HADOUK TRIO
Baldamore
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Cominciamo da qualche informazione… Il nome Hadouk non ha radici balcaniche come potrebbe sembrare, ma è la contrazione dei nomi di due strumenti etnici che hanno la parte del leone nella musica del trio: lo hajouj (conosciuto anche come gimbri), il basso a tre corde di budello su cassa in legno con pelle tesa, lo strumento principe della musica delle confraternite gnaoua, e il doudouk, uno strumento a fiato a doppia ancia in legno di albicocco, tipico della tradizione armena. I ragazzi (si fa per dire, vista l’età anagrafica) hanno gigantesche carriere alle spalle: Loy Ehrlich (kora, sanza, gumbass, tastiere, e soprattutto lo hajouj) ha suonato con Peter Gabriel, Youssou N’Dour, Touré Kunda, Geoffrey Oriema, ed è il direttore artistico del Festival di Essaouira. Steve Shehan (qualsiasi percussione, di legno, metallo, argilla, cuoio e chi più ne ha più ne metta…) vanta collaborazioni con Brian Eno, Paul McCartney, John McLaughlin, Paul Simon, Christian Vander (qualcuno ricorda Magma?). Avete letto bene? Didier Malherbe! Bloomdido Bad de Grass! Il sax e flauto dei Gong!!! La leggenda vuole che fosse stato scovato da Daevid Allen mentre viveva come un eremita in una grotta nella tenuta del poeta Robert Graves a Maiorca… E da quel giorno Bloomdido ha fatto parte dei Gong anche dopo che Daevid se ne andò, anche dopo l’uscita di Steve Hillage. Ma dopo “Shamal” e “Gazeuse, due album di jazz fusion usciti a nome dei Gong ma in cui lo spirito freak e patafisico di Daevid Allen era definitivamente scomparso, molla pure lui. Come dite? Questa non è una recensione dei Gong? Hadouk Trio, eh? Ehm… Se non cercate emozioni sorprendenti, “Baldamore” è un disco ideale per rilassarsi con intelligenza, ma sinceramente mi aspettavo di più, vista la classe e la storia degli interpreti. |
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