“History of Silence” dei Mum arriva dopo dodici anni di silenzio dall’ultimo album di inediti, “Smilewound”. Proprio il silenzio è l’emblema di questo nuovo lavoro, come dice il titolo. Silence inteso come spazio, distanza geografica, temporale, emotiva. Dopo qualche ascolto, il disco si rivela in tutta la sua bellezza e appare chiaramente come uno dei migliori lavori della band islandese. La produzione è curatissima e attenta ad armonizzare le parti orchestrali con quelle più minimali, l’elettronica con l’analogico. Le voci nascono dai silenzi che le precedono. Si passa da momenti di profondità e tensione ad altri limpidi ed eterei. Nonostante la varietà nei dettagli e nei colori, l’album suona come un corpo unico. Una certa leggerezza che sembra risuonare al primo ascolto, soprattutto nei brani d’apertura, lascia definitivamente spazio a una grande pienezza.

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Partiamo con i brani. “Miss You Dance” è l’apertura dell’album e somiglia a una nebbia che si dirada e lascia entrare raggi di sole. Il brano con un pulsare oscuro per poi introdurre archi, sintetizzatori, armonie vocali.
Interessante la scelta iniziale di usare palindromi per i versi (“Devil I lived”) per giocare con il tema del tempo, del riflesso, del ritorno.

In “Kill the Light” l’impronta dei Mum è più evidente che altrove. Un inizio dolce, con piano, arpeggi delicati, voce che si muove in modo misurato, poi un crescendo.
Il titolo suggerisce un gesto di spegnere la luce per vedere le cose con più chiarezza (“turn things off to see more”). È uno dei momenti in cui la produzione davvero brilla: il contrasto tra silenzio, dissolvenza, voci lievi e poi strutture sonore più dense è molto efficace.

“Mild at Heart” è il primo singolo dell’album. Un ponte ideale tra chi ama le sfumature e chi preferisce melodie più cantabili. Si tratta di una canzone sull’empatia, sulla gentilezza, secondo quanto dichiarato dalla stessa band. Il verso “Bottom of the pool where the bad boys sleep / You can hear them breathe when you get too deep” è evocativo, oscuro, ma suggerisce che guardarsi dentro o immergersi in situazioni difficili può rivelare verità nascoste.

“Avignon” è un esempio di pop in slow-motion. Crea un’atmosfera da cui è impossibile staccarsi. I momenti in cui gli archi entrano sono tra i più toccanti del disco.
Anche il testo è molto visivo e sensoriale. I versi “driving fast through narrow streets” dialogano proprio con il rallentamento musicale e c’è un contrasto interessante fra il tema delle parole e la velocità della musica.

“Only Songbirds Have a Sweet Tooth” è una delle tracce più colorate.
Il titolo suggerisce purezza, delicatezza, qualcosa di semplice ma fragile. Il fatto che esista questa sorta di immagine infantile o fiabesca contrasta col suono distorto, con gli effetti lo-fi, conferendo una forte tensione emotiva.

“Our Love Is Distorting” parte con piano leggero, fragile. Ci sono feedback, effetti digitali, suoni ambientali che giocano a nascondino. Verso la metà, la traccia evolve, diventa più densa, mentre la voce e gli effetti suggeriscono una sorta di disorientamento emotivo. Infatti, il titolo stesso suggerisce una relazione che si altera, cambia forma. Il testo usa frasi ripetute che gradualmente si “distorgono” il significato lentamente sfuma.
È una delle tracce più intense sotto il profilo emotivo. La tensione che si costruisce è palpabile, l’uso del contrasto tra silenzio e suono è molto efficace.

Qui arriviamo ai capolavori del disco. Capolavori assoluti.
“A Dry Heart Needs no Winding” è l’unico pezzo strumentale dell’album ed è pazzesco. Niente da dire, solo da ascoltare e godere.

“I Like to Shake” ha una storia affascinante. La canzone era stata registrata su cassetta circa 20 anni fa a Praga. Aggiunte recenti come le voci di Gyða sono state inserite al mix all’ultimo momento. Le orchestrazioni, la voce, le texture degradate della cassetta creano un senso di alchimia sonora davvero superbo. Un pezzo meraviglioso, incantato e incantevole.

Trattandosi di sole otto tracce per una durata di circa 34 minuti, ne consiglio caldamente l’ascolto ripetuto e possibilmente in cuffia per godere di tutte le sfumature di questa magnifica produzione. Un disco non immediato ma che può dare grandi soddisfazioni. Di sicuro, uno dei migliori lavori della band.