, anche se non l’avete vissuto. Aggiungere che è un capolavoro, che è perfetto, non gli renderebbe giustizia. Allora vi dico solo questo: ascoltatelo. Sentire per credere.

Pubblicazione: 15 ottobre 1984
Durata: 74 min
Tracce: 16
Etichetta: Sire Records Company

Tracklist:

Psycho Killer
Heaven
Thank you for sending me an angel
Found a job
Slippery People
Burning down the house
Life during war time
Making Flippy Floppy
Swamp
What a day that was
This must be the place
Once in a lifetime
Girlfriend is better
Take me to the river
Crosseyed and painless

 

Oggi “Fun House” degli ...

Fiamme avvolgono volti e corpi di quattro ragazzi di Detroit. La lava avvolge il giovane Iggy Pop incatenato nel fuoco, un fiume in piena ...

Album, concerti e Festival ...

Tanti sono gli eventi live che sono stati cancellati a causa della difficile situazione sanitaria mondiale. Festival internazionali che sono ...

Any Given Friday – Ogni ...

È di nuovo venerdì e seguendo la traiettoria del volo di un moscone – dal ronzio più emozionante di tante cose sentite ultimamente ...

Oggi “Foo Fighters” dei ...

Chi l’avrebbe detto all’uscita di questo album d’esordio che, a distanza di ben 25 anni, i Foo Fighters, diretta ...

Oggi “Sussidiario Illustrato ...

Non erano certo più dei giovanissimi i Baustelle ai giorni del loro esordio. E non erano nemmeno il terzetto di adesso, in quanto Fabrizio ...