Una delle massime più celebri pronunciate da Groucho, personaggio ironico e surreale del noto fumetto “Dylan Dog”, recita più o meno così: “l’infanzia finisce quando spariscono i graffi sulle ginocchia…”. E di graffi sulle ginocchia, Jonathan Pierce, unico membro superstite della formazione originaria dei The Drums, deve averne ancora tanti. Difatti, è proprio l’infanzia tormentata dell’artista di Brooklyn l’argomento principale delle storie raccontate in “Jonny”, l’ultima fatica della (quasi)band americana. Si tratta, infatti, di sedici brani in cui Pierce si mette completamente a nudo, un po’ come nella simbolica copertina del disco.

Credit: Qiao Meng

“I Want It All”, il pezzo che apre le danze, gira intorno ad un riff di chitarra che ricorda molto da vicino quelli di Johnny Marr ai tempi degli Smiths. Più in generale, ascoltando l’album nella sua totalità, non sono pochi i richiami a Morrissey ed alla sua vecchia (e gloriosa) band. “I Want It All”, tra l’altro, è stato anche il primo singolo di “Jonny”, pubblicato ad aprile di quest’anno. Proseguendo con l’ascolto, è difficile non farsi ipnotizzare dal ritornello appiccicoso di “Isolette” o dalle linee di basso di “Better”. Non a caso, si tratta di due fra i brani più tipicamente “The Drums“. I demoni dell’infanzia, dicevamo. Ma anche le voragini della solitudine. Già, perché con “Jonny”, Pierce si muove su più binari. E quando canta versi come “you built a life where there was no life…”, appare maledettamente sincero.

Il sesto album dei The Drums è un’opera piena di sfumature. “Dying”, per esempio, oltre a contenere l’ottimo featuring della rapper di Washington DC, Rico Nasty, rappresenta uno dei brani più eterei dell’intera discografia di Jonathan Pierce. Se con le tracks iniziali la stella polare erano gli Smiths, l’ultima parte del disco è chiaramente ispirata ai The Cure. “The Flowers” e “Teach My Body”, infatti, sembrano uscite direttamente da “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”, uno dei lavori più iconici di Robert Smith e soci. “Plastic Envelope”, invece, merita un capitolo a parte. Oltre ad essere strettamente legata alla canzone successiva (“Protect Him Always”), secondo il parere di chi scrive, si tratta del pezzo più bello di “Jonny”. Sarà per la sua melodia incalzante, sarà per quella sorta di malinconia atavica che si respira tra una nota e l’altra, sarà per il ritornello magnificamente riuscito, fatto sta, che potrebbe fungere da pezzo(ne) finale in un’eventuale soundtrack di un movie nostalgico sull’infanzia perduta, per l’appunto.

Ed è proprio così che appare “Jonny”. Come un film in VHS da guardare con grande attenzione e con una buona dose di sensibilità. Ma anche con un certo distacco. Lo stesso utilizzato da Jonathan Pierce per riuscire a tirarsi fuori dalle pozzanghere dei suoi traumi d’infanzia ed a sopravvivere alle pieghe del passato, realizzando uno degli album più belli della storia recente dei The Drums. ln definitiva, il sesto album della band-non band americana, si candida ad entrare – in maniera dannatamente autorevole – nella lista dei dischi più ispirati di questo 2023.