Mar 25 Set 2007
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Fatto salvo che il personaggio di Eugene Hutz e la suo strabiliante ascesa da profugo a rockstar (e le infinite implicazioni e complicazioni che possono arrivare quando entra in scena Madonna a rincarare la dose) riempiono bene le pagine di ogni foglio che si voglia riempire, e fatto salvo che la musica contenuta in Super Taranta è la stessa che sta in Gypsy Punks ma un pochetto più fiacca e senza il bel bestemmione che sta su Santa Marinella, rimane poco da dire sull’ultima uscita di Gogol Bordello. Registriamo più che altro la confluenza di una serie di fattori: da una parte il funzionamento del gruppo in sé, buono da vendere alla nazione dell’orgoglio DIY/indipendente a trance da centomila pezzi in un mercato che cercava da anni la prossima rockstar etnico/rockeggiante, un nuovo credibile manu chao insomma (di quello vecchio ne parlano in pochi ormai), dall’altra parte l’orgoglio barricadero di un certo tipo di target “folky” mutato dal puro e semplice tradizionalismo sparato a mille ad una nuova forma di cultura pop allargata in cui elementi pescati a caso da una parte e dall’altra riescono a funzionare in qualsiasi pretestuoso mix capiti davanti allo stereo. Dal canto suo Eugene dà l’idea di uno che se ne frega e a cui basta un pubblico non troppo folto che ne ascolti i deliri e magari due docce all’anno. Supponiamo solo, però, che Super Taranta sia già archiviabile come “il disco dopo quello famoso” senza che quello famoso sia riuscito a tirar fuori abbastanza putiferio. Parafrasando, la data di scadenza dei fenomeni di costume nel pop contemporaneo comincia ad essere davvero corta. Di nostro, non avevamo alcun dubbio che Super Taranta avrebbe suonato così. |
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Settembre 25th, 2007 at 12:09
Ascoltati su cd come giudizio ci può stare. Ma ascoltati dal vivo sono tutta un’altra cosa! Altro che quell’imbolsito di Manu Chao…
Settembre 25th, 2007 at 14:09
ma dal vivo sono tutta un’altra cosa…
Settembre 25th, 2007 at 16:46
…boh io ho ascoltao qualche volta start wearing purple e basta ma non è proprio un genere che mi piace. Bella rece.
Settembre 25th, 2007 at 17:07
Interessanti ma nulla più.
Con tutta questa pubblicità tra l’altro rischiano seriamente di finire mestamente in un pantano mediatico che potrebbe rovinare la loro innegabile genialità.
P.S. Kekko è un acquisto coi fiocchi.
Settembre 25th, 2007 at 17:33
non sono molto d’accordo, anche se quest’ultimo album non l’ho trovato al livello di gypsy punks, però mi sembra tutt’altro che un disco non riuscito. diciamo che io sarei stato sulle 3 stelle/3 stelle 1/2
dal vivo sono in ogni caso sono incredibili.
d’accordo invece su manu chao: è sempre rispettabile come artista, per quello che ha fatto con i mano negra e all’inizio della carriera solista, oltre che per non aver marciato più di tanto sull’essere diventato (involontariamente?) un’icona no-global, però ormai scrive sempre la stessa canzone…
Settembre 25th, 2007 at 17:44
Eppure il nuovo di Manu Chao lo vedo messo meglio dei precedenti.
Settembre 25th, 2007 at 17:57
Mah, innanzitutto rinnovo i complimenti a kekko per la recensione davvero notevole. per il resto a me questi stanno sul cazzo di default, e aprioristicamente. per cui concordo sui due bolli, o stellette.tanto mica li ho mai ascoltati
Settembre 25th, 2007 at 22:28
ahaha!