“VOLEVAMO FARE UN DISCO CHE POTESSE DURARE A LUNGO.” THE LOUNGE SOCIETY CI RACCONTANO IL LORO PRIMO LP IN VISTA DELLE DATE ITALIANE

 
3 Novembre 2022
 

Sotto contratto con la Speedy Wunderground e con all’attivo un ottimo EP, “Silk For The Starving” (2021), The Lounge Society sono una delle nuove band inglesi più interessanti: lo scorso agosto è arrivato anche il loro debutto sulla lunga distanza, “Tired Of Liberty”, registrato insieme a Dan Carey, boss della loro label, che ha fatto guadagnare al gruppo post-punk dello Yorkshire ulteriori consensi: ora la formazione britannica è in tour in Europa per presentarlo e in questi giorni arriverà anche in Italia (venerdì 4 novembre al Covo Club di Bologna e sabato 5 all’Arci Bellezza di Milano). Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per contarli via e-mail e farci raccontare qualche dettaglio in più sul loro album d’esordio e non solo. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao ragazzi, come state? Il vostro album di debutto è uscito ad agosto: come vi sentite ora?
Volevamo fare un disco che potesse durare a lungo. Continueremo a svilupparlo, ma non fingeremo di non apprezzarlo ancora come un’opera. È un buon lavoro. Il problema ora è come superarlo evitando di ripetersi, il che sarebbe tragico.

Prima di tutto vi chiedo se per piacere potete presentare la vostra band ai nostri lettori? Come e quando vi siete incontrati?
Siamo The Lounge Society, proveniamo dallo West Yorkshire. Ci siamo incontrati al decimo anno di scuola secondaria. Eravamo tutti nella stessa classe e siamo diventati molto presto buoni amici, ci ha legato il nostro amore per la musica alternativa. Da allora abbiamo iniziato a suonare cover che poi si sono sviluppate nella scrittura dei nostri pezzi. Da allora siamo stati completamente una rock band e siamo diventati ossessionati dallo scrivere canzoni e dal suonare live in modo maniacale.

Il vostro disco si chiama “Tired Of Liberty”: c’è un significato particolare dietro di esso?
È un titolo che definisce i temi del disco. Uscire, fare ciò che si vuole, quando vuoi. Rischiare. Sembra che la gente si sia stancata di questo tipo di semplici libertà, ed è un vero peccato. Su un piano più generale, c’è chi vorrebbe venderci una vuota promessa di sicurezza in cambio della rinuncia alle nostre libertà. Questo pone la domanda: siete stanchi della libertà?

Lo avete registrato l’anno scorso a Londra insieme al boss della vostra label, Dan Carey: quanto vi ha aiutato nel processo? Siete orgogliosi di aver firmato con la Speedy Wunderground?
Dan ci ha davvero aiutato e ci ha insegnato molto. Non eravamo mai stati in uno studio
prima della registrazione di “Generation Game” e lo studio di Dan è diventato un luogo in cui abbiamo potuto imparare e crescere. Siamo immensamente orgogliosi, sì. Siamo fan della casa discografica da prima che firmassimo un contratto con loro. L’alto livello dei gruppi con cui lavorano è impressionante e difficile da trovare altrove. Hanno buon gusto.

Quali sono state le vostre influenze musicali più importanti per il vostro disco d’esordio?
Quali sono i maggiori cambiamenti rispetto ai vostri primi lavori?

C’è un’ampia gamma di influenze. C’è quello che ci si aspetterebbe al primo ascolto: Talking Heads, The Velvet Underground, Television ecc. C’è anche una certa influenza della Jungle/DnB nei ritmi in diversi punti del disco… che probabilmente è più evidente in “Boredom Is A Drug”. C’è anche un po’ di roba indie dei primi anni 2000: The Strokes, The Libertines. Durante le registrazioni abbiamo guardato molti documentari musicali per rimanere ispirati. Ricordo sicuramente di aver guardato un documentario su John Lennon una sera nel minuscolo appartamento in cui stavamo e ce n’erano anche altri. Persone con delle IDEE. Dalle prime registrazioni siamo diventati un milione di volte più fiduciosi in ciò che facciamo e ci piace pensare che questo emerga nelle registrazioni. Vogliamo continuare così da poter continuare a sorprendere le persone.

Venite dallo Yorkshire, una contea da cui provengono molte ottime band (Pulp,
Arctic Monkeys, Yard Act, The Long Blondes, solo per citarne alcuni): pensate che questo possa aver influenzato in qualche modo le vostre visioni sonore?

Certamente. C’è una lunga e ricca storia di band provenienti dallo Yorkshire. È un luogo a sé stante, con la sua mentalità e le sue idee. Gli abitanti dello Yorkshire sono uniti nell’attitudine, quindi è probabile che abbia più a che fare con questo che con il suono che le band di quella zona hanno in comune.

E i vostri testi? Chi li scrive? È una cosa collaborativa? Sono stati influenzati dalla situazione attuale del mondo in cui viviamo (pandemia, politica, cambiamento climatico)?
Tutti scriviamo i testi per conto nostro, poi ognuno li porta al tavolo. Individualmente siamo
siamo molto orgogliosi di ciò che abbiamo prodotto: questo permette alle canzoni di avere sia la forza di ognuno di noi, ma anche di rimanere MOLTO personali, perché ogni verso o strofa è personale per chi l’ha scritta. La gente ci dice sempre che l’uguaglianza assoluta tra membri della band non può funzionare. Si sbagliano.

Avete avuto la possibilità di portare in tour il vostro disco negli ultimi mesi? Com’è stato
tornare sul palco con delle persone davanti a voi dopo gli ultimi due anni?

Al momento siamo in tour ed è fantastico. Facciamo tutto quello che facciamo con la visione di farlo dal vivo, in una stanza davanti a persone che vogliono divertirsi. È un privilegio poterlo portare in giro per l’Europa come stiamo facendo in questo momento.

Presto suonerete in Italia: è la prima volta che venite nel nostro Paese? Quali sono le vostre
aspettative per questi concerti?

Non potremmo essere più entusiasti di suonare in Italia. È il nostro primo concerto in assoluto a Bologna domani (venerdì 4 novembre). È stato un nostro sogno e un’ambizione venire qui per molto tempo. In verità, non sappiamo bene cosa aspettarci, ma sappiamo che ci divertiremo molto.

Ho letto che siete tutti fan del vinile: quanto è stato importante per voi vedere il vostro album pubblicato in quel formato?
I telefoni, lo streaming e Spotify potrebbero scomparire domani. Il vinile potrebbe essere meno
meno popolare, ma avere una versione fisica del nostro disco – come avrebbero fatto tutti i nostri eroi – era così importante per noi. E le persone che amano la musica sembrano averlo capito ed è incredibile vedere la gente che compra nei negozi o dopo i nostri concerti.

Un’ultima domanda: potete scegliere una delle vostre canzoni, vecchie o nuove, da utilizzare come colonna sonora a questa intervista?
It’s Just A Ride”
Grazie mille. Ci vediamo a Bologna.

Photo Credit: Alex Evans

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