“SONO UN MIRACOLATO, E SU QUESTO NON HO INTENZIONE DI DISCUTERE!”. DUE CHIACCHIERE CON JOCELYN PULSAR.

 
di
13 novembre 2018
 

Recente l’uscita del suo ultimo lavoro “Contro i Giovani” via Cabezon Records, abbiamo raggiunto Francesco Pizzinelli, aka Jocelyn Pulsar – ormai una voce storica del cantautorato lo-fi e indie-pop italico – per fare due chiacchiere.

Francesco, partiamo proprio dal titolo del disco recentemente uscito, “Contro i Giovani”: com’era Francesco negli anni novanta quando, verosimilmente, era giovane anche lui?
Negli anni 90 io sono passato dagli 11 ai 21 anni, quindi anni importanti, dalle medie alla maturità, alla patente, al primo bacio, un sacco di cose… non ero un leader, sempre un po’ in disparte, disegnavo molto. La musica era già una cosa molto importante, andavo a lezioni di chitarra, nel primo vero gruppo ero principalmente chitarrista, a testa bassa e dietro, senza cantare… siamo durati 5 anni, utilissimi, sono arrivati i primi concertini, le prime prese di posizione: in città eravamo anomali, solo pezzi nostri, pochissime cover, e strane: “Maledette Malelingue” di Ivan Graziani, “Two Princes” degli Spin Doctors, “E se domani” di Mina; poi abbiamo smesso, ognuno ha preso una sua personale strada musicale, io nello specifico mi sono trovato con alcuni pezzi in tasca e nessuno con cui suonarli: così sono stato giocoforza obbligato a crearmi una nuova band… ma qui finiscono gli anni ’90, Jocelyn Pulsar sarebbe arrivato 3 o 4 anni dopo.

Cosa ascoltavi prima di Jocelyn Pulsar? Non è difficile sentire dentro la tura produzione un bagaglio importante di musica leggera, ma anche atmosfere più grunge, lo-fi à la Pavemente per intendersi, e quella melodia tipica del brit pop fatto con la chitarra in braccio. Ci siamo?
Si si, è vero : il nome principale è De Gregori, mia mamma mi regalò una sua cassetta, era un disco live che si chiamava “Musica Leggera”, sono partito da questo, poi Graziani sicuramente… dopodiché ho avuto le idee un po’ confuse per qualche anno, ascoltavo cose sparse, da New Radicals ai Crash Test Dummies, BranVan 3000, molto più Blur che Oasis, ma sentivo che mi mancava una direzione, che poi è arrivata quando un mio amico mi ha fatto scoprire i Pavement, il Mucchio Selvaggio, e in generale l’esistenza di un sottobosco musicale che le radio e la tv non passavano, te lo dovevi andare a cercare da solo. Lì è stata un po’ la mia svolta.

E qui arriva Jocelyn Pulsar, e con lui le prime soddisfazioni artistiche. E il decennio del 2000: quello, come lo ricordi? Traspaiono buone memorie e tanta nostalgia, ma forse anche troppa delusione. Rimpianti, rimorsi? Rassegnazione? Come è andata, insomma, la seconda parte della giovinezza, quella dai tuoi 21 ai 30, per intendersi?
Se penso a quegli anni ho in mente soprattutto l’università a Bologna, anche se ero pendolare e quindi non li ho vissuti intensamente come avrei potuto se fossi rimasto ad abitare là li considero gli anni più belli della mia vita, se ci penso ho il magone ancora oggi… intanto avevo messo su una band, per modo di dire, nel senso che l’unico convito ero io e c’è voluto poco perché rimanessi da solo, e così sono andato avanti, facendomi aiutare da qualche amico: il mio grande problema è infatti sempre stato quello di essere poco autonomo a livello tecnologico, col computer ad esempio, non me ne intendo molto; ad ogni modo ho fatto 4 dischi in quegli anni, tutti registrati in casa, in modo tremendo, usciti con un etichetta di liscio. Ancora oggi capita che mi riconoscano di essere stato tra i primi ad uscire in Italia in questo modo, diciamo “seminale”, ma forse è più giusto dire incosciente, e ingenuo.

