LADY LAZARUS
All My Love In The Half Light

 
 
22 Aprile 2013
 
Lady Lazarus

C’è una scena in “Annie Hall”, in cui Woody Allen definisce Sylvia Plath una interesting poetess whose tragic suicide was misinterpreted as romantic by the college girl mentality: non posso farci molto, ma ogni volta che qualcuno la cita (anche quando potrebbe benissimo evitarsi la fatica), ecco che questa scena mi torna in mente.

E, ovviamente, è successo anche con “All my love in half light” di, appunto, Lady Lazarus, quando ho dovuto fare i conti con un sentimento banale di attrazione e noia, perché usare il titolo di una delle poesie più famose della poetessa suicida per eccellenza è quasi stucchevole, è quasi ingenuo, è quasi un rubare i tuoi santi e appuntarseli sulla giacca. Dovevo sentire un’altra ragazza che mi raccontava una sorta di out of the ash | I rise with my red hair | And I eat men like air?. Mettici anche il packaging: confezione cucita a mano, artwork ad hoc, liner notes e poesie – mancano solo i fiori seccati tra le pagine di Ariel per completare il quadro descritto da Alvy Singer. Ma forse non è un problema: se si è ancora in una fase in cui la college girl mentality si condivide, oppure si decide (e si può fare senza difficoltà) di ignorare tutto questa storia, “All my love in half light” è buon disco – che poi è tutto quello che conta.

Melissa Ann Sweat viene dalla California – e sembra che arrivi da quella stessa America che ci regala cantanti come Grouper, EMA e le altre, per certi versi dalla stessa nazione di una Chelsea Wolfe più sentimentale e meno gotica – un’America di ragazze che creano bella musica e che non si vergognano di dire certe cose, che tirano fuori suoni da certe profondità che non si sa se si tratti di abissi oceanici o di abissi interiori.

Le nove tracce di “All my love…” assomigliano tutte a una versione drone di canzoni per piano e confessional poetry. Come se suonando al piano Melissa Ann Sweat avesse intercettato le interferenze di Liz Harris e il suono che ne usciva fuori le fosse piaciuto così tanto da decidere di tenerlo, anche se forse non è quello a cui si mirava – l’errore incalcolabile che migliora la resa. “Constant apples”, ecco, ne è un esempio perfetto: quella del drone folk è un’influenza di lontano, che si decide di mantenere, ma che non è poi così intima.
“Lapsarian”, con cui si apre il disco, è forse la migliore prova per questa musicista di Los Angeles, la prova con più scarto rispetto al resto: suoni sovrapposti, una voce che si fa strada in mezzo a queste fragili pareti, una musica nuda che riempie una stanza. Lo stesso trattamento hanno tracce come “Goundunov” e “Wonder, Inc.” – ma la magia non riesce a compiersi per le altre canzoni, l’interferenza di Grouper (chiamiamola così) si perde, la connessione è debole e la scena si mostra per quello che è – una stanza vuota, con solo una ragazza al piano e una storia poi non così interessante da raccontare.

E sì, le canzoni, si assomigliano tutte un po’ troppo, si dovrebbe aggiungere: qui sta il maggiore difetto di Lady Lazarus, l’incapacità o non volontà – non riesco a capire – di uscire da uno stesso stile, sono tutte variazioni di una stessa canzone, bella e indefinibile, ma che non sa andare poi oltre, confinata in una scala ridotta e prevedibile. Come un discorso che prova a parlare d’altro, ma parla solo di sé.

Ci sono dei giorni che penso che mi dovrei scrivere la frase di Alvy Singer sullo specchio del bagno: un memento contro l’autocompiacimento, un post it per riconoscere il momento in cui ti appropri di vite che non sono tue, una guida per disconoscere i tuoi santi. E soprattutto un modo per ricordarsi che paragonare il tuo dolore a quello di una persona che ne ha scritto non lo nobiliterà, perché è vero che c’è chi può parlare – e farlo meglio – al posto tuo, ma che è riduttivo, che non tutti i frammenti di un discorso d’amore sono compatibili con la forma del tuo, che non tutti i frammenti di un discorso – ecco, soprattutto – parlano d’amore.

Cover Album

All My Love In The Half Light
[ autoprodotto – 2013 ]
Similar Artist: Grouper, Tiny Vipers
Rating:
1. Lapsarian
2. Goudunov
3. Wonder, Inc
4. Eventide
5. Edge
6. Argosy
7. Costant Apples
8. Do not go gentle
9. Gleam
Tracklist
 
 

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