Ancora troppo presto per organizzare il nostro sgargiante declino/
ma non abbastanza da non averne un’idea
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“Le Nostre Ore Contate”

Diranno che non è tempo per la poesia confessionale e diranno che gli angeli drogati scossi da Fausto farebbero bene a indossare le tute da precario e parlarci di stabilimenti che chiudono o tutt’al più di amori metalmeccanici. Diranno che la poesia deve arrabbiarsi e che l’eleganza delle nostre cattive abitudini non ha uno scopo, anche se ha una direzione. Poi, quando avranno smesso di dirlo, si inginocchieranno.

Fine 2010, in mezzo al conflitto c’è spazio per un nuovo incesto tra musica e parole che i Massimo Volume ci restituiscono con dolorosa familiarità . E all’ascoltatore poco importa se le ferite di cui parla Emidio Clementi sono individuali o collettive, poco importa se la bellezza e la malattia descritte in questo disco sono successe davvero o se invece sono una via di accesso furba e facilitata alla nostra commozione.

I Massimo Volume tornano dopo dieci anni di distanza e lanciano una sfida riconoscibile al lirismo abusato e abusante degli scenari marginali; scenari che hanno il vizio di somigliarsi tutti (“l’immagine condannata a descriverci”) dove gli uomini hanno le guance scavate, gli anelli da baro e i corridoi sono infestati di scritte che nessuno di noi riesce a ripetere ma sa benissimo ricordare.

“Cattive Abitudini” non va ascoltato per un ritornello nè per consolazione, perchè non ne offre. Non va ascoltato neanche se poi della musica uno non sa cosa farsene e crede che i testi se ne stiano appesi lì da soli. Nel difficile equilibrio tra quello che viene detto e il come, i Massimo Volume vanno in pareggio, perchè “‘Litio’ non sarebbe quella che è senza i suoi inquietanti intrecci di chitarra e batteria, e “‘Le nostre ore contate’ con un arpeggio diverso forse non avrebbe fatto la differenza.

Una differenza che invece c’è e ci consuma. Ci sono diversi modi per parlare di resa e di sconfitta; uno, in particolare, prende in considerazione lo stato di beatitudine che ne consegue. Diranno che Robert Lowell è morto e che Coney Island non combacia più con la nostra tristezza.
Loro lo diranno, poi il bellissimo ritorno dei Massimo Volume spiegherà  perchè avevano torto.

1. Robert Lowell
2. Coney Island
3. Le Nostre Ore Contate
4. Litio
5. Tra La Sabbia Dell’Oceano
6. Avevi Fretta Di Andartene
7. La Bellezza Violata
8. Invito Al Massacro
9. Mi Piacerebbe Ogni Tanto Averti Qui
10. Fausto
11. Via Vasco De Gama
12. In Un Mondo Dopo Il Mondo