Poi arrivano i trenta, forse troppi per fare il giovane, sicuramente pochi esser vecchi. E intanto esplode la “bomba indie/cantautorale” italiana. Che poi, diciamocelo, di indie ha poco. Ti dico tre nomi, seppur più recenti: The Giornalisti, Calcutta, Lo Stato Sociale. Dimmi qualcosa tu di ritorno e, magari, tre nomi italiani che indie lo sono davvero, e che hai visto crescere con te o che comunque hai “incontrato” nel tuo cammino.
I nomi che ti dico sono Artemoltobuffa, Babalot e Virginiana Miller, tutti e 3 molto importanti per me: con i primi due ci siamo anche conosciuti, abbiamo suonato insieme in delle serate, li considero dei riferimenti, avrebbero meritato molto di più… I Virginiana non li conosco personalmente, anche se mandai loro un demo, anni fa, non so perché, mi rispose il batterista, stroncandolo abbastanza, ma aveva ragione: Lenzi è tra i migliori autori di testi che abbiamo in Italia, secondo me. Sui 3 nomi che hai fatto tu invece posso dire che sono molto contento per il successo de Lo Stato Sociale, che conosco per esserci stato in etichetta insieme. Per il resto non ho niente da dire.

Quindi arriva Martina, tua figlia. Come vedi il futuro adesso, sei pronto a vivere la sua di giovinezza? Che mondo troverà? Che emozioni ti ha dato, e quali – magari – spinte creative?
Guarda, io mi sono ritrovato nel giro di 3 anni dall’essere steso sul letto a chiedermi come mai le cose mi andavano così storte ad essere sposato e con una figlia: quindi sono un miracolato, e su questo non ho intenzione di discutere. Ovviamente ne ha beneficiato anche la mia musica, se non altro Bruna e Martina sono diventate le protagoniste del penultimo e ultimo mio disco: dopodiché posso anche capire che la gente si stia un po’ stancando di questo mio continuo raccontare i cavoli miei, probabilmente c’è chi avrà pensato: “di che cosa parlerà Jocelyn Pulsar nel prossimo disco? se non gli nasce una seconda figlia dove li trova gli argomenti?”; insomma, inizio a diventare una comica, quindi probabilmente proverò a dare una sterzata, se mai farò un altro disco (poi non ci riuscirò, molto probabilmente…).

Com’è oggi fare un disco “classico Long Play”, in un mondo in cui stanno proliferando EP, singoli “spot”, e via discorrendo?
E’ appunto una cosa vecchia, per chi ha quasi 40 anni….in teoria, soprattutto quando non hai una grossa etichetta alle spalle, è in effetti anche un modo più “sicuro” perché il tuo lavoro possa ricevere un po’ di attenzione in più, nel senso che i singoli o gli EP sono più difficilmente recensiti, anche dalle webzine. Per quando riguarda il cartaceo, ho scritto un post stasera.

Torniamo al tuo ultimo disco: dovessi indicarmi ora, su due piedi ed a caldo la traccia che – ripeto, proprio qui proprio adesso – senti più intima e raffigurativa, quale sceglieresti?
E’ chiaro che il pezzo più intimo è quello che parla di mia figlia, quindi “Superman contro VanDamme”, anche perché l’ho scritta quando ancora Martina non era nata, e ascoltarla adesso, con lei davanti, mi fa sempre un certo effetto… in realtà, se dovessi indicare un brano da questo disco che possa rappresentarmi a livello musicale direi “Bangladesh”, che è un po’ uno spaccato della vita “live” di tutte le piccole band di poco successo, in giro per l Italia, in situazioni spesso improponibili, e con tanti chilometri alle spalle, e davanti per tornare a casa.

A proposito di live, prossime date sul breve?
Ne ho poche, proprio perché preferisco essere cercato che ammucchiare date tanto per fare numero, ma in situazioni poco interessanti, non ho più l’età e la voglia: il 20 novembre suonero’ al Teatro Socjale di Piangipane, zona Ravenna, e sarà la mia prima volta in un teatro… poi 8 Dicembre all’Arci Pintupi, in Brianza, e infine il 12 dicembre al Magazzino Parallelo di Cesena.

Qualcosa da aggiungere che non abbiam toccato?
Mi fa piacere dire che “Contro i Giovani” è diventato anche un programma radiofonico, che parla di Stracultismo anni ’80-’90, e che conduco assieme a due fumettisti nerd, su una webradio (Radio Fly web): sì, la radio sta piano piano prendendo sempre più un ruolo rilevante, per me.

…programma che ascolteremo volentieri! Vai con Dio, Francesco. E un bacio a Martina.
… che si è appena svegliata. Corro.

 

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